Il ronzio della zanzara

IL BLOG DI GIOVANNI LAFIRENZE
rss2.0Add to Technorati Favorites

Un'albero di Natale dentro al cuore.

In questo Natale voglio fare un bell’albero dentro il mio cuore, e ci attacco, invece dei regali, i nomi di tutti i miei amici: gli amici lontani e gli amici vicini, quelli vecchi e i nuovi, quelli che vedo ogni giorno e quelli che vedo di rado, quelli che ricordo sempre e quelli a volte dimenticati, quelli costanti e quelli alterni, quelli che, senza volerlo, ho fatto soffrire e quelli che, senza volerlo, mi hanno fatto soffrire, quelli che conosco profondamente e quelli che conosco appena, quelli che mi devono poco e quelli ai quali devo molto, i miei amici semplici ed i miei amici importanti, i nomi di tutti quanti sono passati nella mia vita. Un albero con radici molto profonde, perché i loro nomi non escano mai dal mio cuore; un albero dai rami molto grandi, perché i nuovi nomi venuti da tutto il mondo si uniscano ai già esistenti, un albero con un’ombra molto gradevole affinché la nostra amicizia, sia un momento di riposo durante le lotte della vita Lusy

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Alla mia mamma

Mamma stanotte ti ho sognato, ed è stata subito gioia Ti sei accorta subito della mia emozione, mentre ti raccontavo dei miei trent’anni senza di te.. Ti sei seduta, sempre elegante, con il tuo unico filo di perle nel collo, e quel tubino nero anni sessanta che ti stava bene, benissimo, eri conscia della tua bellezza, del tuo profilo perfetto e di quei occhi verde grigio, che si illuminavano quand’eri felice, ma bella tu lo eri dentro. Ti ho raccontato della mia fatica senza di te, del mio cercare la via giusta, io che avrei desiderato peregrinare per il mondo, senza meta, senza casa. Che bimba/ragazza ribelle che sono stata, che gran fatica che hai fatto con me mamma cara, e pensare che oggi riesco a parlare a muovermi, e vestire quasi nella stessa tua maniera, ma eleganti si nasce mamma !!! Quante cose ho fatto senza di te.. sempre nel cercare il tuo consenso… fino a trovare la mia strada, a riprendermi in mano la mia vita.. e a crearne un’altra, che di te ha preso tutto, il tuo volto i tuoi occhi, la tua eleganza.. Mio figlio !!! Tuo nipote…!!! Lusy

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

E' Natale

E’ Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano. E’ Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l’altro. E’ Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società. E’ Natale ogni volta che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale. E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza. E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri. Madre Teresa di Calcutta Buon Natale a tutti, con stima Lusy

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Quando il Petardo diventa illegale....

I ragazzi di questa assurda avventura, ( maggiorenni e ingenui), decidono di rendere illegali petardi venduti con licenza. I giovani inseriscono l'artifizio di fine anno in una piccola bottiglia; danno fuoco alla miccia e solerti si allontanano...Ma l'artigianale manufatto non esplode...Al contrario di ogni regola, al contrario di ogni buon senso, uno dei protagonisti raggiunge l'imbottigliato botto, che deflagra in quell'istante. Il volto del giovane colpito è una maschera colma di sangue...Gli amici non perdono tempo, chiamano il 118...I residenti allertano il 112.. I Medici del Centro ustionati di Palermo dichiarano: “Per gli occhi non c´è stato nulla da fare le schegge di vetro hanno perforato i bulbi arrivando a pochi millimetri dal cervello”. Gli amici del ragazzo ferito in lacrime confermano: “ L´abbiamo fatto per divertirci, eravamo un po´ annoiati e abbiamo realizzato quel grosso petardo”. Ma cari ragazzi è possibile inserire un botto in una bottiglia, lattina, o qualsiasi altro contenitore?????? Il petardo quando esplode crea una violenta e istantanea pressione su ciò che lo circonda frantumandolo all'istante. In questo caso, piccole schegge di vetro hanno trafitto il volto del giovanotto. Un parente dell'infortunato si chiede: “Mio nipote è un bel ragazzo, alto un metro e novanta i suoi occhi sono meravigliosi, sono celesti. Ma perché ha fatto questa sciocchezza?”. Naturalmente non possiedo risposte in grado di placare il dramma dei famigliari del giovane. Ma una cosa è certa: anche se legali i petardi usati in modo incauto diventano vere piccole “bombe”... Giovanni Lafirenze Ovviamente si ringraziano i canali d'informazione per la poderosa, continua, giornaliera e ossessiva campagna informativa rivolta al tema...

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

...I Botti di fine Anno...

I botti colpiscono indistintamente persone di ogni età e sesso, naturalmente il gruppo più a rischio è quello dei preadolescenti tra i 10 e 14 anni vale a dire il 39% dei feriti; la casistica stabilisce che su 10 preadolescenti infortunati, nove sono di sesso maschile... Le regioni corporee a maggiore rischio: Mano destra, mano sinistra, viso, occhio destro e sinistro, arti superiori e inferiori. I medici del Laboratorio Epidemiologia Nazionale evidenziano come gli incidenti subiti da persone adulte sono concentrati a ridosso della mezza notte del 31 dicembre, mentre a causa della raccolta di botti inesplosi ragazzi e bambini patiscono incidenti la mattina successiva... G.L.

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

"...SENZA SCRUPOLI..."

Qualcuno giustamente definisce “crimine” l'incendio della discoteca Perm, non solo...!!!!!!! Sempre questo qualcuno opportunamente parla di una tragedia “mostruosa che porta via la vita di oltre 100 ragazzi”. Naturalmente il proprietario del locale è denunciato, per non aver rispettato le norme di sicurezza regolamentari e quelle da osservare quando si opera con materiale pirotecnico...!!!!!! Il Presidente Russo dichiara: "Chi ha organizzato questi fuochi d'artificio non ha né cervello, né coscienza e manifesta una totale indifferenza nei confronti di quello che succede", e inoltra le proprie condoglianze ai parenti delle vittime dell'ex ristorante, trasformato in discoteca. Ovviamente promette giustizia:"occorre punire i colpevoli". Infatti nessuno ha dubbi su quest'ultima dichiarazione. Il proprietario sconterà una pena severissima. ...Ma esiste un crimine invisibile e perverso: Se i botti sono illegali, la fabbrica che li produce è ancora più illegale, vedi l'esplosione in Cina ( ottobre...??? )quando perdono la vita una ventina di operai bambini...Perciò comprare questi botti, significa continuare indirettamente ad alimentare questi carnefici senza scrupoli...Ma tutto ciò non lo devo dire io, ci devono pensare canali televisivi, i nostri politici, sia sx, sia dx...devono URLARE che in Italia i soldi usati per acquistare botti illegali, sono reinvestiti, in droga, Champagne e prostituzione, a favore di “gente senza scrupoli”....!!!!!! Giovanni Lafirenze

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

La coerenza del Ministro Maria Stella Gelmini...

Raffaele Bonanni leader della CGL dichiara: “La scuola così non funziona, il sistema scolastico va riformato”, perciò circa un migliaio di docenti e bidelli hanno manifestato nella capitale il proprio disappunto nei confronti del Ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini (sembra che il ministro abbia accusato il sindacato di cavalcare idee tramontate da tempo). Bonanni presenta i propri dati: “ 37.000 alunni per 42.000 insegnanti e 4000 classi in meno, la scuola italiana è al collasso”. Tutto vero, la quotidiana realtà vede i nostri figli quotidianamente travolti dai vari deficit scolastici: “organico insegnanti sempre insufficiente, bidelli fantasma, aule indecenti non idonee ad accogliere studenti sempre numerosi). In fatti ogni genitore vede arrancare l'attuale sistema scolastico italiano tra titaniche difficoltà. Ma il Ministro Maria Stella Gelmini replica: L’Italia è in assoluta linea con la media europea: ha più di 700.000 insegnanti, addirittura 150.000 bidelli e spende ogni anno 43 miliardi di euro per la scuola, anche questo dato in linea con la media europea”. Poi smentisce se stessa affermando il contrario vale a dire: “Negli ultimi decenni la scuola, è stata vista come un ammortizzatore sociale, un luogo in cui l’unico obbiettivo per i sindacati è la quantità e non la qualità. Così non si va da nessuna parte” . ...Gentile Ministro Maria Stella Gelmini, leggo in queste sue interviste “idee incoerenti e poco chiare”, non crede sia il caso di rivedere dati in suo possesso, tagli economici, e punti di vista???? Giovanni Lafirenze

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

COLLEGA, MA COME TI SEI PERMESSO?

Di Carlo Olivieri Non solo dovevano affrontare un momento delicato che nessuna donna affronta a cuor leggero, ma hanno dovuto anche subire la pubblica umiliazione da parte di un medico, cioè da parte di chi per primo è chiamato a rispettare la dignità e la privacy di ogni cittadino. Proprio ciò che invece non è successo all’ospedale di Melzo (Milano). Avevano deciso di abortire. Ma una volta all’ospedale, per gli accertamenti preliminari all’interruzione di gravidanza, il primario, obiettore di coscienza, le ha umiliate nel corridoio del reparto, davanti al personale e alle degenti. «Assassina, sta uccidendo suo figlio», ha urlato Leandro Aletti, responsabile di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Melzo e noto antiabortista, simpatizzante di Comunione e Liberazione, a ciascuna delle tre donne, dai 27 ai 36 anni, che avevano scelto quella struttura pubblica per abortire. Sotto accusa è anche la procedura che prevede di compilare la cartella clinica, preliminare all’aborto, in un atrio lungo la corsia del reparto. Pratica a cui nella struttura, si dice, si ricorre quando la sala visite è occupata, ma che in sostanza comporta la violazione della privacy delle donne. «Mentre iniziavamo il colloquio con il medico di turno venivamo accostate dal primario che ci aggrediva con insulti ad alta voce — si legge nel ricorso — così tutti i presenti venivano edotti della ragioni della nostra presenza nel reparto rendendo di pubblico dominio una scelta delicata e assolutamente personale». Ebbene, io, prima in qualità di essere umano e poi di medico, chiedo al “collega” Aletti: ma come ti sei permesso? Rispetto, anche se non condivido, le tue opinioni riguardo all’interruzione di gravidanza, ma ti ricordo che la nostra professione comporta che ci sia un’etica da rispettare, che tu evidentemente hai letteralmente dimenticato. Non so per te, ma per me questa etica non è assolutamente formale, ma rientra in un modello comportamentale più ampio che risponde ad una tanto semplice quanto rivoluzionaria regola: “tratta gli altri come vorresti essere trattato”. Concludo, dottor Aletti, ricordandoti alcuni passi del giuramento di Ippocrate, nella speranza che tu possa comprendere l’entità del danno che hai procurato a queste donne e nell’auspicio che questo atto non si ripeta più: Consapevole dell' importanza e della solennità dell' atto che compio e dell' impegno che assumo, giuro: - di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; - di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze; - di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica; - di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell' esercizio della mia professione o in ragione del mio stato. Roma, 28 ottobre 2009 Carlo Olivieri umanista e medico

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

"...LA DIGNITA'..."

La vita pretende imprescindibili comportamenti orientati nei confronti della “dignità”. Quest'ultima può essere multiforme, colorata, sportiva, coerente, versatile, ortodossa e quant'altro...La dignità veste, completa, la forma all'essere umano. Naturalmente il temine “dignità” include altri aspetti comportamentali come: Onestà, amor proprio, decenza, correttezza, ecc..Perciò il caso Marrazzo delude e disorienta l'opinione pubblica in quanto il giornalista per anni è stato il paladino dell'onestà (mi manda rai tre). Ovvio oggi ci rendiamo conto che il Governatore della Regione Lazio “predicava bene e razzolava male”. Tutto ciò a discapito della “verità”. Ma sappiamo perfettamente che la menzogna celata tra i panni della sincerità, trasforma il presunto “virtuoso” , ( se ricopre una carica pubblica), in una figura ricattabile...e questo mi sembra giusto il caso del Governatore del Lazio e non solo... Giovanni Lafirenze

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

"Mi autosospendo"

ROMA - "Mi autosospendo, questa vicenda è frutto di una mia debolezza della vita privata". Con queste parole Piero Marrazzo lascia la poltrona di presidente della Regione Lazio. Lo fa dopo lo scandalo del ricatto a luci rosse che lo ha coinvolto. Lo fa mentre lo scandalo legato a quel video che lo ritrae con una transessuale, è ormai di dominio pubblico. Marrazzo, dopo ore di pressing dei partiti che sostengono la giunta, decide di lasciare. Abbandonando la linea di ieri che l'aveva visto negare una realtà già scritta su verbali di interrogatorio. I poteri, adesso, passano al vicepresidente Esterino Montino che spiega: "Marrazzo non sarà ricandidato". Nella delega si dovrebbe fare riferimento ad un impedimento di fatto nello svolgimento della carica di Presidente della Regione e si dovrebbe parlare espressamente di indisponibilità per motivi di salute. Sospesi anche i benefit (auto blu compresa) e indennità. Scongiurate, dunque, le elezioni anticipate a gennaio, come auspicato dal centrodestra e come sarebbe avvenuto se Marrazzo si fosse dimesso oggi. Nel Lazio, dunque, si voterà a marzo. Chi sarà il candidato del centrosinistra è tutto da vedere. "E' bene che la coalizione scelga con le primarie il candidato con un percorso aperto e democratico, dando un segno di forte novità" dice Montino. Marrazzo, dopo che ieri aveva negato di essere coinvolto nella vicenda, oggi decide di cambiare linea. ed ammettere il suo coinvolgimento. "La mia permanenza è inopportuna. Ho detto la verità ai magistrati prima che l'intera vicenda fosse di pubblico dominio - dice l'ormai ex presidente - L'inchiesta sta procedendo speditamente anche grazie a quelle dichiarazioni, che sono state improntate dall'inizio alla massima trasparenza. Si tratta di una vicenda personale in cui ho sempre agito da solo". Ed ancora: "Nelle condizioni di vittima in cui mi sono trovato ho sempre avuto come obiettivo principale quello di tutelare la mia famiglia e i miei affetti più cari. Gli errori che ho compiuto non hanno in alcun modo interferito nella mia attività politica e di governo. Con questa scelta apro un percorso che porti alle mie dimissioni". Interrogatori. Nel frattempo, dopo gli interrogatori di oggi, restano in carcere i quattro carabinieri arrestati dal Ros perché accusati di aver ricattato Marrazzo ripreso in atteggiamenti intimi con un transessuale. Ma uno degli indagati dice: "Forse non era lui nel video". Il Gip del tribunale di Roma Sante Spinaci dovrà esaminare la richiesta di convalida del fermo emesso dalla procura di Roma nei confronti dei sottufficiali infedeli Luciano Simeone, Carlo Tagliente, Antonio Tamburrino e Nicola Peschini. I militari sono accusati, a vario titolo, di estorsione, ricettazione, violazione della privacy e violazione del domicilio. Due di loro, secondo le accuse, avrebbero fatto irruzione nel luglio scorso nell'appartamento in uso ad un transessuale in via Gradoli a Roma, nello stesso condominio dove nel 1978 fu scoperto un covo delle Br utilizzato dai terroristi come base per il sequestro di Aldo Moro. Qui i carabinieri avrebbero filmato Marrazzo, seminudo, in compagnia della trans estorcendogli denaro e facendosi consegnare due assegni per un totale di 20mila euro, mai giunto all'incasso. ......................................................... Continua a leggere... http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/marrazzo-spiato/interrogatori/interrogatori.html

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

"Ho sbagliato, dovevo denunciare"

ROMA - "Vuol sapere se ho sbagliato? Vuole che lo ripeta, tre, quattro, cento volte? Sì, ho sbagliato. In questa storia ne esco a pezzi, maciullato, messo alla gogna, per colpa di chi si è infilato nella mia vita privata in una mattina di luglio. Un incubo, lo ricordo come un incubo. Sono entrati in quella stanza, hanno detto di essere delle forze dell'ordine, hanno rovistato nel mio portafoglio, hanno preso dei soldi. Per evitare il peggio ho staccato tre assegni. Tutto si è svolto in pochi minuti, nessuno di loro ha mostrato tesserini né dei carabinieri né della polizia, quelle facce, quei movimenti rapidi, quel terrore, quel senso di angoscia...". La voce di Piero Marrazzo trema, da pochi minuti si è autosospeso dalla carica di presidente delle Regione Lazio. I suoi occhi sono lucidi ma ancora controllati. La luce del tardo pomeriggio entra spietatamente nella stanza di villa Piccolomini, sede di rappresentanza della Regione, disadorna, con tre bandiere e una piccola foto di Napolitano. Da uno stereo esce musica di Morricone sparata a palla. Marrazzo è in maglione di cachemire rosso, camicia a quadri azzurri e jeans. A sorvegliare che nessuna risposta sia fuori luogo e scalfisca i confini del segreto istruttorio, l'avvocato Luca Petrucci e tre uomini dello staff Marrazzo. -------------------------------------------------- Continua a leggere.....http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/marrazzo-spiato/marrazzo-intervista/marrazzo-intervista.html

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Marrazzo ricattato per un video hard...

Marrazzo ricattato per un video hard Il Governatore: "E' una bufala. Non mollo" ROMA - Quattro carabinieri arrestati, una sorta di associazione a delinquere nascosta tra le stellette, un video compromettente, un ricatto ai danni del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Ed ancora smentite e polemiche. E' una storia dai confini ancora oscuri quella che coinvolge il Governatore. Una vicenda che parte da un video che lo ritrarrebbe in un contesto tanto scomodo da poter essere usato per un ricatto. Girato da quattro carabinieri, ora arrestati e che saranno interrogati domani. Questi i reati: rapina, violazione della privacy, violazione di domicilio ed estorsione. Sarebbero stati proprio loro a filmare Marrazzo in "atteggiamenti compromettenti", per poi ricattarlo. E sempre loro avrebbero ricevuto dal Governatore tre assegni per un totale di 20/30 mila euro mai incassati. Marrazzo sarebbe stato sorpreso durante un "rapporto mercenario", pare con una transessuale, avvenuto a luglio scorso. I quattro sottufficiali dell'Arma, Luciano Simeone (30 anni), Carlo Tagliente (29), Antonio Tamburrino (28), Nicola Testini (37), o, almeno due di loro, avrebbero fatto irruzione nella casa sorprendendo Marrazzo con la trans. A questo punto non è del tutto chiaro da dove sia saltato fuori il filmato (ma si parla anche di due video: uno girato con un telefonino e l'altro più professionale): potrebbero essere stati gli stessi militari o un'altra transessuale. ----------------------------------------------------- Continua a leggere..... --------------------------------------------------- http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/marrazzo-spiato/marrazzo-spiato/marrazzo-spiato.html

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

La nave dei veleni potrebbe essere la Mikigan

Navi dei veleni. Relitto avvistato a largo di Vibo Valentia Legambiente: “Potrebbe essere la Mikigan”. Venneri: “Ad un mese dal ritrovamento di Cetraro, Governo ancora inerte” “Potrebbe essere quello della Mikigan, il relitto avvistato sui fondali di Vibo Valentia”. Lo afferma Legambiente sulla base della cartina della O.d.m., ossia Oceanic Disposal Management Inc. (socie­tà creata dall’imprenditore Giorgio Comerio, per l’affondamento programmato di scorie radioattive nei fondali marini), agli atti della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti. Il relitto avvistato potrebbe essere infatti quello della nave affondata il 31 ottobre 1986 nel mar Tirreno calabrese con il suo carico misterioso, sicuramente protetto da granulato di marmo (materiale utilizzato per schermare materiali altamente radioattivi), dopo essere partita dal porto di Massa Carrara, altro porto spesso citato nelle indagini sulle navi fantasma e luogo dal quale partì anche la Rigel, poi affondata con analoghe caratteristiche nel 1987 a largo di Capo Spartivento. “Le navi dei veleni costellano i nostri mari. Le segnalazioni di questi giorni e l’ultimo ritrovamento sono la prova che chi cerca trova – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Sebastiano Venneri – e urge intervenire in forze e con strumenti adeguati per recuperarle e mettere in sicurezza il loro inquietante contenuto. E’ evidente poi che non ci sono solo le navi segnalate dal pentito Fonti. Numerose indagini sullo smaltimento illegale dei rifiuti in Italia indicano molteplici casi di affondamenti sospetti da verificare”. “Purtroppo però – ha aggiunto Nuccio Barillà di Legambiente Calabria – è drammaticamente sotto gli occhi di tutti la totale inerzia delle istituzioni in tal senso. Ad un mese dall’avvistamento del relitto a largo di Cetraro, che si sospetta fortemente essere la Cunsky, nessuna operazione concreta è stata avviata per il recupero e la verifica dei suoi contenuti. Addirittura, non si è mai avuto notizia dell’arrivo della nave della Saipem (gruppo Eni) che secondo il ministro Prestigiacomo sarebbe partita da Cipro il 7 ottobre per verificare la situazione del relitto di Cetraro, mentre l’Astrea, altra nave mandata dal ministero per le prime operazioni di monitoraggio, sarebbe ferma a largo di Maratea in attesa di autorizzazioni proprio da parte dello stesso ministero”. La vicenda è ampia e grave e non può evidentemente essere affrontata con superficialità e pressappochismo. “Ad oltre un mese dal ritrovamento – conclude Legambiente - non si sa con certezza nemmeno il nome del relitto davanti a Cetraro, figuriamoci quanto dovremo aspettare per avere informazioni certe sul suo contenuto e sulle modalità di recupero”. comunicato di legambiente www.legambiente.eu. Relitto avvistato a largo di Vibo Valentia Legambiente: “Potrebbe essere la Mikigan”. Venneri: “Ad un mese dal ritrovamento di Cetraro, Governo ancora inerte” “Potrebbe essere quello della Mikigan, il relitto avvistato sui fondali di Vibo Valentia”. Lo afferma Legambiente sulla base della cartina della O.d.m., ossia Oceanic Disposal Management Inc. (socie­tà creata dall’imprenditore Giorgio Comerio, per l’affondamento programmato di scorie radioattive nei fondali marini), agli atti della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti. Il relitto avvistato potrebbe essere infatti quello della nave affondata il 31 ottobre 1986 nel mar Tirreno calabrese con il suo carico misterioso, sicuramente protetto da granulato di marmo (materiale utilizzato per schermare materiali altamente radioattivi), dopo essere partita dal porto di Massa Carrara, altro porto spesso citato nelle indagini sulle navi fantasma e luogo dal quale partì anche la Rigel, poi affondata con analoghe caratteristiche nel 1987 a largo di Capo Spartivento. “Le navi dei veleni costellano i nostri mari. Le segnalazioni di questi giorni e l’ultimo ritrovamento sono la prova che chi cerca trova – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Sebastiano Venneri – e urge intervenire in forze e con strumenti adeguati per recuperarle e mettere in sicurezza il loro inquietante contenuto. E’ evidente poi che non ci sono solo le navi segnalate dal pentito Fonti. Numerose indagini sullo smaltimento illegale dei rifiuti in Italia indicano molteplici casi di affondamenti sospetti da verificare”. “Purtroppo però – ha aggiunto Nuccio Barillà di Legambiente Calabria – è drammaticamente sotto gli occhi di tutti la totale inerzia delle istituzioni in tal senso. Ad un mese dall’avvistamento del relitto a largo di Cetraro, che si sospetta fortemente essere la Cunsky, nessuna operazione concreta è stata avviata per il recupero e la verifica dei suoi contenuti. Addirittura, non si è mai avuto notizia dell’arrivo della nave della Saipem (gruppo Eni) che secondo il ministro Prestigiacomo sarebbe partita da Cipro il 7 ottobre per verificare la situazione del relitto di Cetraro, mentre l’Astrea, altra nave mandata dal ministero per le prime operazioni di monitoraggio, sarebbe ferma a largo di Maratea in attesa di autorizzazioni proprio da parte dello stesso ministero”. La vicenda è ampia e grave e non può evidentemente essere affrontata con superficialità e pressappochismo. “Ad oltre un mese dal ritrovamento – conclude Legambiente - non si sa con certezza nemmeno il nome del relitto davanti a Cetraro, figuriamoci quanto dovremo aspettare per avere informazioni certe sul suo contenuto e sulle modalità di recupero”. comunicato di legambiente www.legambiente.eu

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

"...ICARO..."

Pasifae moglie di Minosse re di Creta, genera una strana creatura il “Minotauro”. Minosse quindi affida a Dedalo il compito di costruire a Cnosso un impianto dove rinchiudere il mostro. Dedalo accetta e configura un particolare giardino che in realtà è una trappola inestricabile, un labirinto. Minosse rinchiude al suo interno, il mostro figlio illegittimo della moglie. Ma questo nel tempo aumenta sia le sue esigenze, tanto quanto le difficoltà del re per soddisfarle. Minosse decide di affidare a Teseo figlio di Poseidone, il compito di sopprimere il Minotauro. L’Eroe greco riceve l’aiuto d’Arianna figlia di Minosse, che innamoratasi di Teseo chiede aiuto a Dedalo il quale, gli suggerisce l’escamotage del successo e gli consegna il proverbiale gomitolo grazie al quale Teseo riesce a portare a termine il compito affidatogli e uscire vittorioso dal labirinto. Ma l’intromissione di Dedalo è vista da Minosse come un secondo tradimento e stabilisce per Dedalo una pena dal sapore di una beffa, vale a dire lo imprigiona all’interno del labirinto da lui stesso creato, ma la condanna include anche il figlio Icaro. Ancora una volta l’ingegno di Dedalo lo aiuta a studiare il modo di evadere dal labirinto. Raccoglie le numerose piume sparse al suolo tra i numerosi meandri della struttura, le unisce con della cera ricavata dalla presenza dei molteplici favi e ricava delle ali artificiali da indossare, quindi evadere per mezzo del volo. Ma prima Dedalo istruisce il figlio dei numerosi pericoli dell’operazione e le necessarie regole da seguire, come per esempio l’importantissimo principio di non avvicinarsi al sole in quanto il calore influirebbe negativamente la cera che incolla le piume, le ali. Icaro ascolta con interesse i suggerimenti del padre, ma il volo stimola pensieri e fantasia. Icaro dimentica le parole del genitore e affascinato dalla nuova esperienza, vola sempre più in alto. Il sole non condivide gli stessi piaceri del figlio di Dedalo e attraverso il calore dei suoi raggi scioglie la cera delle ali e Icaro al culmine del suo piacere precipita in mare, dove lo attende la morte. Giovanni Lafirenze

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

GELMINI ATTACCA I MAGISTRATI,

(ASCA) - Roma, 11 ott - Anche la scuola rischia di diventare terreno di scontro fra politica e giustizia. Ne e' convinta il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, che in un'intervista al Corriere della Sera commenta cosi' la sentenza del Tar che impone al suo dicastero l'introduzione dei precari nella scuola. ''E' l'ennesima dimostrazione che troppo spesso la magistratura si trasforma in un ostacolo al cambiamento e alle riforme che questo governo sta portando avanti'', dice la Gelmini, secondo la quale ''troppo spesso i magistrati fanno prevalere sul compito di applicare la legge, affidato loro dalla Costituzione, quello di interpretarla. E cosi' arrivano a conclusioni contraddittorie''. Il ministro, che annuncia un prossimo ''testo unico sulla scuola che cancelli molti provvedimenti che non hanno piu' ragione d'essere e complicano solo le cose'', si lamenta del fatto che ''ogni tentativo di riforma trovi un ipotetico blocco da parte del Tar o del Consiglio di Stato'', come nel caso dei test d'ingresso nelle facolta' universitarie a numero chiuso, che la Gelmini vorrebbe rendere ''nazionali'' per evitare gli interventi dei tribunali regionali amministrativi. Quella dei magistrati, insomma ''e' un'invasione di campo rispetto al potere esecutivo e legislativo. Non entro nel merito - conclude la Gelmini - ci pensera' il ministro Alfano: ma serve una riforma organica della giustizia''.

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Solidarieta' a Rosy Bindi? Nessuna.

AGI) - Brescia, 10 ott. - "Solidarieta' a Rosy Bindi? Nessuna. Nemmeno io a mio tempo l'ha ricevuta". E' quanto ha detto oggi il ministro dell'Istruzione Maristella Gelmini, nella sede del Pdl di Brescia per esprimere insieme ad altri colleghi di partito il proprio sostegno a Berlusconi dopo la bocciatura del lodo Alfano, rispondendo a margine ai giornalisti in merito all'affermazione del premier diretta appunto alla Bindi. "Repubblica ed Espresso avevano scritto cose terribili su di me, che mettevano in discussione la mia onorabilita', tanto che li ho querelati. La Bindi non dia lezioni, sarebbe fuori dalla storia".

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Gelmini, scelta superiori a febbraio

ROMA - Il termine per le iscrizioni alle scuole superiori sarà posticipato a febbraio. Lo ha anticipato il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, durante un'audizione presso la commissione Cultura della Camera. "La scelta delle famiglie sarà posticipata a febbraio - ha spiegato il ministro - perché viste le novità della riforma è necessario che genitori e studenti siano messi nelle condizioni di scegliere con consapevolezza il percorso di studi". Di solito la scadenza delle iscrizioni è a gennaio. Il ministro ha quindi ricordato che sono stati stanziati 2 milioni di euro proprio per l'orientamento agli studi. Nell'audizione, Mariastella Gelmini ha ammesso che le classi sovraffollate, con più di 30 alunni, sono aumentate, ma soltanto - ha precisato - dello 0,6%. "Non si può parlare di classi sovraffollate lasciando intendere che questa sia la media nel Paese. Le classi con almeno 30 alunni sono diventate 2.108 da 1.682 che erano, con un incremento dello 0,6%. E questo aumento - ha precisato il ministro - è il frutto di accorpamenti resi necessari anche dal bisogno di garantire la sicurezza degli alunni. Si è scelto il male minore e dunque magari l'accorpamento delle classi piuttosto che lasciare i ragazzi in aule non sicure". Il ministro ha quindi reso noto che ci sono anche classi che hanno un numero di alunni uguale o inferiore a 12 e queste rappresentano quasi il 4% (3,97%). "I problemi ci sono, ma stiamo cercando di affrontarli" ha detto ancora il ministro segnalando, ancora una volta, come "emergenza nazionale" lo stato dell'edilizia scolastica. "Abbiamo stanziato un miliardo di euro, ma è difficile spendere questi soldi perché le procedure sono complicate e non sempre c'é l'accordo con gli enti locali". S ottolineando come su questo fronte ci sia una stretta collaborazione con il ministero delle Infrastrutture, Mariastella Gelmini ha informato che l'aggiornamento dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica, fatta includendo anche i rischi relativi a elementi non strutturali, "é già intorno al 50%". "Contiamo a fine anno di poter completare l'aggiornamento" ha detto aggiungendo che si sta anche pensando a una procedura d'urgenza per spendere le risorse disponibili in tempi brevi. "Sono contraria - ha anche dettp il ministro - al fatto che i bidelli non puliscano le scuole e si appaltino le pulizie all'esterno. E' uno spreco di risorse pubbliche". Soffermandosi sulle carenze di fondi da parte delle scuole e ricordando che le spese di funzionamento sono state tagliate (530 milioni di euro) dal precedente Governo (in conseguenza del meccanismo della clausola di salvaguardia), il ministro ha fatto notare che un primo intervento di recupero, 200 milioni di euro, rispetto alla cifra tagliata, è stato già fatto. "Stiamo lavorando in questi giorni con il Tesoro e sono certa che questo Governo sarà in grado di mettere a disposizione una cifra cospicua per le spese di funzionamento". "Abbiamo un sistema d'istruzione nel quale - ha osservato il ministro - vanno individuati gli sprechi e le sacche di inefficienza". E a questo proposito Mariastella Gelmini ha sottolineato che "ci sono dirigenti scolastici capaci di fare il proprio mestiere, e quindi anche di garantire scuole pulite, e altri che non sono capaci. E' arrivato il momento dunque di affrontare il tema del reclutamento e della valutazione per vedere chi vale e chi no". Fonte.... http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2009/10/07/visualizza_new.html_985746802.html

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

DI PIETRO, DIMISSIONI PREMIER, SE NON ORA QUANDO?

(AGI) - Milano, 9 ott. - Le dimissioni del presidente del Consiglio vanno chieste subito, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il Lodo Alfano. Lo ha ribadito il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, durante la manifestazione dei metalmeccanici a Milano e rivolgendosi al candidato alla segreteria del Pd, Pierluigi Bersani, che e' intervenuto dicendo che la richiesta di dimissioni "fa il gioco di Berlusconi", ha aggiunto: "chiediamo le dimissioni, lo dico a Bersani che stamattina diceva di non chiederle se no lo fate arrabbiare. Se non ora, quando?", ha concluso. Fonte: http://www.agi.it/milano/notizie/200910091108-pol-r012139-lodo_alfano_di_pietro_dimissioni_premier_se_non_ora_quando

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

D'Alema: "Berlusconi dovrebbe dimettersi"

MILANO - «In un paese normale si sarebbe già dimesso, lo avrebbe costretto il suo partito». Massimo D’Alema in un’intervista al Riformista parla così di Silvio Berlusconi alla luce della sentenza sul lodo Alfano. Non è il Pd, a suo avviso, che può chiederne le dimissioni: «Non è l’opposizione che può cambiare il capo del governo - osserva -, e in un momento così delicato la priorità è limitare il danno alle istituzioni». GLI ANTICORPI - Secondo l’ex premier la responsabilità della mancanza di «anticorpi naturali» alla situazione di Berlusconi, «un presidente del Consiglio che ha diversi problemi con la giustizia» è da ascrivere alla sua maggioranza che non può sostituirlo perché «il Pdl è suo in senso proprietario», ma c’è anche «la debolezza di tanta parte del sistema dell’informazione. Sembra che per una parte delle elité del paese e per i grandi giornali che le danno voce sia normale avere un presidente del Consiglio contro il quale vi sono accuse gravi».

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

BARI - ''...La cultura non si vende..."

BARI - ''La cultura non si vende, lescuole non sono aziende”: lo hanno gridato gli studenti che oggi a Bari, come a Foggia, Lecce, Brindisi, Altamura e Andria, hanno sfilato per le vie delle città per protestare, come sta avvenendo in tutta Italia, contro i tagli nella scuola e per chiedere una legge nazionale per il diritto allo studio. A centinaia gli studenti hanno partecipato ai cortei che si sono tenuti in Puglia, organizzati dall’Unione degli studenti. Secondo fonti della questura, a Bari, in particolare, gli studenti erano un migliaio. Il corteo era preceduto da un furgoncino dal quale venivano trasmesse musiche festose. Ad aprire il 'serpentonè, uno striscione con la scritta: 'Pretendiamo il cambiamentò. Gli studenti chiedono infatti una didattica innovativa nelle scuole e il ritiro del progetto di legge presentato dal presidente della commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea, sull'autogoverno delle istituzioni scolastiche, la libertà di scelta educativa delle famiglie e la riforma dello stato giuridico dei docenti. A Bari il corteo si è concluso sotto la sede della Regione Puglia, in via Capruzzi. La rivendicazione principale degli studenti pugliesi riguarda l’approvazione e il finanziamento della proposta di legge De Santis, cioè una nuova legge regionale sul diritto allo studio. In Puglia – secondo le organizzazioni di categoria – la riforma della scuola firmata dal ministro Gelmini porterà 5.040 professori in meno negli istituti. Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=274356&IDCategoria=1

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Manifestazione contro la Gelmini

BERGAMO – Questa mattina manifestazione organizzata dagli studenti delle scuole superiori per protestatre contro la riforma Gelmini e contro il numero eccessivo, secondo loro, di bocciature in alcune scuole. Durante la protesta vi è stato un fitto lancio di uova contro Confidustria. Il corteo e' partito dalla stazione ferroviaria per andare alla sede dell'Ufficio scolastico provinciale, e durante il percorso si e' verificato un lancio di uova contro la sede di Confindustria (e contro una vicina banca scambiata in un primo momento per la sede degli industriali). Inoltre c'è da segnalare che il corteo e la forte pioggia che sta cadendo sulla città di Bergamo sin dalle prime ore del mattino hanno provocato la paralisi del traffico nel centro cittadino. Fonte: http://www.notiziarioitaliano.it/?sezione=lombardia&articolo=19665

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Scuola, 3 mila studenti in corteo

Erano circa 3.000 gli studenti delle scuole superiori scesi in piazza questa mattina per protestare contro la riforma Gelmini. Ma erano tanti anche quelli che alla fine sono andati a lezione, sostengono gli organizzatori. E di universitari e precari nessuna traccia. «Noi li abbiamo avvisati - spiega Federico Fornasari del Minghetti, uno dei portavoce del Coordinamento - non voglio dire che ci hanno dato buca, ma quasi». Dopo il raduno in piazza Maggiore alle nove, il corteo ha imboccato via Rizzoli e via Zamboni, per poi sfilare davanti all’ufficio scolastico provinciale in via de’ Castagnoli. La manifestazione si concluderà con il ritorno in piazza Maggiore. Molti gli slogan contro il governo e in favore della scuola pubblica. In testa al corteo gli striscioni con la scritta «Con l’istruzione si combatte la crisi» e «Gelmini ci stai mangiando la scuola», accompagnato dal disegno di Pacman. I ragazzi hanno intonato anche qualche coro anche per festeggiare la bocciatura del Lodo Alfano. La pur numerosa presenza degli studenti non soddisfa a pieno qualche organizzatore della manifestazione. «È vero, siamo in tanti – dicono i ragazzi - ma sono almeno altrettanti quelli rimasti a casa o entrati a scuola perché sono disillusi e non credono al cambiamento». LE INIZIATIVE: Il Coordinamento degli studenti comunque ha intenzione di non fermarsi qui. «Da venerdì prossimo - riferisce ancora Fornasari - andremo avanti studiando nuove iniziative». Tra i manifestanti c’è grande preoccupazione per gli effetti dei tagli decisi dal ministro dell’Istruzione. I ragazzi del liceo Copernico ad esempio sostengono che la riforma cancellerebbe la sperimentazione del maxi-informatico. «Vogliono trasformarlo in liceo tecnologico - spiegano - riducendo le ore da 34 a 30 e cambiando gli insegnamenti d’informatica». Problema contrario invece per l’Itis Belluzzi, dove i laboratori hanno materiali e attrezzature vecchie che non saranno rinnovabili a causa dei tagli. Negli istituti delle scienze sociali, invece, la riforma eliminerebbe il tirocinio che, per i futuri educatori, significa meno punti in graduatoria. Il Coordinamento degli studenti si oppone anche alla trasformazione delle scuole in fondazioni private, che «compromette l’autonomia scolastica e rischia di far diventare la scuola faziosa e manipolata». Fonte: http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2009/9-ottobre-2009/scuola-3-mila-studenti-corteo-ma-tanti-entrano-far-lezione--1601859220425.shtml

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

la Gelmini accelera la riforma

RomaLa riforma dell’Università non può più attendere. Gli Atenei italiani precipitano sempre più a fondo in tutte le classifiche internazionali. Ultima bocciatura, soltanto in ordine di tempo perchè purtroppo ne arriveranno altre, è quella del Times Higher Education. Bisogna scavare giù fino al numero 174 per incontrare un nome italiano: l’Alma Mater di Bologna. E poi di nuovo tuffarsi in basso fino al numero 205 dove si trova la Sapienza. Al numero uno nell’empireo degli atenei ancora Harvard, l’Università frequentata dagli ultimi due presidenti degli Usa, George W. Bush e Barack Obama. Poi l’inglese Cambridge e di nuovo gli Usa con Yale. Ma l’America, ed è questa la novità, non domina la classifica ed in qualche modo retrocede perchè mentre lo scorso anno le statunitensi erano 42 ora scendono a 36. L’Europa invece tiene anche grazie all’Inghilterra che oltre a Cambridge vanta nei posti alti della classifica pure Oxford e l’Imperial College of London. Intanto si affacciano prepotentemente nuove realtà. Tokyo al numero 22 e al 24 Hong Kong. Ma c’è pure la Francia, al numero 28 con l’Ecole normale Superieure di Parigi e Singapore al numero 30. Pure la Corea fa meglio dell’Italia con Seul nella posizione numero 47. Dall’Asia emergono nuovi centri d’eccellenza, è dunque sempre più evidente che se non si inverte la tendenza gli atenei italiani sono destinati a precipitare sempre più in basso. Come intervenire? Il ministro della Pubblica istruzione e dell’università (Miur), Mariastella Gelmini, ha le idee chiarissime su quali siano i guasti da sanare e i rimedi da prendere. «La classifica del Times conferma clamorosamente quello che abbiamo sempre sostenuto cioè che il sistema universitario va riformato con urgenza», attacca il ministro che annuncia l’arrivo di nuove regole. «Presenteremo a novembre la riforma dell’Università - prosegue la Gelmini -. Con l’obiettivo di promuovere la qualità, premiare il merito, abolire gli sprechi e le rendite di posizione». Il governo poi respinge l’equazione pochi fondi uguale poca qualità: «Il problema non è quanto si spende, siamo in linea con la media europea, ma come vengono spese le risorse destinate all’Università, spesso per aprire sedi distaccate non necessarie e corsi di laurea inutili - denuncia -. Tutto questo deve finire. Mi auguro di non dover più vedere in futuro la prima unversità italiana al 174° posto». Affermazioni che il ministro rafforza con un elenco di cifre. Gli atenei italiani sono 95 e le sedi distaccate 320. Ci sono ben 37 corsi di laurea frequentati da un solo studente e 327 facoltà che non superano i 15 iscritti. Nel 2001 i corsi di laurea erano 2.444 ed oggi sono saliti a 5.500. Le materie insegnate sono in tutto 170.000 mentre la media europea è di 90.000. Dunque, rincara il ministro, è evidente come le risorse vengano impiegate «per aumentare il numero dei corsi, delle materie e delle sedi distaccate senza puntare su una moderna didattica e senza tenere conto delle reali esigenze del mondo del lavoro». La ricetta per curare l’Università è pronta e dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri tra poche settimane, come annunciato dalla Gelmini. Il governo intende prima di tutto dimezzare i settori disciplinari, oggi circa 370. Verrà poi imposto un tetto al mandato dei rettori che potranno restare un massimo di otto anni. L’idea più rivoluzionaria è quella di concedere aumenti di stipendio soltanto a chi se li merita. L’operato dei docenti sarà sottoposto ad una valutazione biennale anche sulla loro attività di ricerca. Niente ricerca, niente aumenti di stipendio. Fonte: http://www.ilgiornale.it/interni/luniversita_affonda_gelmini_accelera_riforma/09-10-2009/articolo-id=389358-page=0-comments=1

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Di Claudio Pavoni ...Il ministro dell’Istruzione non aveva fatto in tempo a pronunciare la frase «i bidelli tornino a pulire le scuole» che l’Aduc, l’associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori, si lanciava in una crociata a colpi di comunicati con cui inondare Internet e redazioni per plaudire all’uscita di Maristella Gelmini. Un aspetto colpisce più degli altri nelle reazioni all’intervento del ministro dell’Istruzione, quasi tutte di segno positivo: oltre al merito di aver messo il dito sulla piaga dei risparmi che si dovrebbero fare e invece non si fanno, in molti, delle parole della Gelmini, hanno apprezzato soprattutto quel rimando all’antico che le ha suggerito di tornare a chiamare «bidelli» i bidelli. «I bidelli, ovvero i collaboratori scolastici, sono stati così definiti dal buonismo di turno», ha tenuto subito a precisare Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc, per mettere a fuoco che quello che è piaciuto del cambio di marcia ministeriale è stato in particolar modo l’aspetto nominale, la riedizione del »bidello», la bocciatura del «collaboratore scolastico». Insomma il lessico, in questo caso, è venuto prima del quesito su chi deve occuparsi della pulizia delle scuole. Anche noi insistiamo molto su un aspetto che apparentemente può apparire marginale, ma marginale non è. Una delle ragioni è che il passaggio da «bidello» a «collaboratore scolastico», dal punto di vista normativo ha cambiato poco o nulla nelle funzioni affidate a questa categoria che opera da sempre nella scuola, ma invece ha cambiato molto dal punto della cultura, cioè della consapevolezza del ruolo che svolge chi è impegnato in quel lavoro. Ben diversamente sarebbero dovute andare le cose se non ci si fosse voluti limitare ad un cambio nominale che ha provocato solo equivoci. In pratica è successo, invece, che nessuno ha offerto agli ex bidelli diventati «collaboratori scolastici» l’opportunità di seguire volontariamente un corso di formazione che, in ipotesi, avrebbe potuto fare di alcuni (o molti di loro), dei veri e propri coadiutori dell’insegnamento (mi viene in mente l’insegnamento del codice della strada, l’approccio al risparmio energetico, l’educazione del tifoso ecc.). Insomma ai bidelli non è stata data nessuna possibilità di imparare un altro mestiere. Semplicemente, in nome di quello che il segretario dell’Aduc chiama «buonismo» si è dato al loro lavoro un nome diverso. Con il risultato che tutti, tempo addietro, sapevano quali fossero i compiti assegnati a un bidello; mentre ora nessuno sa che cosa deve fare un «collaboratore scolastico». Che cosa abbia comportato questo gioco delle tre carte culturale lo sa bene chiunque abbia una qualche frequentazione con la scuola, anche se limitata ad accompagnare i propri figli la mattina. Con il cambio di etichetta i collaboratori scolastici hanno acquisito una sola certezza: sanno «cosa non devono fare». Quindi nessuna meraviglia se fra quello «che non devono fare» ci siano finite anche le pulizie, in barba al fatto che a norma di regolamento pulire aule e corridoi rientri pienamente nei loro doveri. Che è appunto quello ha ricordato loro la Gelmini. Ma le stratificazioni culturali sono più dure della pietra da scalfire, ed ecco perché quello che sembra solo un aspetto lessicale finisce per fare danni che vanno ben al di là degli aspetti formali. Il guaio è che tutto l’edificio della scuola italiana poggia da decenni le sue basi su artifici economico-culturali. Prendiamo il caso degli insegnanti. In cambio di uno stipendio ai limiti della sopravvivenza, la scuola ha consegnato loro la gioventù italiana a scatola chiusa, mettendoli al riparo da qualsiasi valutazione sul loro operato. Penso che dovrebbe essere ancora impressa nella memoria l’esperienza dell’allora ministro dell’istruzione di sinistra, Luigi Berlinguer: per aver chiesto come contropartita di un aumento di stipendio una verifica sul grado di aggiornamento ad insegnanti che magari stavano in cattedra da venti- trenta anni senza aver mai fatto un tagliando: fu messo frettolosamente alla porta dal suo partito, per poi essere fatto sparire definitivamente dalla scena politica. Vogliamo parlare dei presidi, ai quali è stata messa in mano l’autonomia scolastica? Ma di che autonomia stiamo parlando, visto che sono impotenti nei confronti di quell’altra autonomia, ben più sostanziale della didattica, non avendo armi per correggere gli eventuali errori nell’insegnamento prodotti da chi, teoricamente, dovrebbe essere sottoposto al loro controllo? Vogliamo parlare dei sindacati della scuola, che non hanno battuto ciglio finora davanti al miliardo e trecentomila euro spesi per affidare esternamente le pulizie? Soldi che ogni anno vanno ad ingrassare imprese spesso condotte da chi tiene alto il proprio prestigio cittadino ponendosi alla guida di altolocate squadre di calcio? In conclusione, che cosa vogliamo dimostrare con questa succinta panoramica sui mali della scuola? Che il peggio è cominciato dal momento in cui i bidelli hanno cominciato a chiamarsi «collaboratori scolastici»? Non è certo rispolverando figure di bidello come quello interpretato da Aldo Fabrizi nel film »Mio figlio professore» che si possono sciogliere i nodi di una istituzione che ormai vive una crisi endemica. Chiamare le cose con il loro nome e chiedere a chi è pagato per fare un lavoro di svolgerlo, è comunque un primo passo. E la Gelmini si merita i giusti riconoscimenti per averlo fatto. Sempre che non ci si fermi ai bidelli, cioè all’ultimo anello della catena. Per ottenere qualche risultato bisogna risalire tutta la filiera, mettendo il mondo della scuola davanti alle proprie responsabilità, ma nello stesso tempo mettendo a sua disposizione i mezzi per farvi fronte. Il compito è esistenziale. Se non si riporta al più presto la scuola al centro degli interessi del paese tanto vale cominciare ad esercitarsi a trovare definizioni «buoniste» per sbocchi che, nudi e crudi e senza correttivi, saremo costretti a chiamare «declino del paese », «perdita di competitività», «deficit culturale». Fonte: http://www.diariodelweb.it/Articolo/?d=20091009&id=107670

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Lodo Alfano, Federcontribuenti chiede serenità

"Con la sentenza sul lodo Alfano, la Corte Costituzionale ha sancito il principio ormai non scontato che l'Italia può essere un Paese normale dove la legge sia applicata in maniera uguale per tutti". Con queste parole ha commentato la sentenza il Presidente Nazionale di Federcontribuenti Carmelo Finocchiaro, che poi ha aggiunto di esprimere piena solidarietà e riconoscimento nei valori di equilibrio fin qui mostrati dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, attaccato poi dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il Presidente Finocchiaro, chiede "senso di responsabilità e uno stop fermo a questo tentativo di discreditare la figura del Capo dello Stato e nello stesso tempo a non rispettare le sentenze della Suprema Corte". "Il nostro Paese ha bisogno di un confronto sereno dove alla base vi sia da parte di tutti il pieno rispetto delle istituzioni. Per quanto ci riguarda saremo vigili e attenti perché vi sia la piena salvaguardia dei principi fondamentali della democrazia repubblicana. Chiediamo uno stop all'imbarbarimento della vita politica nazionale. Il Presidente del Consiglio - conclude Finocchiaro - farebbe bene a occuparsi dei problemi reali del Paese lasciando lavorare il Parlamento che nell'ultimo anno e stato costretto troppo spesso a legiferare su norme ad personam e meno su leggi utili ai cittadini di questo Paese". Fonte: http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=25050

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

BERLUSCONI: CON NAPOLITANO COABITAZIONE LEALE...

(ASCA) - Roma, 9 ott - Pensa di dimettersi dopo la sentenza sul lodo Alfano? ''Io sono il miglior premier di sempre''. Cerchera' un dialogo con Napolitano? ''Nessuno e' super partes e Napolitano e' un protagonista della sinistra. Spero in una coabitazione leale''. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi scende in sala stampa al termine del Consiglio dei ministri per presentare i provvedimenti approvati. Si siede insieme ai ministri dell'Interno, Roberto Maroni, e della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che illustrano i risultati della lotta alla mafia e la rifoma della p.a.. Tutto sembra procedere in modo ordinario, ma l'attesa tra i giornalisti e' grande per quello che il premier potra' dire commentando la bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta. ''Maroni fa la guerra alla mafia ma - scherza Berlusconi - non mi ha ancora preso''. Poi tocca a Brunetta. La sua - dice il premier - sara' una riforma che ''permettera' di modernizzare il Paese e di riconoscere il merito delle persone eccellenti''. Doveroso un riferimento alla designazione di Barack Obama per il Premio Nobel per la pace. ''Abbiamo ricevuto la notizia durante il Consiglio dei ministri e gli abbiamo tributato un applauso convinto''. L'ordine del giorno del Cdm e' esaurito. Si passa alle domande, tutte inevitabilmente sul lodo Alfano. Il premier torna quindi all'attacco di quella parte della ''magistratura politicizzata, molto attiva al Tribunale di Milano'', di cui si serve la sinistra per ''sovvertire il voto degli elettori''. La stessa magistratura, quella del capoluogo lombardo, che lo ha sottoposto a ''2.500 udienze e 106 procedimenti, da cui - sottolinea - sono stato sempre assolto''. Preso dalla concitazione al premier sfugge un lapsus. ''Ho speso 200 milioni di euro per pagare consulenti e giudici'', ma subito si corregge: ''...per gli avvocati''. Berlusconi torna ad attaccare la Consulta, che ''non e' stata leale con il Parlamento'' mentre ''la lealta' e' fondamentale nei rapporti tra le istituzioni''. Poi, il riferimento e' al Presidente della Repubblica. ''Non fingiamo di essere super partes. Io sono di centrodestra, Napolitano e' stato un protagonista della storia della sinistra''. Incalzano le domande, 'e' possibile un dialogo con il Presidente della Repubblica?'; 'vi incontrerete?'. ''Avremo una coabitazione - e' la risposta del premier - che io immagino leale, come deve essere in una democrazia''. Berlusconi aveva gia' affrontato il tema di prima mattina in un'intervista al tg5. ''Bisogna sgombrare il campo dalle troppe ipocrisie - sono state le sue parole - perche' la coabitazione tra due parti politiche non e' mai facile, in nessun paese. In Italia c'e' una dialettica che e' insita nei ruoli diversi che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio. Non credo che questa dialettica venga modificata da una sentenza politica della Consulta''. Il presidente del Consiglio ne ha anche per la stampa, italiana e straniera. Ce l'ha col Corriere della Sera, perche' ''si e' trasformato da foglio conservatore della buona borghesia italiana a foglio di sinistra. Sentiamo la mancanza del Corriere che fu''. Scotta ancora la pubblicazione, che lo stesso Berlusconi ricorda, della notizia dell'avviso di garanzia del '94 durante il G8 di Napoli. Anche i giornali stranieri sono nel mirino, perche' ''tengono i rapporti soltanto con i giornali di sinistra italiani''. Ma ''per diffamare il presidente del Consiglio, si e' finito per diffamare la democrazia italiana''. Berlusconi si congeda dai giornalisti. ''Vi auguro buon lavoro. Fate i bravi - raccomanda - perche' qualcuno di voi ha la faccia da birichino''. Fonte: http://www.asca.it/news-BERLUSCONI__CON_NAPOLITANO_COABITAZIONE_SPERO_LEALE__IO_PERSEGUITATO-865653-ORA-.html

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

LODO ALFANO: FINOCCHIARO, IMMUNITA ???

(AGI) - Roma, 9 ott. - "Lo vadano a ricordare agli italiani che vogliono reintrodurre l'autorizzazione a non procedere, lo vadano a raccontare agli italiani vediamo come il popolo reagisce". Cosi' la capogruppo dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, risponde a Maurizio Belpietro durante "La telefonata" (Canale5) che chiede: 'secondo alcuni dentro la maggioranza adesso sarebbe possibile ridiscutere la questione dell'articolo 68 della Costituzione quello che in sostanza attribuiva l'immunita' ai parlamentari. Il Partito democratico e' disponibile?'. "Certamente -prosegue Anna Finocchiaro- era previsto nella Costituzione per tutelare la liberta' di esercizio della funzione parlamentare, ma il suo uso venne distorto e noi posso dire con questa maggioranza possiamo avere in anticipo la certezza che l'autorizzazione a procedere non verrebbe usata per tutelare la liberta' di esercizio della funzione parlamentare ma al contrario per rendere ,come dire, dispari i cittadini di fronte alla legge". Quindi non c'e' nessuna possibilita' di dialogo con questa maggioranza semmai per ridiscutere altri provvedimenti per via costituzionale che tutelino le alte cariche dello Stato? Chiede ancora Belpietro. "Su questa materia mi creda c'e' un solo principio che dovremo onorare che e' l'uguaglianza di tutti i soggetti di fronte alla legge , le situazioni particolari sono gia' tutelate dalla Costituzione per quanto riguarda i reati ministeriali e per quanto riguarda il presidente della Repubblica", risponde la capogruppo. Fonte: http://www.agi.it/news/notizie/200910091130-cro-rt11071-lodo_alfano_finocchiaro_immunita_pdl_lo_racconti_al_popolo

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Giù le mani dall’acqua

Articolo a cura di Alex Zanotelli Venite all’acqua, voi che non avete denaro”(Isaia 55,1). Non avrei mai immaginato che il Paese di Francesco d’Assisi (Patrono d’Italia) che ha cantato nelle sue Laudi la bellezza di “sorella acqua” diventasse la prima nazione in Europa a privatizzare l’acqua! Pochi giorni fa abbiamo avuto l’ultimo tassello che porterà necessariamente alla privatizzazione dell’acqua. Il Consiglio dei Ministri, infatti, ha approvato (il 9/09/2009) alcune “Modifiche” all’articolo 23 bis della legge 133/2008. Una prima parte di queste modifiche riguardano gli affidamenti dei servizi pubblici locali, come gas, trasporti pubblici e rifiuti. La via ordinarie di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica è l’affidamento degli stessi, attraverso gara, a società miste, il cui socio privato deve possedere non meno del 40%. In poche parole, è la fine delle gestioni attraverso SpA in house e della partecipazione maggioritaria degli enti locali nelle SpA quotate in borsa. Questo decreto è frutto dell’accordo tra il ministro degli Affari Regionali Fitto e il ministro Calderoli. E questo grazie anche alla pressione di Confindustria per la quale in tempo di crisi, i servizi pubblici locali devono diventare fonte di guadagno. È la vittoria del mercato, della merce, del profitto. Cosa resta ormai di comune? È la vittoria della politica delle privatizzazioni. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta politica gravissima che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo Paese, ma soprattutto dagli impoveriti del mondo (in milioni di morti per sete!). Siamo all a mercificazione della politica, anni luce lontani dalla dichiarazione di papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica Caritas in veritate dove egli afferma che l’acqua è un diritto fondamentale umano. “Il diritto all’alimentazione così come all’acqua, rivestono un ruolo importante per il perseguimento di altri diritti, a iniziare dal diritto primario alla vita”, scrive il Papa. La gestione dell’acqua, invece, per il nostro governo, è assimilabile a quella dei rifiuti! Non avrei mai pensato che la politica potesse diventare a tal punto il paladino dei potentati economico-finanziari. È la morte della politica! Per cui chiedo a tutti di: – protestare contro questa decisione del governo tramite interlocuzioni con i parlamentari, invio di e-mail ai vari ministeri… – chiedere ai parlamentari che venga discussa in Parlamento la Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica e partecipata dell’acqua, che ha avuto oltre 400mila firme e ora ‘dorme’ nella Commissione Ambiente della Camera; – chiedere con insistenza alle forze politiche di opposizione che dicano la loro posizione sulla gestione dell’acqua e su queste Modifiche alla 23 bis; – premere a livello locale perché si convochino consigli comunali monotematici per dichiarare l’acqua bene comune e il servizio idrico “privo di rilevanza economica”; – e infine premere sui consigli comunali perché facciano la scelta dell’Azienda Pubblica Speciale a totale capitale pubblico. E chiedo a tutte le comunità cristiane che si impegnino a far sì che : – il tema dell’acqua entri come parte integrante nella cateches i dei bambini e degli adulti, nelle omelie dei sacerdoti; – i gruppi parrocchiali contribuiscano sempre più a far crescere il movimento a favore della gestione pubblica dell’acqua ; – la CEI, sulla scia dell’enciclica Caritas in veritate, proclami l’acqua come diritto fondamentale umano. Sarà solo partendo dal basso che salveremo l’acqua come bene comune, come diritto fondamentale umano e salveremo così anche la nostra democrazia. È in ballo la Vita perché l’Acqua è Vita. Sisto Gianfrancesco, ofm P. O. Box 15385 - 00509 Lang'ata - Nairobi - Kenya To manage yourself, use your head. To manage others, use your heart. African Proverb

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Messina. Una tragedia preparata con cura

Ruspe, lottizzazioni impressionanti su pendii fragili, copertura di impluvi naturali, sbancamenti enormi, sono continuati imperterriti, accelerando la fragilità intrinseca dei Peloritani, monti geologicamente giovani e pertanto soggetti più di altri a fenomeni franosi che la mano dell’uomo ha aggravato e reso pressocchè costanti. Messina ha scelto, come economia unica e sola, il cemento e le opere faraoniche Messina. Una tragedia preparata con cura Un territorio sano, non ferito da anni e anni di criminale edificazione, occupazione di prezioso suolo naturale, di sbancamenti, incendi che impoveriscono la vegetazione e rendono il suolo vulnerabile alla pioggia, forte o meno forte che sia, non reagirebbe come accaduto in questi giorni: frane, smottamenti, allagamenti, con i disagi che sono sotto gli occhi di tutti. Il passato anche recentissimo del nostro territorio avrebbe dovuto insegnare che la sua fragilità non va accentuata da irresponsabile edificazione in ogni dove, che le azioni illegittime vanno perseguite e non tollerate (vedasi aperture piste su pendii, occupazione di alvei di fiumare e torrenti e tanto altro), che gli incendi, anche se a bruciare sono “sterpaglie” per i più (che è invece preziosa prateria sub steppica) vanno comunque fermati d’urgenza e che la cronica carenza di vigili del fuoco deve essere risolta una volta per tutte. Continua a leggere: http://www.terrelibere.it/terrediconfine/3851-messina-una-tragedia-preparata-con-cura

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Il nubifragio di Messina

Roma, 2 ott. - (Adnkronos) - Il nubifragio di Messina, che ha provocato 18 morti, 40 feriti e una decina di dispersi, e' l'ultima di una serie di tragedie provocate dal maltempo che hanno colpito l' Italia, dalla tragedia del fiume Sarno nel 1998, in cui persero la vita 160 persone, all'alluvione di Firenze nel 1966, a quella che colpi' il Polesine, nel 1951, in cui furono 84 le vittime. Era il 5 maggio del 1998, a Sarno le lancette dell'orologio segnavano la mezzanotte. In quel momento, 8 ore dopo il primo smottamento, venne giu' dalla montagna la valanga di fango che travolse, senza pieta', tutto cio' che incontrava davanti a se'. Centosessanta le vittime rimaste intrappolate dal fiume di fango che distrusse ospedali, scuole, palazzi tra Sarno, Siano, Bracigliano e San Felice a Cancello. Centinaia le famiglie colpite dal lutto. Una vera e propria tragedia. Erano le 15 quando a Sarno, paesino del Salernitano, la prima frana sfioro' alcune abitazioni. Poi, in rapida successione, l'impressionante sequenza di colate fangose, le prime vittime, le case travolte. Tra le 20 e le 24, quattro ore di terrore, boati, frane, morti. Travolte San Vito, Episcopio, Sarno e Quindici. Alla fine si conteranno 160 vittime, di cui 137 solo a Sarno, rimaste intrappolate dal fiume di fango che, a una velocita' di circa 50 chilometri orari, distrusse ogni cosa.

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

8° edizione dell'Incontro Nazionale dei volontari

8° edizione dell'Incontro Nazionale dei volontari di Emergency FIRENZE 8/13 settembre Sono passati 15 anni dal 1994, anno della nascita di Emergency e del primo intervento nel Ruanda devastato dalla guerra civile. Quasi tre milioni e mezzo di persone sono state curate gratuitamente in Afganistan, Algeria, Angola, Cambogia, Eritrea, Iraq, Nicaragua, Palestina, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sudan e in Italia. Per celebrare i (primi) 15 anni di attività, Emergency propone a Firenze, al Mandela Forum e a Firenze Fiera, dall'8 al 13 settembre, spettacoli, dibattiti, incontri aperti al pubblico per conoscere il lavoro dell'associazione e per ragionare sul passato, sul presente e sul futuro dell'Ong fondata da Gino Strada. Con lo staff di Emergency si parlerà di come vengono progettati e realizzati ospedali efficienti e con standard di cura elevati. Spazio anche per i dibattiti, organizzati da PeaceReporter, su guerra in Afganistan, investimenti militari e razzismo. Molti gli spettacoli in programma. Proiezione di "Domani torno a casa" film-documentario girato tra Afganistan e Sudan, spettacoli di Lella Costa e Moni Ovadia e la partecipazione di altri grandi amici di Emergency: Erri De Luca, Diego Cugia, Jovanotti, Piero Pelù, Gianni Mura, Vauro, Marco Paolini, Serena Dandini, Paolo Hendel, Antonio Cornacchione, Bebo Storti, Gaspare e Zuzzurro, Paola Turci, Banda Osiris e la Casa del vento.

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

ANNIVERSARIO AFFONDAMENTO NAVE RIGEL

Legambiente: “Fu l’inizio di tutto. Per portare a galla la verità bisogna rinvenire il relitto e fare chiarezza sul carico trasportato. La commissione sull’ecomafie convochi subito Comerio”** “Dal 1987 il relitto della Rigel giace sui fondali calabresi con il suo carico sospetto e il suo affondamento costituisce un tassello fondamentale per giungere alla verità sulle navi dei veleni. Per fare chiarezza sull’intera vicenda che vede coinvolti industriali, politici, trafficanti d’armi, faccendieri, mafiosi e servizi segreti deviati, è necessario riaprire l’inchiesta e individuare il relitto con il suo carico”. Così il vicepresidente di Legambiente, Sebastiano Venneri, lancia un appello nel giorno dell’anniversario dell’affondamento della nave da carico battente bandiera maltese, Rigel. Una brutta storia cominciata il 21 settembre 1987, che rappresenta un puzzle di veleni, politica e ‘ndrangheta, al quale manca solo una tessera: il relitto. “E’ certo che la Rigel fu affondata a capo Spartivento al largo delle coste di Reggio Calabria nel mar Ionio – aggiunge Nuccio Barillà, del direttivo nazionale di Legambiente - che si trattò di un fatto doloso e che il carico dichiarato era difforme da quello effettivamente trasportato. Quello che non è chiaro, invece – continua Barillà - è il perché dopo oltre vent’anni e con le tecnologie disponibili nessuno abbia consentito a tecnici ed esperti di fare i rilevamenti sul fondale e sciogliere ogni dubbio sul relitto. Un intervento, questo, che abbiamo chiesto a gran voce attraverso il Comitato per la verità e che ribadiamo oggi nel giorno dell’anniversario di quel naufragio”. La conferma che la Rigel fu affondata di proposito arriva dalla sentenza di condanna per naufragio doloso, in base all’art. 428 del codice penale, emessa dal tribunale di La Spezia il 20 marzo 1995, confermata in appello dal tribunale di Genova il 10 novembre 1999 e resa definitiva in Cassazione il 10 maggio 2001. “ A questo punto – conclude Venneri – diventa indispensabile che la Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e la Procura di Paola rintraccino e ascoltino Giorgio Comerio, già definito dall’allora Ministro dei rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi ‘faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia ed ala illecita gestione degli aiuti della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo … peraltro noto trafficante di armi’, personaggio chiave in molte delle vicende legate alle navi dei veleni”. **COMUNICATO STAMPA DA WWW. LEGAMBIENTE .EU

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

La storia ASSURDA del Maresciallo capo Lo Zito

Il M.llo capo Vincenzo Lo Zito, è un dipendente della Croce Rossa Italiana Corpo Militare, in servizio presso il Comitato Regionale Abruzzo dell’Aquila con incarico di Funzionario Amministrativo qualifica C2. fino al secondo TRASFERIMENTO D'AUTORITA' , con un esoso danno all’erario, per aver svolto solo il proprio lavoro e aver presentato dopo che i vertici della Croce Rossa Informati dei fatti tacevano.... regolari esposti alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti di competenza per presunte irregolarità amministrativo-contabile, rilevate all’interno del Comitato Locale di Carsoli (AQ) prima e del Comitato Regionale Abruzzo in L’Aquila in ultimo, da parte dei rispettivi Presidenti. Nello specifico e ultimo fatto in essere, il Presidente del Comitato Regionale Abruzzo della Croce Rossa Italiana, Maria Teresa Letta sorella di Gianni Letta, con carica esclusivamente di Presidente Regionale e quindi, né di Direttore né di Funzionario amministrativo, firmava mandati di pagamento e quant’altro avendo anche la firma depositata in Banca presso Avezzano (AQ), sua città di residenza e non a l’Aquila unica sede della struttura CRI, contrariamente a tutti i regolamenti di amministrazione che prevedono che tali compiti spettino solo ed esclusivamente al Direttore Regionale. Anche lo stesso Direttore, aveva lamentato l'anomalia gestionale e le irregolarità alla Banca dove era depositato il C/C del Comitato Regionale Abruzzo, ma la stessa Presidentessa ha continuato a firmare unitamente a un’altra dipendente, che non aveva nessuna qualifica per la firma ed assunta a tempo determinato. I Mandati di pagamento e le reversali d'incasso li firmavano entrambi, una come Presidente, (figura non deputata a tale compito), l'altra come Responsabile Amministrativo, violando due principi essenziali, uno che il Direttore era presente in sede, la seconda, non avendo il requisito essendo precaria. La cosa grave è che oltre a questi evidenti abusi, nei confronti del Maresciallo Lo Zito, è stata attuata una vera e propria “guerra”: per aver più volte denunciato i fatti e aver tentato di garantire una corretta amministrazione dei soldi pubblici. Vengo trasferito due volte su indicazione della stessa Presidentessa Regionale CRI, Maria Teresa Letta, la quale addirittura come motivazione, adduce al fatto, che il Maresciallo Lo Zito le impedisce di svolgere il suo lavoro (illegale) e pertanto richiede il trasferimento immediato per “INCOMPATIBILITA’ AMBIENTALE” cosi si legge sull’ennesimo provvedimento del 11 Agosto 2008 e questa volta addirittura fuori Regione e precisamente all' Ufficio Arruolamento e Addestramento di ASSISI (PG), della regione Umbria. Tutto questo oltre al notevole disagio creatomi per gli spostamenti, anche in seguito al recente e delicato intervento cardiaco cui sono stato sottoposto e ancora convalescente, ha comportato un esoso esborso di denaro pubblico....... come riportato anche nel verbale dell’Ispezione del Ministero Economia e Finanza. Si precisa che l’apertura dei Centri di Mobilitazione con Ordinanza Presidenziale 223/06 contestata anche dall’ispezione, “non comportava impiego di fondi”…… cosa che non è stata, come dalla tabella riportata nell’ispezione stessa. Inoltre per l’apertura dei Centri è stato trasferito d’Autorità del personale che ha percepito regolare indennità di trasferimento, nonostante fossero inutili come evidenziato anche dall’indagine svolta dal “Corriere della Sera" Nel Centro di Assisi (Perugia) per costutuirlo appositamente vengono trasferiti da Roma i militari Ten. Col. Reali Antonello e Mar. Muto Silvio che risultano rispettivamente in ordine, il primo già con incarico ad Interim anche del Centro di Roma per farlo rientrare e Comandante, dopo aver percepito l’indennità di trasferimento e il secondo in attesa, mentre il sottoscritto Maresciallo Capo Vincenzo Lo Zito viene trasferito con tanto di oneri in una sede che risulta inutile… e tra l'altro, nonostante ci sia una copiosa certificazione sanitaria, che mi vieta nel modo più assoluto di allontanarmi dalla mia residenza e raggiungere una destinazione così lontana, che comporterà la sospensione del trattamento riabilitativo e il degenerare della mia patologia cardiaca sottoponendomi a notevole stress psico-fisico e non potendo rispettare le norme prescritte di alimentazione e riposo.. Il Soggiorno avverrà in Auto e l'alimentazione alla meglio.. dato che non è previsto un alloggio di servizio e non posso permettermi il carico di un ulteriore affitto dato che ho già una casa da pagare e il mantenimento di due figli di cui uno all'università.... e tutto questo: PER PROTEGGERE una persona che meriterebbe Lei l'allontanamento o la radiazione dalla Croce Rossa italiana.. Ma tutto questo non è possibile perchè è la SORELLA di Gianni Letta....

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Beati i Fannulloni... così non avranno problemi !!

Mentre il Ministro Brunetta scaglia i suoi isterici insulti alla sinistra e lancia strali contro i “fannulloni” del pubblico impiego, desidero far presente il caso di un maresciallo della CRI che, in un contesto tutt'altro che di sinistra, vive sulla propria pelle lo scotto di aver fatto il proprio dovere (verificatore contabile e amministrativo). Incaricato di verificare lo stato contabile della CRI regionale dell'Abruzzo, ne ha riscontrato gravi anomalie denunciando, come dovuto, tale stato ai propri superiori ed alla Corte dei Conti, nonché alla Magistratura. Viene spontaneo chiedere a Brunetta cosa avrebbe fatto al mio posto, sapendo che il suo interlocutore è (purtroppo) la sorella del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Letta, la prof.ssa M.T. Letta. Sono certo che Brunetta, come il maresciallo, avrebbe fatto il suo dovere. Solo che il maresciallo non ha il suo stesso cognome e, perciò, morale della favola, ha subito un duplice ed immotivato trasferimento d'autorità in altra sede, oltre ad altre vessazioni. Se avesse fatto il “fannullone”, sicuramente il maresciallo sarebbe ancora al suo posto, avrebbe evitato di ammalarsi e, forse, avrebbe sicuramente ottenuto una bella promozione. Cordiali saluti, http://vincenzoozito.blogspot.com/

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Il sedici ottobre 1943 Ancona subisce la prima incursione aerea della seconda guerra guerra mondiale, a portarla a termine è chiamato il 57° Bombardment Wing (Dodicesima Forza Aerea) statunitense. La popolazione del capoluogo è intenta a svolvere i propri quotidiani impegni, ( nelle stesse ore a Roma i nazisti rastrellano 1000 ebrei destinati nei campi di sterminio). E' sabato mattina, l'orologio segna le 11:30, i mercati si presentato affollati, le donne non possono scegliere ma qualcosa a casa devono portare. La produzione industriale ha brillantemente superato il caos dell'otto settembre, l'attività portuale è in pieno fermento. Ma trentasei bimotori (B-25) sono già sulla verticale della città; quota di sgancio 6000 metri (altezza necessaria per sfuggire alle batterie anti-velivolo R.S.I. e tedesche). L'equipaggio americano inquadra l'unico punto di mira della missione “Il porto” e lascia precipitare 4000 bombe da 100, 250 e 500 libbre. Molti ordigni non esplodono e si adagiano sul fondo, ma i danni lungo la fascia costiera sono enormi. Via Marconi è colpita duramente. La Stazione Centrale è devastata, Corso Carlo Alberto e via De Pinedo (Via Giordano Bruno) subiscono gravissimi danni. Lo stabilimento produttore di gas è in fiamme. La città è priva d'acqua, luce e gas. Le vittime della missione sono quasi 300. Il capoluogo marchigiano subisce altri numerosi bombardamenti, ma il primo novembre, (stesso giorno della coventrizzazione di Pontecorvo provincia di Frosinone), settantadue B-24 (bombardieri pesanti) in venti minuti rovesciano su Ancona bombe dirompenti e incendiarie da 250, 500 e 1000 libbre. La struttura portuale in pratica non esiste più, le navi all'ancora agonizzano tra le fiamme, La Stazione è un braciere incandescente, il Palazzo del Governo e quello Comunale ardono per causa delle bombe incendiarie. Il Carcere è colpito da più bombe, ma all'interno del rifugio anti-aereo carcerario si consuma una diabolica tragedia: i locali proteggono persone d'ogni età, sesso e condizione sociale, la paura della morte abbraccia e unisce 4500 anime. I bimbi urlano paura tra le calde tremanti braccia dei genitori. I boati delle esplosioni sono sempre più intensi e minacciosi. L'aria all'interno del rifugio è irrespirabile...improvvisamente un nutrito gruppo di persone inizia a pregare. Un assordante boato zittisce tutti, una bomba è caduta a pochi metri, l'esplosione è violenta perciò trascina il proprio acre fumo all'interno del rifugio, peggiorando l' impossibile respirazione... colpi di tosse simili a rantoli riempiono le stanze, il viso di molti anziani diventa cianotico, ma i boati continuano. Le preghiere, i rosari si trasformano in deboli lamenti. Qualcuno maledice inglesi e americani, altri sfogano le proprie collere in direzione del dieci luglio. Fuori i boati delle bombe americane producono frastuoni ormai indistinguibili. Guardie carcerarie e detenuti cercano d'aiutare i primi agonizzanti. Ma non serve a nulla...due bombe centrano l' ingresso del rifugio. Un paio di sfere infuocate proiettano nel rifugio carcerario una doppia onda d'urto che inibisce e schiaccia 4500 sogni di vita. Giovanni Lafirenze

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

"...INCREDIBILE..."

... Luca un bambino di sette anni, il pomeriggio del 5 settembre probabilmente esausto dei pur attraenti svaghi del computer, stanco delle proprie abituali e quotidiane letture decide di recarsi in compagnia della propria bicicletta al parco della Galleana (Piacenza). Lui sfreccia tra i prati del grande giardino...Pedala lentamente fra le strutture esistenti (ai tempi della seconda guerra mondiale il parco è sede militare) improvvisamente la propria attenzione si rivolge nei confronti di uno strano oggetto... Posa la bici e lentamente si indirizza verso la strana presenza...Luca nota immediatamente che il suo giocattolo è parzialmente interrato... ...Ovviamente il bimbo aggredito dalla curiosità inizia una manuale operazione di scavo... ...Il bimbo si diverte, forse non ci sono adulti, e continua il proprio “lavoro”, tra piccoli sassi e semplice terreno...Sordo ad ogni precedente “avvertimento” conclude la piccola faccenda e ciò che trova è un ordigno bellico, residuato della seconda guerra mondiale...Naturalmente la notizia richiama adulti che solerti segnalano il pericolo ai Carabinieri di zona. Le Forze dell'Ordine recintano l'area, in attesa del Reparto Genio competente...Interviene un giornalista del luogo, quest'ultimo scopre la verità ed intervista il piccolo Luca il quale dichiara: “Ho cominciato a scavare poi ho visto che la bomba era più grande di quella trovata l'anno scorso”... ...Il piccino è felice della prodezza compiuta, ma ignora ciò che è avvenuto 24 ore prima a Pisa: Un ragazzo di 22 anni residente ad Asciano recupera un residuato bellico sui monti circostanti la zona, l'ordigno esplode tra le mani del giovane che subisce gravi lesioni traumatiche (amputate tre dita mano sinistra, gravi danni al globo oculare sinistro). Naturalmente contro il ragazzo scatta una denuncia per omessa segnalazione di materiale esplodente... ...Questa doppia incredibile cronaca contiene più morali... ...La prima: Luca un bimbo di soli sette anni lasciato solo mentre scava un residuato bellico (lo stesso parco nel tempo ha restituito numerosi ordigni bellici, nessuno nota il piccolo mentre scava??? ...la seconda: perchè il bimbo è solo nel parco???? ... La terza: Signor Sindaco una bonifica dell'area (150.000 m2) non la ritiene utile???? ... La quarta: nel caso del parco la completa assenza d'informazione preventiva, ( Cartelli di pericolo, vigli comunali o no, percorsi vietati, ecc....), un bimbo di sette anni scava e nessuno lo blocca. Ancora peggio la negata informazione di queste gravissime notizie sia su canali TV nazionali pubblici e privati, sia su quotidiani a larga diffusione. Queste lacune informative fanno in modo che la tragedia di Reggio Calabria del 2006 (dodicenne morto a causa dell'esplosione di un residuato bellico) non è recepita in altre città d'Italia. Per esempio i residuati bellici esplodenti nel 2008 solo in Italia mietono vittime a San Lazzaro di Savena, Asiago e Crocetta del Montello, ma il nostro caro Bel Paese ignora o vuole ignorare queste odierne tragedie, figlie di guerre ormai lontane. Concludo: Perciò cari canali informativi italiani se il 5 pomeriggio Luca bimbo di 7 anni ha rischiato la vita lo deve anche a Voi... Giovanni Lafirenze

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

I Gas Nervini

L’impiego di sostanze chimico/tossiche nel corso della prima guerra mondiale deve considerare: l’agente stesso, (Asfissiante, Vescicante, ecc…) sistema di lancio sul bersaglio dell’aggressivo, il tipo di munizione utilizzata, la componente ambientale e atmosferica. Intanto nel 1925 la Conferenza di Ginevra proibisce l’uso in guerra di gas asfissianti, velenosi e batteriologici. Ma al contrario nel corso della seconda guerra mondiale sia tedeschi quanto alleati possiedono e studiano armi chimiche, sempre più efficaci, ma utilizzano esclusivamente sostanze incendiarie, (Fosforo, Termite ecc…), fumogene o illuminanti. In sostanza la seconda guerra mondiale considera l’impiego di aggressivi chimici esclusivamente come risposta ad un attacco nemico con tali sostanze. In pratica la chimica diventa il terribile deterrente di se stessa. La prova storica di ciò che scrivo è il famoso bombardamento tedesco ai danni della città di Bari il 2 dicembre 1943, quando sono colpite ed affondate navi americane cariche di bombe all’iprite. Da ciò si evince la presenza di munizionamenti carichi di aggressivi anche vescicanti del tipo “arsenicali e mostarda” mai utilizzati. Ieri la notizia: “Belvedere Ostrense: rinvenuto un ordigno bellico, paura per il rischio radioattivo Dal grosso obice, presumibilmente calibro 120, fuoriusciva del liquido giallognolo. Tanto che si è temuto per la contaminazione batteriologica, da gas nervino o addirittura nucleare”. Fonte: http://www.viveresenigallia.it/index.php?page=articolo&articolo_id=211257 Ovviamente non è possibile considerare, ipotizzare un caricamento batteriologico della granata e tanto meno il rischio radioattivo del residuato bellico senza rasentare il ridicolo, perciò la mia analisi storica continua e si concentra su ciò che è possibile: I Gas Nervini: I gas Nervini possono essere assorbiti attraverso la pelle o le vie respiratorie; una volta penetrati nell’organismo spezzano in pochi secondi il funzionamento del sistema nervoso […] L’avvelenamento da gas Nervino provoca: rigidità, sudorazione intensa, riempimento del polmoni di muco, vomito, defecazione, incapacità respiratoria, paralisi e morte. In pratica è sufficiente 1 mg di tale sostanza, per uccidere in pochi secondi. Ai tempi della seconda guerra mondiale i ricercatori tedeschi studiano e perfezionano i primi Nervini, (agenti G), vale a dire: Tabun, Sarin e Soman. I britannici studiano gli agenti “V”… il dopoguerra vede una poderosa evoluzione dei nervini e neurotossici in genere…ma anche gl’inutili sforzi delle Nazioni Unite (a partire dal 1947) per debellare armi di distruzione di massa. Ora non pretendo una tale conoscenza tecnica o storica da nessuno, ma per onestà intellettuale devo dissentire e prendere le distanze dal contenuto dell’articolo… Giovanni Lafirenze

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Ha fatto il bagno in mare. Ora non potrà più avere

di Lucrezia D'Ambrosio (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…) M O L F E T T A . Ha fatto il bagno in mare. Ora non potrà più avere bambini. Ecco cosa può accadere a chi decide di «bagnarsi» a Torre Gavetone, in quel tratto di mare, a più riprese, sottoposto ad interventi di bonifica da ordigni bellici (anche a caricamento speciale) dove nessuno vieta la balneazione. Tra qualche giorno Maria (la chiameremo così) sarà sottoposta all’ennesima visita specialistica al San Raffaele di Milano. Ma ormai è certo, a carico del suo apparato genitale c’è un danno conclamato a livello neurologico. Maria dovrà rinunciare alla maternità. Nell’ultimo anno ha subito interventi, decisamente invasivi, per asportare tessuti necrotici. La lesione che ha dato origine al suo calvario è di natura chimica, essendo stata esclusa dagli specialisti ogni altra ipotesi. Lo stesso medico che, a novembre dell’anno scorso, ha effettuato, nella zona interessata dal problema, la biopsia «ha studiato - dice il marito di Maria - anche la possibilità di mettere in relazione la lesione ad agenti chimici dalle caratteristiche vescicanti (iprite in primis) notando diverse analogie tra quanto documentato nella letteratura medica e la lesione di mia moglie, fatto salvo che mai in precedenza risulta rilevato un simile problema relativo all’apparato genitale femminile». La vicenda di Maria comincia il pomeriggio di domenica 27 luglio 2008. «Dopo una giornata passata a mare in località Torre Gavetone (Molfetta) mia moglie ha iniziato a manifestare sintomi di un bruciore non consueto a livello dell’apparato genitale, gradualmente sempre più intenso e successivamente accompagnato da un dolore continuo localizzato però internamente. Il suo ginecologo, che fortunatamente ha potuto visitarla la sera stessa del 27, ha rilevato uno stato di intensa infiammazione vaginale sia esterna che interna, accompagnata, poco più internamente da una lesione dell’epitelio della mucosa. La lesione rilevata mostrava una piccola perdita di sangue ed era localizzata nella parte inferiore esterna della vagina evidenziando sin dall’ini - zio delle caratteristiche particolari che ne facevano escludere l’origine sia traumatica che microbica». Tra agosto e settembre 2008 Maria consulta tre ginecologi, due urologi, sei medici di vari pronto soccorso ospedalieri. Niente. Il dolore e l’infiammazione persistono. A novembre viene effettuata una biopsia dei tessuti sottoposti successivamente ad esame istologico Il medico che ha effettuato la biopsia parla di «tessuti necrotici» derivanti da una non meglio specificata infiammazione locale. «A questo punto - continua il racconto - l’unica soluzione possibile individuata dal medico è stata quella dell’asportazione chirurgica di tutti i tessuti necrotizzati (nella zona della forchetta vaginale) e di ampie zone di tessuti limitrofi e delle terminazioni nervose sottostanti». L’operazione è stata effettuata il 9 dicembre con successo. Ma il nocciolo del problema è ancora lì.

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

MOBILITIAMOCI E METTIAMO IN RETE LE INFORMAZIONI.

Articolo a cura del professore Matteo D'Ingeo PROPONGO CHE IN OGNI COMUNE DELLA PROVINCIA DI BARI, INTERESSATO ALLA DIFFUSIONE DELL'ALGA TOSSICA E ALLA PRESENZA DI ORDIGNI BELLICI A CARICAMENTO CHIMICO, I CITTADINI, LE ASSOCIAZIONI, I MOVIMENTI E I PARTITI FACCIANO UN ESPOSTO AL PREFETTO E ALLA PROCURA IN MODO DA FAR INTERVENIRE IL GOVERNO CENTRALE. Ill.mo Signor Prefetto di Bari c/o Comando Compagnia Carabinieri di Molfetta Ill.mo Signor Procuratore della Repubblica di Trani c/o Comando Compagnia Carabinieri di Molfetta Ill.mo Signor Comandante Compagnia Carabinieri di Molfetta Ill.mo Signor Comandante Stazione Carabinieri di Molfetta Ill.mo Signor Comandante della Capitaneria di Porto di Molfetta. Il sottoscritto ..........................................., nato a............................. ed ivi residente in ........................... in qualità di coordinatore del movimento................... sito in ............................., espone quanto segue. Premesso di aver richiesto più volte al Sindaco di Molfetta, Sen. Antonio Azzollini, con lettere del 25 luglio 2008, del 20 agosto 2008 e 29 luglio 2009 (allegati 1-2-3): -di informare la cittadinanza con report settimanali o quindicinali sullo stato di salute delle acque e delle zone balneabili del nostro territorio rispetto alla presenza delle bombe chimiche e dell’alga tossica; -di rendere pubbliche le indagini fatte dall’istituto ISPRA (ex ICRAM) sullo stato delle bombe a caricamento chimico che giacciono nel nostro mare e degli eventuali pericoli che rappresentano per la salute pubblica e per l’ecosistema; -di monitorare le acque antistanti Torre Gavetone ed altre zone per verificare la presenza di sostanze chimiche riconducibili alle bombe chimiche presenti; -di conoscere quanto prima i divieti di balneazione su tutto il nostro litorale con le relative motivazioni; -di conoscere lo stato di salute del nostro mare con i risultati delle analisi dell’acqua eseguiti dalla locale ASL e Arpa Puglia, in riferimento anche alla presunta presenza di sostanze tossiche provenienti dal materiale bellico a caricamento chimico presente nei nostri fondali; -di conoscere gli esiti degli esami tossicologici eseguiti dalle autorità preposte sul pesce pescato e venduto nel nostro territorio; -di conoscere il numero, la tipologia, il sito di ritrovamento e il tipo di caricamento degli ordigni ritrovati sui fondali del nostro mare durante l’operazione di bonifica in atto; -di conoscere i tempi e le modalità delle successive azioni di bonifica, in particolare quelle riguardanti lo specchio d’acqua antistante Torre Gavetone. -di aver presentato presso la Direzione dell’ARPA Puglia il 25 agosto 2008 (allegato n.4) una richiesta di monitoraggio delle acque marine comprese nello specchio d’acqua antistante Torre Gavetone per verificare eventuali presenze di sostanze tossiche riconducibili agli ordigni bellici a caricamento chimico presenti (l’area da sottoporre ad indagine, a nostro modesto parere, non dovrebbe essere solo quella più vicina alla riva; in accordo con gli enti che stanno già operando nella zona per lo sminamento, bisognerebbe monitorare anche le aree marine in cui sono state già individuate le bombe a caricamento chimico e/o i fusti metallici che contengono altre sostanze chimiche tossiche); -di aver riferito all’ARPA Puglia, nella stessa comunicazione del 25 agosto 2008, di un grave caso di infiammazione vaginale dovuto a sostanze tossiche non note che tutt’oggi costringono la donna interessata a cure ed interventi chirurgici particolarmente dolorosi. Considerato che: - è in atto l’operazione di bonifica da ordigni bellici nel porto di Molfetta, nell’ambito dell’ “Accordo di Programma per la definizione del Piano di Risanamento delle Aree Portuali del Basso Adriatico” dalla Legge finanziaria 448 del 2001; - il progetto coinvolge i ministeri dell’Interno, della Difesa, dell’Ambiente insieme a Regione Puglia e Comune di Molfetta e individua due aree di intervento prioritario quali il Porto di Molfetta e l’area costiera tra Molfetta e Giovinazzo (presso località Torre Gavetone); - l’ATI Lucatelli s.r.l., impegnata nel servizio di ricognizione e bonifica da ordigni bellici del fondale marino del Nuovo Porto Marittim, in data 02.01.2006, fa richiesta di sospensione del servizio essendo impossibilitata a proseguire avendo individuato una nuova zona particolarmente intasata, detta “zona rossa”, georeferenziata di superficie mq.118.000 circa, in cui si è scoperto una concentrazione subacquea di ordigni esplosivi residuati bellici di vario genere, scaricati in mare nel dopoguerra, di notevole entità, dell’ordine delle centinaia di unità; - sono stati individuati, tra gli altri ordigni, anche fusti deteriorati di aggressivi chimici; - negli ultimi tre anni, a Molfetta, sono stati numerosi i casi di cittadini che sono rimasti vittime di intossicazioni dovute alla permanenza in acqua o nelle vicinanze della battigia, o all’inalazione dell’aerosol marino in particolari condizioni climatiche. Tenuto conto che il Liberatorio Politico non ha mai ricevuto risposte dal Sindaco Azzollini in merito alle numerose domande e sollecitazioni sulle tematiche riguardanti gli ordigni a caricamento chimico e alga tossica, di cui in premessa e allegati, chiede alle SS.VV. : - di verificare se la mancata informazione e l’attività omissiva messa in atto dal Sindaco Antonio Azzollini e/o da enti e/o da terzi, nei confronti del Liberatorio Politico e della cittadinanza molfettese, possa configurarsi in un reato amministrativo e/o penale a carico degli stessi; - di verificare se tutte le operazioni in atto a Molfetta di bonifica da ordigni bellici siano svolte nel rispetto dei protocolli di specie e nel rispetto della salute pubblica e salvaguardia dell’ecosistema; - di verificare se la diminuzione del pescato negli ultimi anni nel nostro mare è dovuto alla presenza di eventuali sostanze chimiche sversate da bombe e fusti (contenenti sostanze e gas tossici) corrosi dal tempo; - di verificare se nei fondali marini antistanti Torre Gavetone ed altre zone costiere limitrofe ci sono ancora delle bombe depositate sui fondali e cementate, come affermato dal capitano Acquatico in una intervista del 9 sett. 2008 (Allegato n.5), oppure stoccate in un deposito subacqueo creato in una insenatura naturale poco distante da Torre Gavetone (allegato n.6); Il sottoscritto ritenendosi a Vostra disposizione per ulteriori chiarimenti, chiede di essere informato qualora il procedimento fosse archiviato. Con Osservanza Molfetta,19.08.2009 Il coordinatore del Liberatorio Politico Matteo d’Ingeo All. n. 1 http://liberatorio.splinder.com/post/17909967/La+salute+prima+del+porto All. n. 2 - lettera del 13 agosto ma protocollata il 20 agosto 2008 http://liberatorio.splinder.com/post/18075328/Lettera+aperta+al+Sindaco+Azzo All. n. 3 - lettera del 28 luglio e protocollata il 29 luglio 2009 http://liberatorio.splinder.com/post/21039310/Tra+bombe+chimiche+e+alghe+tos All.n.4 - lettera Arpa del 25 agosto 2008 http://liberatorio.splinder.com/post/18170648/Presenza+bombe+all’iprite%2C+r All. n.5 http://www.molfettalive.it/news/news.aspx?idnews=6462 All. n.6 http://www.marina.difesa.it/attivita/operazioni/bonificalitorale/index.htm http://liberatorio.splinder.com/post/21150884/Esposto+su+alga+tossica+e+bomb

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

"Dialetti e Gabbie Salariali”

… L'onorevole Bossi insiste: “dialetti e gabbie salariali” ...Per il vernacolo scolastico pretende una legge da presentare al Ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini, per le gabbie salariali auspica quanto prima un incontro con i sindacati, perché suo dire il salario dell'operaio/a settentrionale, al contrario del lavorante meridionale, non è ottimizzato per coprire economicamente le fisse spese famigliari ( alimentazione fitto, bollette, sanità, abbigliamento) … ... Spiega il Ministro della Difesa Ignazio La Russa che l'Umberto nazional-padano: “è vittima del sole d'agosto”... ...insindacabile anche la replica del capogruppo Pdl Maurizio Gasparri: “La scuola - dice - deve insegnare, e bene, la lingua italiana”... …. Concludo: “ Caro Umberto Bossi, oggi la grande priorità scolastica consiste nell'insegnamento delle lingue estere, no del dialetto locale; per ciò che riguarda gabbie salariali e formiconi meridionali, lei (sicuramente in buona fede) è vittima di un titanico abbacinamento... ...Aggiungo: Onorevole Bossi ha inteso che siamo in Europa? Giovanni Lafirenze

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

"...Il dialetto nelle scuole..."

(AGI)- Roma, 29 lug. - L'idea di inserire il dialetto nelle scuole "e' una proposta sulla quale si puo' assolutamente ragionare". Lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, a margine di una presentazione, a Palazzo Chigi, della carta d'intenti su Ambiente e legalita'. "Non c'e' su questo tema - ha spiegato Gelmini - nessuna conflittualita' tra Lega e Pdl. E' una polemica distante dalla realta'". La Lega Nord " ha sollevato un problema importante come quello della continita' didattica, cioe' - ha precisato il ministro - del dovere della scuola di garantire la presenza degli stessi professori per tutto l'anno scolastico e possibilmente per il biennio"."Questa proposta - ha aggiunto Gelmini - e' condivisa da tutta la maggioranza, si tratta di capire come declinarla. Ed e' allo studio una proposta per legare la docenza al territorio quindi di questo si e' discusso ieri"."Per quanto riguarda lo studio del dialetto e delle tradizioni locali, un tema molto caro alla Lega, questo - assicura il ministro dell'Istruzione - sara' affrontato in sede di revisione dei programmi. Quest'anno abbiamo fatto partire le riforme e siamo alle prese con queste. Quando affronteremo il tema dei programmi affronteremo questa proposta della Lega". Ma la Gelmini si dice convinta che "la maggioranza non fatichera' a trovare un accordo anche sul tema della continuita' didattica e sui temi delle tradizioni locali, come ha fatto per altre importanti decisioni".

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

"... Le Belle Addormentate..."

Giovedì 23 luglio 2009 I Vigili del Fuoco non scavano più tra le macerie, sono terminati i sopralluoghi atti a verificare agibilità o stabilità degli edifici colpiti dal sisma, l'Aquila è una città da ricostruire... ...Mercoledì sera Luigi mi indica città e località dell'intervento di bonifica bellica per conto del 10° Reparto Infrastrutture Napoli... ...Puntuale giovedì mattina 23 luglio alle ore 07:30 giungo all'Aquila, dopo qualche minuto incontro i colleghi... ...Ho tempo di notare le prime tende della Protezione Civile, i propri volontari. Uomini e donne d'ogni età, permeati da spirito d'abnegazione e d'amore per ciò che svolgono... ...Angeli gialli, azzurri, arancioni, custodi di chi in città ha perso parte del proprio passato... ...Penso all'ultimo sorriso del Vigile del Fuoco Marco, morto nel corso di una operazione di soccorso... ...Riconosco un gruppo di alpini, con le proprie penne nere, colme di fatica, cuore e muscoli... ...Improvvisamente distinguo la voce di Leonardo Natale, dirigente tecnico BCM, fratello del mio titolare, non sorride, qualcuno mi cede un posto sul pulmino e lentamente ci avviamo, verso il luogo dell'intervento di bonifica bellica... ...Nicola, Andrea, Antonio, non proferiscono parola, sono intenti a guardare ciò che resta di una città collassata: macerie, edifici crollati, pareti segnate e distruzioni ... ...Sul posto, ci attendono Amedeo e Salvatore del Decimo Napoli. L'area della bonifica è adiacente l'uscita dell'autostrada Aquila Ovest, dobbiamo scandagliare una superficie di 5000 metri quadri, destinata alla costruzione di nuove palazzine antisismiche. Ma il terreno nasconde due bombe d'aereo della seconda guerra mondiale, notizia e segnalazione dell'ex proprietario dell'area... ...Iniziano le operazioni di bonifica di superficie, vale a dire indagare e garantire per mezzo di addette strumentazioni tutta l'area fino a un metro di profondità. Per questa delicata operazione Amedeo decide di utilizzare due squadre BCM, simultaneamente, altro personale CCM procede all'estensione in terra della maglia da 2 metri, necessaria alla bonifica profonda, cioè l'operazione che permetterà di individuare i due ordigni bellici anche se interrati tra i 2 e 5 metri di profondità. Si lavora in sicurezza e senza sosta, sappiamo che dobbiamo trovare prima possibile le due bombe d'aereo... ... Siamo tutti a conoscenza che il primo bombardamento aereo colpisce la città di San Massimo d'Aveia, il 24 ottobre 1943, l'ultima incursione la patisce il 5 maggio 1944, queste missioni sono opera della 12a e 15a Forza Aerea perciò l'Aquila subisce sia bombardamenti tattici, sia strategici. Quindi dobbiamo individuare le due bombe... ...Filippo Loiacono, del 6° Rgt Roma, presente all'Aquila dai tempi del G8, attende i due rinvenimenti per stabilire il modello dei due ordigni bellici.. ...Nonostante il caldo, le operazioni proseguono spedite fino a sera, ma non troviamo nulla, maledizione proprio nulla... La sera a cena non si parla d'altro: “Il luogo dove giacciono le due belle addormentate”. Venerdì 24 luglio 2009 ...Le nostre attrezzature devono accelerare ogni operazione, per l'indagine profonda utilizziamo una trivella munita di un'asta cava in grado di contenere nel proprio interno la giusta strumentazione. Un secondo escavatore è già impegnato in qualche scavo a sezione ristretta, per le verifiche del caso, ma delle due bombe non c'è traccia... ...A turno ognuno di noi, guarda i confini dell'area, e immagina oltre, Amedeo come tutti vuole eliminare le due bombe ed allarga l'area da bonificare, perciò si ricomincia ogni operazione. Ma verso le 17, il nostro lavoro è compiuto, l'area è scevra, pulita, In quei 5000 metri quadrati non ci sono residuati bellici interrati. Leonardo vuole proseguire, ma deve chinarsi al cospetto delle rigide e ciniche regole di sicurezza, oltre quei 5000 metri quadrati non possiamo operare... ...Siamo convinti che le due bombe sono interrate fuori area, ma siamo impotenti... ...Mentre Leonardo ed Amedeo provvedono a contattare i geometri dell'impresa, per la compilazione dei verbali, Filippo, mi accompagna al campo della protezione Civile in Via delle Forze Armate, dove opera una mia amica... ...Quest'ultima ci accoglie subito, il campo è immenso ed “ospitale”, Filomena spiega le molteplici emergenze: “Giovanni vedi queste tende, hanno superato maltempo, freddo, pioggia e forti venti, oggi il grande pericolo per anziani e bambini è il terribile caldo, ma il campo in fondo altro non è che umile rifugio per gli sfollati dell'Aquila e del suo circondario". ...Io e Filippo ringraziamo e salutiamo Filomena, i suoi colleghi della Protezione Civile... Lasciamo il campo per tornare al nostro posto di lavoro. La squadra è già pronta per rientrare a Caserta, chiedo loro di accompagnarmi a Pescara... ....Durante il breve tragitto ognuno giura la presenza delle bombe in un luogo particolare, chi indica il vecchio albero, chi cita una casa isolata, chi la scheggia di bomba d'aereo rinvenuta, il viaggio diventa un tormentone. Spiego che nel corso della II Guerra Mondiale, l'Aquila subisce pesanti bombardamenti tutti concentrati nella nella zona della stazione, su centri e caserme occupate dai militari tedeschi, ecc... Qualcuno mi chiede del movimento partigiano locale, ma siamo già in stazione, devo rientrare a casa, saluto tutti i colleghi e m'avvio verso il secondo binario... Giovanni Lafirenze

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

TRA BOMBE CHIMICHE E ALGHE TOSSICHE.....

LA MAFIA SIAMO NOI SE ABBASSIAMO LA TESTA!! " La parte peggiore dell'umanità, non è la pratica quotidiana degli uomini malvagi bensì il silenzio degli uomini onesti.." MLK "TRA BOMBE CHIMICHE E ALGHE TOSSICHE QUALE FUTURO PER IL NOSTRO MARE? MINACCIATO DI MORTE MATTEO D'INGEO Luogo:GELATERIA LENA - PORTO - BANCHINA SEMINARIO Ora:venerdì 31 luglio 2009 19.00.00

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

"...Don Raffè..."

...Questa mattina invitato da una mia amica a commentare una nota indirizzata nei confronti dell'essere umano e dei suoi ideali, scrivo il mio pensiero... ...Ma poche ore dopo m'imbatto in una sconcertante, (eufemismo), notizia: “ In California già si pensa a trasformare le carceri in alberghi a 1, 2, 3, 4,5, stelle... ...Tutto ciò ovviamente in base al potere economico del detenuto... ...Perciò l'identico reato, favorirà al recluso facoltoso una comoda detenzione, al contrario dello squattrinato che vivrà il proprio inferno, magari a qualche piano inferiore... ...Per fortuna in Italia decisioni così aberranti non prenderanno mai piede... ...L'Italia è il Paese dove legge, reato e pena non hanno mai considerato il portafoglio dei reclusi... ... Don Raffè... De Andrè docet... G.L.

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Alessandro Di Lisio

…Alessandro sei in missione di “Pace”, questa volta la tua professione ti ha condotto a Kabul, una città priva di tregua… …Sei con la tua squadra nei pressi di Farah, improvvisamente hai l’impressione d’udire un boato, un turbine infuocato lacera il tuo cuore… …E’ un istante: rivedi ogni figura che ha incrociato il percorso della tua vita. …La tua mente vola verso il tuo ieri tra sogni mai esauditi… …Le voci dei commilitoni sono già assenti, sei travolto dal silenzio della morte… …Venerdì 15 luglio la Cattedrale di Campobasso sarà stracolma, in migliaia vorranno porgerti l’ultimo saluto... …Lacrime su lacrime scivoleranno sul tuo feretro… …Alessandro la tua violenta scomparsa, accentuerà le numerose polemiche già in atto... …Le guerre, le missioni di pace, le vittime di Nassirya, i volontari sequestrati… …In tanti strumentalizzeranno politicamente il tuo assassinio… …La destra, la sinistra, per qualche settimana sarai l’argomento base del Bel Paese, ma nessuno, ripeto nessuno, sarà in grado di maledire, la sorridente industria bellica mondiale… …Addio Alessandro… G.L.

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

SENZA PAROLE

Ferito operaio nel bolzanese per lo scoppio di un proiettile incredibilmente incementato in una parte Stava lavorando alla ristrutturazione di un edificio scolastico quando ha forato con il martello pneumatico uno dei muri e proprio in quel punto ha incontrato un proiettile che ha così provocato lo scoppio della parete. Il singolare incidente è avvenuto ad Appiano, un paesino vicino Bolzano e l’operaio, di 27 anni, ha riportato lesioni non gravi al volto ed al torace. Come hanno confermato i carabinieri, sul muro è stato fatto un rilevamento con il metal detector e sono stati trovati altri oggetti metallici. Gli artificieri dovranno controllare se si tratti di altri proiettili, mentre i carabinieri sono impegnati a stabilire chi li abbia incorporati nella massa del cemento usata per costruire la scuola, realizzata nel 1968. Fonte: http://www.anmil.it/anmil/?tool=TKEvents&msId=2273

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

"...Il dramma di Viareggio..."

Un treno merci con cinque vagoni/cisterna, carichi di gpl deraglia. Ciò incredibilmente causa un'esplosione in prossimità della Stazione Ferroviaria di Viareggio. La Protezione Civile fornice i primi dati: 15 morti, 4 dispersi e trentacinque feriti in gravissime condizioni. La deflagrazione coinvolge l’area adiacente e provoca il crollo di alcune abitazioni. Il teatro della tragedia è dantesco, i soccorritori si confrontano con palazzine in fuoco, corpi arsi, fumi incandescenti e l’acre odore della morte. Ma si continua a cercare superstiti tra le macerie. In fatti una coppia è stata salvata dai Vigili del Fuoco. Un Miracolo giallo verde. Funzionari delle Ferrovie dello Stato sostengono che l’incidente è causato dal cedimento di un carrello. Ipotesi di reato: “Disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo e incendio colposo”. I magistrati stanno acquisendo e vagliando le varie relazioni dei Vigili del Fuoco e delle forze dell'ordine. Un giornalista del luogo coglie l’affermazione di un autorevole personaggio istituzionale: “Se scopriremo che le norme per la sicurezza nel trasporto dei materiali pericolosi non sono adeguate, le cambieremo, anche in Europa”. Al contrario è più realista chi dichiara: “Il disastro ferroviario di Viareggio è una delle peggiori tragedie che abbiano colpito il nostro Paese, in un settore, (ferroviario), così delicato e strategico”. Vigili del Fuoco, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, personale medico del 118, sono ancora impegnati per salvare possibile e impossibile…!!! Un quesito: Egregia Ferrovia dello stato …la manutenzione? Lei dichiara che nel caso di Viareggio questa non è a Suo carico. Non comprendo, ma Lei non è dovuta a controllare tutto ciò che viaggia e tra i fasci dei binari? Rivedere la Sua politica a proposito dei tagli sul personale, no? Desidero terminare queste righe con i miei pensieri rivolti nei confronti di chi non c’è più. Di chi piange figli, genitori e parenti, e di chi non possiede più nulla… - G.L.

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Tu che della madre di Gesù porti il nome

Ho incontrato il tuo sguardo gelido e ho sentito freddo. Ho sentito la tua voce e ho avuto paura. Ho visto l'ansia nel tuo muoverti e ho avuto dubbi. Ho sentito le tue paure e volevo liberartene. Ho visto la stima nei tuoi occhi e mi sono sentita bene. Ho rivisto i tuoi occhi e ho visto verdi ruscelli. Ho riudito la tua voce e ho sentito calore. Ho veduto la tua onestà, integrità, moralità, rispecchiandomi. Ho guardato le tue lotte,e le ho fatte mie. Ho visto in una donna, tante donne,che ogni giorno....mi dava il buongiorno !!! Tu che della madre di Gesù porti il nome Lucia

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Quattro Maggio 1991 è nata una Stella,,,,

Carissimo Matteo, oggi tu compi diciotto anni, grande traguardo per te, e anche per noi genitori. Cosa dirti, che tu non sappia già; che sei circondato d’amore, che siamo fieri di te di come sei cresciuto, di come riesci con la tua simpatia ad essere pieno d’amici, a far sorridere i professori, che in te vedono quel ragazzo pieno di bellissime doti a tal punto da definirti l’ultimo dei cavalieri, una mosca bianca o augurarsi che i loro figli assomiglino a te. Dolcissimo figlio mio, quand’ero in attesa tante cose ti ho scritto, tanto con te ho parlato, mi sono raccontata, e ti ho raccontato, le mie gioie, le paure nel diventare mamma. Siamo cresciuti insieme a te, in quanto vera è la frase “genitori non si nasce, ma si diventa “ giorno per giorno anche sbagliando, sempre nel rispetto del fatto che, si, tu sei nostro figlio, ma persona, quindi reciprocamente ci siamo sempre chiesti scusa. Figlio mio adorato e buono, continua cosi, la tua strada oggi è più difficoltosa, ma siamo sicuri che, la tua determinazione, la tua correttezza, farà si che tu possa raggiungere il traguardo che ti sei prefissato. Oggi sei maggiorenne, chiedo, mi auspico, che, tutto ciò che tuo padre ed io ti abbiamo insegnato, resti per sempre nel tuo cuore. Il senso del rispetto, la tolleranza, l’educazione, il sapere fare un passo indietro se ne vale la pena , ma soprattutto , amore , gentilezza, cortesia, per quella che domani sarà la tua compagna di vita. Chiudo, chiedendoti una piccola promessa, aiuta sempre chi è in difficoltà, con uno sguardo volto a gli anziani, disabili, bimbi, e ciò di più bello che tu possa fare , ramo gentile del nostro albero. Mamma Papà

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Grandi opere

Riprendo una nota del Dr Mario Tozzi,(primo ricercatore Cnr -Igag e noto cnduttore televisivo)circa l'utilità o meno di realizzare l'ormai iper-discusso "ponte sullo Stretto di Messina"in tempi di incipiente crisi economica, dove purtroppo una triste tradizionevuole che il prezzo lo debbano pagare gli uomini più poveri e l'Ambiente. In un momento in cui bisognerebbe pensare alle piccole opere diffuse, alla difesa del territorio contro i rischi naturali sempre in agguato, nonchè ad un'economia strettamente legata alll'ecologia, ecco che il ns govern cala nuovamente l'asso dlla manica: 18 miliardi di euro per grandissime opere e un nuovo condono edilizio (seppure ben celato).L'OPERA SIMBOLO CONLA QUALE IL PRESIDENTE BERLUSCONI INTENDEREBBE ENTRARE NELLA STORIA, SAREBBE IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA,cche sàilponte a campata unicca più lungo mai realizzato prima(oltre 3500 mt)e, ne ststempo, il clgamento di cui meno c'è bisogno nel ns disastrato paese.Mi chiedo a cosa servirà un superonte come quello, quando la rete stradale e ferroviaria siciliana e calabrese è ancora ferma all'anteguerra? Inoltre il ponte piace in ragione inversa della sua vicinanza allo stretto:nessun messinese o reggino ne può essere contento, non soltanto a causa dell'impatto paesaggistico terrificante, ma anche perchè -qualora se ne volesse servire- dovrebbe prendere l'auto (che altrimenti non prenderebbe), farsi mezz'ora di strada, attraversare il ponte e poi farsi un'altra mezz'ora per rientrare nell'altra città.Sarebbero 12.000 i pendolari dello stretto cui il ponte non servirà granchè. Se i soldi per finanziare l'opera non provenissero dai privati (come si vocifera), bensì dal pubblico,sarebbe ancor più scandaloso, perchè quella potrebbe essere la zona in cui ci sarà il prossimo terremoto disastroso, ed ha solo il 25% delle abitazioni antisismiche. Il ponte regggerebbe alle scosse del 7,1 grado Richter,ma sismi meno violenti raderannno comunque al suolo le città dello stretto eciò sarebbe imperdonabile. Terremoti violenti metterebbero in moto grandi franea scivolamento profondo, che potrebbero interessare i piloni stessi del ponte, ma, a detta del Dr Tozzi, nessuno sdio a tale proposito, sembrra sia stato debitamente commissionato. Progettazione carente, scarsa utilità, distrazione di fondi, rischio idrogeologico, il tutto per un'opera mai tentata prima, al mondo. Il tutto quando un siciliano esce dalla sua isola, in media, una sola volta ogni 10 anni, e quando gli aerei low-cost e le navi hanno già preso il posto di auto e treno.Sul ponte si ipotizza un traffico veicolare che, se davvero si realizzasse, trasformerebbe un'area straordinaria in un incubo di metallo. Non siamo più nel dopoguerra, conclude Tozzi; le infrastrutture dovrebbero assecondare lo sviluppo, non guidarlo,a meno che non si tratti, in realtà, di grandi opere, ma di MEGALOMANIA senza fine!!!

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Quinta rosa

Se qualcuno avesse avuto la bontà di cercarmi, di accendere la scintilla del desiderio per regalarmi il sole della vita, ecco io a quest’ora sarei il figlio di un racconto, o il racconto di un figlio, e non il fastidio di un’ipotesi partorito da un rammarico. Se solo mi avessero cercato,e magari trovato, oggi non sarei prigioniero di un sogno che non ha la licenza di accadere, perché condannato all’isolamento eterno del non “succedere”. Eppure ogni tanto, sfidando il divieto di volare, provo a immaginare quello che sarei stato se soltanto fossi nato! E allora mi accendo, mi agito, penso… Penso che mi sarebbe tanto piaciuto se qualcuno mi avesse cercato dentro l’abbraccio di un’ estate e, dopo avermi inseguito coi ribalzi ansiosi dell’attesa, mi avesse partorito a maggio, insieme alla dolcezza delle rose. E con l’attenzione di quel fiore, mi sarei arrampicato sui bordi della vita e, strillando la mia sorpresa, avrei incrociato i primi movimenti della mia storia: il pianto felice di mia madre e gli occhi emozionati di mio padre. Se qualcuno mi avesse cercato, per ringraziarlo della gentilezza, gli avrei acceso i giorni col piacere di guardarmi, e gli avrei riempito le notti con la protesta di chi pretende di addormentarsi dentro il privilegio delle braccia. Poi gli avrei fatto venire l’ansia col disturbo del primo dente, esultare l’animo con l’esibizione delle smorfie larghe del sorriso, la conquista traballante dei passi,e i salutini coi bacini piccolini stampati sulle manine. E li avrei fatti anche litigare sul distinguo dei primi rumori vocali. -Sentito? Ha detto “ mamma” ! -No, no, ti sbagli, ha detto “papà” ! Per loro, sarei stato una vittoria prima ancora d’iniziare a vivere. Se fossi nato, con la forza e il diritto della verità, avrei potuto raccontare di quanto era bello vedere la loro premura venirmi a prendere fuori dall’asilo, e di come erano stupendi e indispensabili quando mi accompagnavano fino davanti alla scuola. Sarebbe stato bello anche condividere con loro il sette in matematica, la medaglietta d’argento del torneo di pallavolo e l’ansia da ospedale per le macchie della varicella o la frattura al polso per una caduta in bici. Sarebbe stato straordinario poter rammentare per sempre, con la forza della poesia, le fiabe notturne di mia madre, le avventure inventate di mio padre e le care premure che entrambi avrebbero potuto attaccarmi sulla vita. – Al più bel bambino del mondo. Firmato: mamma e papà. Sarebbe stato bello, se in quella voglia di allargare l’abbraccio avessi potuto liberare tutti i colori dell’umore. L’incredibile sorpresa di crescere, il timore di non arrivare, e poi le prime danze d’amore, gli incidenti del cuore, l’euforia ubriaca del vincitore, il tonfo deluso del vinto e tutte le tristezze che hanno l’opportunità d’inciampare sui gradini della vita. -Mamma, ho paura! Papà, non ce la faccio! E pur ignorando la forza e la forma, sono certo che mi sarei salvato dentro il piacere immenso del riparo del genitore, quello che senza bisogno di spiegare e insegnare riesce a dimostrare quanto siano straordinari e potenti i muscoli dell’amore. Se fossi nato, con la forza di quel bene, oggi potrei leggere sulle mie mani tutte le carezze fortunate date sulla pelle giovane, le schiene piegate e i capelli bianchi dei protagonisti di un desiderio. Un desiderio che in questo volo senza ali, adesso potrebbe vantare la verità del mio nome. Se solo mi avessero chiamato, se solo mi avessero cercato, se solo… Ma perchè non l’hanno fatto? Perché non sono nato? In fondo, bastava solo trovare una fessura nel cuore, cinque minuti d’amore, o una “retromarcia” che invertisse la direzione, e oggi qualcuno potrebbe scrivere la storia gioiosa di un fiore in più, e la stanchezza solitaria di due alberi in meno.. Tratto dal libro Attenti alle Rose Autore Pino Roveredo Carissimi amici, ho inserito questo testo, in quanto 3 settimane fa circa, mio marito ha letto questo brano, a nostro figlio, è stata forte l'emozione di sentire il padre, leggere con tanta dolcezza, fermandosi ogni tanto per spiegarne le frasi. Mio marito in fine ha detto a Matteo, sei tutto ciò, che in questo brano è stato scritto, con una differenza, tu sei nato, sei nato a Maggio.... Lucia

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Sisma: morti 4 bimbi all'Aquila

Sisma: morti 4 bimbi all'Aquila
Due vittime a Fossa, 8 dispersi in un altro centro
(ANSA) - PESCARA, 6 APR - Quattro bambini sono morti all'Aquila in seguito ai crolli del terremoto. Sono due le vittime a Fossa, un centro vicino al capoluogo. Otto persone sono disperse a S.Demetrio ne' Vestini e un ponte, sempre nella zona di Fossa sarebbe crollato su una autovettura.
All'Aquila gravi lesioni ad un hotel e tre palazzine crollate nel centro. Danni a case si registrano anche nel Pescarese, tra Penne e Popoli, con lesioni a infrastrutture. Nella regione chiuse oggi tutte le scuole.

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

un pensiero

Non posso darti soluzioni per tutti i problema della vita Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori, però posso ascoltarli e dividerli con te Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro Però quando serve starò vicino a te Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cadi La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice Non giudico le decisioni che prendi nella vita Mi limito ad appoggiarti a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti, Però posso offrirti lo spazio necessario per crescere Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo. Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere Solamente posso volerti come sei ed essere tua amica. In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico in quel momento sei apparso tu... Non sei né sopra né sotto né in mezzo non sei né in testa né alla fine della lista Non sei ne il numero 1 né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere il 1° il 2° o il 3° della tua lista Basta che mi vuoi come amica NON SONO GRAN COSA, PERO’ SONO TUTTO QUELLO CHE POSSO ESSERE Jorges Luis Borges

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Lo Stato dov'è

L’attuale situazione finanziaria italiana vive tra paradisi economici smisurati e veri inferni colmi di privazioni. Terribili realtà all’interno delle quali i sostantivi stenti e sofferenze, emergono come necessari eufemismi utili a tutelare non tanto la dignità di chi soffre la precaria condizione, ma al contrario coprire e difendere le coscienze di tutte quelle autorevoli personalità che trovano utile fingere di non sapere o peggio che provano fastidio se costretti a guadare la triste realtà. In fatti il politico deve pensare al problema di una comunità, non ha tempo da rivolgere ad una pensionata, (classe 1941), che vive con 500 euro mensili, una figlia a carico e un fitto mensile di 300 euro per una casa di 35 metri quadri, due umide stanze in rovina e prive di riscaldamento. Anche in questo caso mi chiedo lo Stato dov’è. Lo Stato è impegnato nel combattere il “fenomeno”, del precariato, molto bene aggiungo, ma devo constatare che anche in questo caso è sparito dalla lessicologia italiana il temine: “disoccupato”. In fatti questa voce è letteralmente scomparsa sia nei discorsi/interviste dei nostri politici, sia dal mediatico in genere. Il mio accento su questa strana scomparsa lessicale, è dovuto al motivo che la figlia della pensionata in oggetto è una ragazza disoccupata. Non possiede alcun lavoro da difendere, non ostante sia in possesso, di un diploma di laurea e forse anche qualcosa in più. Ma sicuramente le due donne sono padrone di una rara ed immensa virtù, la “dignità”. Proprio in nome di quest’ultima continuo a chiedermi lo Stato dov’è. Certo queste due righe, non possono rendere giustizia alla tragedia famigliare in corso, ma spero siano in grado di sensibilizzare ed orientare i nostri pensieri nei confronti di chi in Italia vive già in anticipo il proprio inferno. Giovanni Lafirenze

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Piccoli moneti di vita

Si possono incontrare tante persone ogni giorno, e non notarle, perchè lo sguardo non va oltre. Li puoi incontrare in centro città, in treno, in aereo, poi all' improvviso un giorno alzi lo sguardo e vedi davanti a te un'altro sguardo, ti colpisce e non comprendi il perchè, forse quello sguardo ti ricorda qualcuno, qualcosa o forse niente, è solo un bel vedere, lo guardi più attentamente, occhi chiari, viso sorridente, mani perfette, ma il tuo correre per prendere il treno, l'aereo o solo per far compere in centro città con amici fa si, che, quello sguardo resti un frammento di ricordo. La stessa cosa può succedere con la voce. Senti parlare ogni giorno tante persone, le puoi sentire in ufficio, in strada, alla stazione, in aeroporto, al centro commerciale, al telefono o al cellulare, ma non cambia il ritmo della tua giornata. Rispondi ad una chiamata sul cellulare, dall'altra parte una voce che non conosci, sai che ha sbagliato numero, ma quelle poche parole, e quel scusarsi per averti disturbata, con una voce, che è voce, rispondi con tutta tranquillità, non si preoccupi non mi ha disturbato e gli auguri una splendida giornata, perchè quella voce ha illuminato la tua. Lucy

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

10 febbraio il "giorno del ricordo"

Scritto da Isabella La Rocca 10 febbraio 1947: la firma del trattato di pace di Parigi sancisce la perdita per l’Italia dei territori dell’Istria e della Dalmazia. L’esodo che ne derivò coinvolse circa 350 mila persone. Ma non fu la conseguenza peggiore. Già un primo anticipo degli orrori pronti ad incombere su quella striscia di terra di confine si era avuto nel 1943, per poi raggiungere l’apice nel 1945, a guerra ormai finita, quando i partigiani di Tito massacrarono migliaia di italiani, militari e civili, uomini e donne, adulti e bambini, gettandole, vivi o morti, nelle foibe. Già le foibe…quanto abbiamo detto, qualche settimana fa, a proposito del giorno della memoria possiamo ripeterlo, e a maggior ragione, anche adesso, in occasione del giorno del ricordo, perché quella che coinvolse circa 10 mila persone che furono torturate, seviziate e gettate, spesso ancora vive, nelle foibe, è una pagina di storia volutamente e colpevolmente coperta dall’oblio: una vera e propria realtà negata e rimossa a testimonianza di come, per quanto la storia sia piena di crimini spesso, ormai, siano i crimini a non fare più storia e di come le ideologie, le convenienze di parte e l’opportunità politica possano rapidamente archiviare anche le peggiori atrocità di cui l’uomo si è reso colpevole contro i suoi stessi simili. La tragedia del confine orientale, l’esodo e l’eccidio che portarono alla dissoluzione di un’intera regione, era una realtà troppo scomoda per l’Italia del dopoguerra, desiderosa solo di iniziare una nuova rinascita. Commettendo l’errore di farlo fingendo di aver dimenticato e ignorando che la storia, volenti o nolenti, tende a ripetersi se e quando, soprattutto, piuttosto che essere affrontata e superata con consapevolezza e analisi dei fatti, viene archiviata troppo in fretta. Sono così dovuti passare lunghi anni perché il termine “foibe” entrasse di diritto nel dizionario storico e politico degli orrori di guerra e quelle voragini rocciose a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione dell’acqua, diventassero sinonimo e simbolo di un’inguaribile ferita nella memoria dei superstiti e di un’illimitata barbarie nella coscienza dei colpevoli di una carneficina che, in nome dell’odio politico-ideologico, portò alla pulizia etnica voluta e pianificata da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. Contro la rimozione collettiva delle foibe e in ricordo di quanti, in quegli anni, subirono violenze e soprusi è stato istituito, nel 2004, il “giorno del ricordo”, per aiutare a far conoscere una pagina di storia dimenticata la cui testimonianza è lasciata “solo” ai racconti dei pochi superstiti, e degli altrettanto pochi storici e studiosi che, contrastati ma pur sempre tenaci, hanno in qualche modo contribuito a far luce sulla scomoda e triste realtà di quegli anni; verità che, per lungo tempo, e in alcuni casi ancora oggi, non trovò spazio neanche sui libri di testo ma che deve essere, ad ogni costo, conosciuta il più possibile, perché il trascorrere del tempo non continui ad insabbiare, ancora, le vittime di quella tragedia. Un giorno che non deve essere, però, solo occasione per la retorica dei buoni sentimenti e dei buoni propositi, ma l’input per una riflessione, storica ed umana, che perduri anche nei restanti 364 giorni, utili tanto quanto questo ad imparare a conoscere quanto è accaduto, a capirne le dinamiche storiche ed evitarne la ripetizione. Una riflessione che partendo da pretesti ben precisi, quali i vari giorni della memoria o del ricordo, prenda sì spunto dagli specifici avvenimenti storici, ma prescinda dalla singolarità di ognuno di essi per mettere a fuoco l’essenza stessa della complessa realtà di un secolo, il novecento, segnato da ricorrenti barbarie delle quali l’olocausto è solo il simbolo più eloquente, ma non l’unico: Cambogia, Armenia, Kosovo, laghi australi africani, Ucraina…sono solo alcuni capitoli di una storia che deve far scuola ed insegnare, ogni giorno, quanto è accaduto, quanto può accadere e quanto deve essere evitato. Se facciamo di ogni ricorrenza storica una pura e sterile rievocazione di fatti appartenenti ad un passato ormai andato e a una realtà erroneamente ritenuta altro da noi, continueremo a far sì che la storia venga solo (e non sempre, come la vicenda delle foibe testimonia),insegnata dai libri di scuola come insieme di nozioni senza che, in realtà, possa veramente insegnarci nulla. “Dobbiamo onorare e ricordare le vittime delle foibe – ha dichiarato il Presidente Napolitano in occasione di questa ricorrenza – e il modo migliore per farlo è dimostrare di “aver appreso tutti la lezione della storia”. Isabella La Rocca Condivio appieno ciò che scrive Isabella La Rocca. Le Foibe ( dal latino "fovea", che significa "fossa"); non sono solo voragini rocciose carsiche, a forma di imbuto rovesciato, create dall'erosione di corsi d'acqua, che possono raggiungere anche i 200 metri di profondità, ma rappresentano anche delle inguaribili ferite nella memoria e nella coscienza di molti italiani A Basovizza sull'altipiano carsico triestino c'è il monumento/Sacrario,di una delle foibe più grande, li sono caduti tante persone,gettate dentro in maniera barbarica. Legavano i prigionieri con il filo spinato , e poi gettavano il primo, che, poi si trascinava tutti gli altri. Dopo parecchi anni di ricerca, scavando a profondità notevole, sono apparsi alla luce i cadaveri di tantissime persone. In alto ho accennato a Basovizza, ma cos'è? Occorre precisare che questa tristemente famosa voragine non è una Foiba naturale, ma il pozzo di una miniera scavato all'inizio del secolo fino alla profondità di circa 300 metri, nella speranza di trovarvi il carbone o altro minerale prezioso (al tempo vi era chi diceva che lì potesse esservi l’argento). La speranza andò delusa e l'impresa venne abbandonata. nessuno allora si curò di coprire l'imboccatura e così, nel 1945, il pozzo si trasformò in un grande, orrida tomba. Anche qui i deportati venivano prima catturati poi fatti salire in autocarri della morte questi, con le mani straziate dal filo spinato venivano sospinti a gruppi verso l'orlo dell'abisso. Una scarica di mitra ai primi faceva precipitare tutti nel baratro. Sul fondo chi non trovava morte istantanea dopo un volo di 200 metri, continuava ad agonizzare tra gli spasmi delle ferite e le lacerazione riportate nella caduta tra gli spuntoni di roccia. La maggior parte delle vittime venivano prima spogliate e seviziate. Per quanto riguarda specificamente le persone fatte precipitare nella foiba di Basovizza, è stato fatto un calcolo inusuale e impressionante. Tenendo presente la profondità del pozzo prima e dopo la strage, fu rilevata la differenza di una trentina di metri. lo spazio volumetrico - indicato sulla stele al sacrario di Basovizza in 300 metri cubi - conterebbe le salme degli infoibati: oltre duemila vittime! Una cifra agghiacciante. La mia non vuole essere una polemica, ma tenere vivo il ricordo di chi è caduto senza aver nessuna colpa. Un pensiero un ricordo Lucia

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

ELUANA é VIVA

Non ci riesco . Avevo detto di leggere i giornali prima di scrivere , ma non ce la faccio .Ho promesso a Giovanni di scrivere qualcosa su Eluana Englaro , detto fatto .Promessa mantenuta .Ma che fatica scrivere su Eluana , non perchè non volessi ,ma perchè sono veramente schifato di tutto quello che sta succedendo .Per parlarvi di Eluana , prima devo parlarvi di mia madre ,De Lazzari Guglielmina .Mia madre nell'ottobre del 2001 ha avuto un ictus ,e si è salvata per miracolo .Ritornata a casa dall'ospedale era semiparalizzata alla parte sinistra del corpo ,e si stava riprendendo alla grande .Ogni giorno io andavo da mia madre prima che si alzasse dal letto ,(premetto che io non sono sposato ,e abitavo con lei )e le dicevo :Mamma ,prima di alzarti siediti sul letto e aspetta alcuni minuti ,perchè se cadi per terra puoi romperti il femore , e nulla sarà più come prima .Parole inascoltate le mie ,gli anziani si sa, fanno quello che vogliono .Quindi rottura del femore , ambulanza e in ospedale .Operata , si era ripresa bene ,ma non riusciva più a camminare .Dopo il femore si sa viene l'embolia polmonare ,ormai avevo l'abbonamento per l'ospedale .Dopo tante peripezie nei primi mesi del 2004 ,lei non voleva più mangiare ,ogni giorno sempre meno ,e io facevo di tutto per farla star bene ,perchè il vederla in quelle condizioni mi levava il cuore .Dalla disperazione ,sono arrivato al punto di sperare che morisse ,perchè non ce la facevo più .Il vederla soffrire ,mi provocava dolore e stress.Io ero l'unico di quattro fratelli ,che faceva tutto per lei ,gli altri se ne fregavano ,perchè dicevano :sei tu in casa con lei ,noi non abbiamo tempo perchè siamo sposati ,tu no .Pensate il mio tormento a quelle parole .Un bel giorno successe il disastro ,per un'emmoragia ho dovuto ricoverla ancora .I medici dell'ospedale mi mandarono a chiamare ,e mi dissero : sua madre ha un tumore alla vescica ,ecco il perchè dell'emmoragia.Purtroppo mi dissero che non potevano operarla perchè sarebbe morta solo con l'anestesia , ma mi dissero : decida lei .Io decisi , niente operazione ,meglio così che non vederla più , le volevo troppo bene .Naturalmente a lei non dissi niente , e i miei fratelli approvarono la mia decisione .Da quel giorno la vita di mia madre dipendeva solamente da me .Se le davo le pastiglie perchè il sangue non coagulasse ,si riempiva la sacca del catetere di sangue e rischiava ancora un'altra emmoragia ,al contrario se le sospendevo rischiava un'altro ictus .Ogni santo giorno lottavo con lei ,tra la vita e la morte .Finchè un giorno chiuse gli occhi ,mentre stava mangiando ,ma lei era convinta di vederci .Altro ictus ,inevitabile purtroppo .Dopo una settimana di ospedale ,entrò in coma irreversibile dissero i medici .Il 14 giugno 2004 , io ero al funerale del sindaco di un paese vicino ,la badante che era in ospedale con lei mi telefonò e mi disse che stava morendo .Gli risposi che non potevo andare da lei e che sarei arrivato più tardi .Credetemi quando sono arrivato ,erano le 8 di sera ,era ancora viva e respirava autonomamente .Io le sono stato accanto fino alle ore :20.28 ,a quel punto il respiro sempre più affannoso ,lei stava morendo .Le presi una mano ,l'altra mia mano gliela misi sulla fronte e lei spirò .Tutti mi dissero , lei ti stava aspettando ,credetemi loro ci vedono e ci sentono ,anche se sono in quelle condizioni .Mai avrei voluto che mia madre morisse ,sarei andato avanti una vita ad assisterla ,è forse amore questo ? A quinto di Treviso c'è la famiglia Righetto che assiste la figlia ,in coma come Eluana da 7 anni .Mai si sognerebbero di farla morire così ,di eutanasia .Ogni giorno le parlano ,la toccano ,vivono con lei ,morirebbero per lei .Quindi , perchè ,perchè ......Entrò in ospedale perchè aveva un tumore al cervello ,e disse di non voler diventare un vegetale , ma così fu .Chi ci dice che non avrebbe cambiato idea ? Anche lei respira autonomamente come Eluana . è come Eluana .E un Presidente della Repubblica ,rifiuta di firmare per salvarla , perchè , perchè .......Se Silvio Berlusconi o altri prima di Napolitano ,fosse stato Presidente , ora non saremo a questo punto ,perchè lui dice noi amiamo la vita .Ora hanno cominciato quei " medici " ,niente li ferma ,perchè loro devono farlo , ma per chì ????? Ora mi fermo quì , ci sarebbero molte altre cose da dire ,Giovanni Lafirenze ha vissuto un'esperienza simile ,è stato in coma per diverso tempo , a lui spetta ora raccontare .............. Arrivederci , W la vita . Antonello Hrelia

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Inquietante e sconcertante

L ‘ AIFA è l’ Agenzia Italiana del Farmaco, tra i suoi compiti vi è quello di approvare e monitorare l impiego dei farmaci e determinarne i prezzi.. Il governo dichiara di voler ridurre i poteri dell’AIFA separando la determinazione del prezzo dei farmaci dalla valutazione tecnica sulla loro efficacia, restituendo il potere decisionale sui prezzi al Ministero della sanità e del welfare. Tutto Ok o quasi, se …le connessioni tra i Ministeri della sanità e del welfare con il sistema industriale non fossero sgradevolmente strette: - La moglie del ministro Maurizio Sacconi è direttrice generale di Farmindustria, l’associazione che promuove gli interessi delle aziende farmaceutiche. Pertanto sarà Sacconi a determinare quanti profitti dovranno ricavare le associazioni riunite nella Farmindustria di cui sua moglie è direttrice generale ! Opportunità e decenza non sembrano essere di casa nei nostri ambienti governativi ! La notizia l’ ho appresa da “ NATURE “, di cui vi do il link e l’ articolo originale Ovviamente i nostri “ pennivendoli italici “ in merito nulla dicono; le notizie che ci riguardano dobbiamo cercarle nei giornali stranieri ! Neva Allegra http://www.nature.com/nature/journal/v454/n7205/full/454667b.htmlEditorial Nature 454, 667 (7 August 2008) doi:10.1038/454667b; Published online 6 August 2008Clean hands, please Top of page AbstractThe Italian government needs to maintain a careful distance from industry.Fifteen years ago, at the height of Italy's 'Clean Hands' anticorruption campaign, police broke into the house of Duilio Poggiolini, head of the national committee for drug registration, and discovered gold bullion under his floorboards. For many Italians, the image of that gleaming bullion still resonates — an enduring symbol of a time when government officials, up to and including the health minister, routinely took bribes from the pharmaceutical industry to approve drugs and fix their prices.Steps were taken to avoid such a situation arising again. So it is worrying that Nello Martini, a pharmacist with no political associations, has been removed by Prime Minister Silvio Berlusconi's new government as head of AIFA, the autonomous agency created in 2004 to register drugs and supervise their use. Martini successfully carried out a mandate to limit spiralling drug expenditure to 13% of the total health budget. But in the process he incurred the wrath of industry. Only a few weeks ago, government prosecutors in Turin charged Martini with disastro colposo, or 'causing unintentional disaster', for bureaucratic delays in updating the packaging information on the side effects of a few drugs — although none required more than minor rewording of existing text.Martini was replaced in the middle of July by microbiologist Guido Rasi, a member of AIFA's administrative board, who has been described in the Italian press as being close to the far-right party Alleanza Nazionale, which forms part of Berlusconi's coalition government. Even more worryingly, the government, which took office in May, says it plans to reduce AIFA's power by separating the pricing of drugs from technical considerations of their efficacy, bringing pricing back into the health and welfare ministry.At a time when all countries are struggling to find a way to pay for hugely expensive new-generation drugs within limited budgets, this makes little sense. The autonomous agency needs to be able to integrate all technical and economic information if Italy is to operate a cost-effective health system. Moreover, the health and welfare ministry's connections with industry are uncomfortably close. For example, the wife of the minister Maurizio Sacconi is the director-general of Farmindustria, the association that promotes the interests of the pharmaceutical industry.In fact, Berlusconi's government has shown unsettling tendencies to allow industrial interests to gain influence over state agencies. A few weeks after Martini's dismissal, the Italian space agency was put into the hands of a commissioner who heads the space division of the aerospace giant Finmeccanica. The government should think twice about whether it really wants to open the door that was deliberately closed after the Poggiolini affair.

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Villanova di verteneglio contrada Basolo in Istria

Nel pomeriggio di ieri mi sono recata in Istria. Oggi l’Istria è per metà nella Slovenia e per metà nella Croazia, il paese di nascita di mio marito, si trova in Croazia si chiama Villanova di verteneglio, per i più questo nome e paese non significa niente, per me tantissimo. Peregrinavo le stradine Istriane, i paesini, le valli, tantissimi ricordi mi sono affiorati nella mente. Ho lasciato la macchina fuori dal paese e a piedi ho percorso la stradina che mi ha portato davanti alla contrada “Basolo” cognome del nonno materno di mio marito. Tutto è rimasto identico, non è stato alterato nulla, l’unica cosa è che, in quella casa non abita più la famiglia Basolo . Mi sono fermata a guardare, la struttura della casa è immutata, fuori della porta è rimasta una piccola panca costruita con la pietra del carso dove io ancora ragazzina mi sedevo per prendere il sole e per studiare, mentre la dada (tata) di mio marito cucinava. Mi capitava spesso di recarmi nel paesino di Serbani distante 2 km da Villanova, molte volte me la facevo a piedi. Una stradina bianca, che hai lati aveva le vigne e tantissimi ulivi. Percorrevo quella strada per andare a trovare la nonna paterna di mio marito, mi fermavo a chiacchierare con lei a bere il caffè e poi ritornavo indietro. Verso sera, sono entrata nel piccolo cimitero sopra alla Valle del Quieto, ed è li che ho ritrovato tutte le persone, che, per tanti anni, hanno fatto parte della mia vita. Mi sono fermata e con profondo rispetto ho chinato la testa per dire a loro che mi sono rimaste nel cuore. Lucia

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Facebook

Egregio Facebook, secondo i dati Adnkronos Lei è la vetta, dell’universo internet. Vero, ma chiedo perché oscurare il mio profilo. In fatti l’odierna polemica che la riguarda, è rivolta verso un gravissimo malcostume, Vale a dire il fenomeno ei giochi legali e clandestini (ASCA 29 gennaio). Ovvio, che permettere discussioni indirizzate nei confronti del poker e slot machine, significa sostenere l’illecita causa. Ma la sua priorità e stata orientata a rimuovere il mio profilo ritenendolo, sgradito ed ignora la fertile propaganda del momento che disorienta e spinge poveri ingenui a dilapidare stipendi da “terza settimana”. Bravo Faceebook, complimenti per la scelta, ma non ho concluso. Lei continua a sconcertare i Suoi iscritti, per mezzo delle false identità, Anche questo per la legge italiana è reato, ma Lei ha rimosso, il mio profilo, forse a Suo giudizio, ho violato le regole che impone. Chiedo scusa, se ho sbagliato, ma umilmente ritengo, che Lei, prima di cancellare il mio profilo, avrebbe dovuto lavorare in diverse prospettive. La Sua attenzione ha sicuramente colto, il mio lavoro, largito a sostenere, arte cultura, società, musica e quant’altro. Ma lei rimuove il mio account, complimenti per il gesto. Devo purtroppo considerare una leggera incongruenza, nei suoi regolamenti, in fatti fino a qualche tempo fa sono esistite pagine inneggianti a boss mafiosi come Totò Riina e Bernardo Provenzano, attenzione non le ha rimosse Lei, egregio Facebook, ma i fondatori delle ignobili pagine. Oggi il Presidente del Senato Roberto schifani, si lamenta, a giusta ragione, dei numerosi gruppi, propensi ad appoggiare la violenza sulle donne e precisamente lo stupro. Ma lei che fa? Ritiene prioritario chiudere la pagina di Giovanni Lafirenze e per quale motivo? Per oscurare cosa?

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Per non dimenticare

Shoah/ Trieste,il ricordo delle vittime alla Risiera di San Sabba Unico lager nazista in territorio italiano La Risiera di San Sabba, l'insieme di edifici dello stabilimento per la pilatura del riso, divenuto tristemente famoso per essere l'unico campo di sterminio sul territorio italiano, venne costruito nel 1913 nel quartiere periferico di San Sabba a Trieste. Gli edifici vennero requisiti ed utilizzati all'occupatore tedesco come campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo 1'8 settembre 1943 con il nome di Stalag 339. Dopo la costituzione della Repubblica fascista di Salò, questa cedette ai nazisti alcuni territori di frontiera, fra cui Fiume, Trieste e Udine col loro retroterra istriano e friulano. I nazisti vi stabilirono una propria amministrazione e li battezzarono «Adriatisches Kuestenland». Verso la fine di ottobre, sempre del 1943, i tedeschi strutturarono la Risiera come Polizeihaftlager (letteralmente campo di detenzione di polizia), destinandola sia allo smistamento dei deportati in Germania ed in Polonia, sia come deposito e smistamento dei beni razziati, nonché successivamente per la detenzione ed eliminazione di partigiani, detenuti politici ed ebrei. I prigionieri giungevano dalle carceri o venivano catturati in rastrellamenti non solo a Trieste, ma anche in Veneto ed in Slovenia. Al pianterreno dell'edificio si trovavano i laboratori di sartoria e calzoleria, dove venivano impiegati i prigionieri. Sempre nello stesso plesso erano ospitate le camerate per gli ufficiali e i militari delle SS ma anche le diciassette minuscole celle, in ognuna delle quali venivano stipati fino a sei prigionieri, in tali angusti locali, partigiani, politici, ebrei, aspettavano per giorni, talvolta per settimane, il compiersi del loro drammatico destino. Nelle prime due celle venivano torturati i prigionieri e spogliati di ogni loro avere, qui sono stati rinvenuti migliaia di documenti d'identità che venivano sequestrati non solo ai detenuti ed ai deportati, ma anche ai lavoratori inviati al lavoro coatto (tutti questi documenti, prelevati dalle truppe jugoslave che per prime entrarono nella Risiera furono trasferiti a Lubiana, dove sono attualmente conservati presso l'Archivio della Repubblica di Slovenia). Le porte e le pareti delle celle erano ricoperte di graffiti e scritte andate purtroppo perdute. Ne restano a testimonianza i diari dello studioso e collezionista Diego de Henriquez, (attualmente appartenenti alle Collezioni de Henriquez), che ne fece un'accurata trascrizione. In un altro edificio a quattro piani venivano rinchiusi in camerate, gli ebrei e i prigionieri civili e militari, anche donne e bambini, destinati alla deportazione in Germania nei campi di Dachau, Auschwitz, Mauthausen, verso un tragico destino che solo pochi hanno potuto evitare. Nel cortile interno della Risiera in prossimità delle celle, sorgeva l'edificio destinato alle eliminazioni. All'interno di questo edificio vi era il forno crematorio. L'impianto era interrato, vi si accedeva attraverso una scala metallica ed un canale sotterraneo, che univa il forno vero e proprio alla ciminiera. I nazisti, dopo essersi serviti, fino al marzo 1944, dell'impianto del preesistente essiccatoio, lo trasformarono in forno crematorio secondo il progetto di Erwin Lambert, un vero "esperto" nella costruzione di forni crematori. La risiera così fu in grado di incenerire un numero maggiore di cadaveri. Questa nuova struttura venne collaudata il 4 aprile 1944, con la cremazione di settanta cadaveri di ostaggi fucilati il giorno prima nel poligono di tiro di Opicina. Venivano usati diversi tipi di esecuzione, le ipotesi sono varie e probabilmente tutte fondate: strangolamento, gassazione in automezzi appositamente attrezzati, colpo di mazza alla nuca o fucilazione. Non sempre però il prigioniero moriva subito, per cui il forno ingoiò anche persone ancora vive, le cui grida venivano coperte dal fragore di motori, da latrati di cani appositamente aizzati, o da musiche. Nella notte fra il 29 ed il 30 aprile del '45, dopo oltre un anno di utilizzo intensivo, quando ormai i reparti partigiani jugoslavi del IX Korpus avevano conquistato praticamente la città, l'edificio del forno crematorio e la ciminiera vennero fatti saltare con la dinamite dai nazisti in fuga per eliminare le prove dei loro crimini, secondo una prassi seguita in altri campi al momento del loro abbandono. Tra le macerie del forno furono rinvenute ossa e ceneri umane raccolte in sacchi di quelli usati per il cemento. Tra le macerie fu inoltre rinvenuta una mazza di ferro utilizzata per uccidere i prigionieri. Secondo calcoli effettuati sulla scorta delle testimonianze, il numero delle vittime cremate in Risiera è oscillante tra le 3-5mila persone (triestini, sloveni, croati, friulani, istriani ed ebrei) . Ma un numero ben maggiore di prigionieri - ostaggi, partigiani, detenuti politici ed ebrei - sono passati dalla Risiera e smistati nei lager o al lavoro obbligatorio. Vi transitarono - diretti a Buchenwald, a Dachau, ad Auschwitz - più di 25.000 persone. Gente di nazionalità , credo religioso e politico diverso furono accomunati da un destino crudele, bruciarono nella Risiera o vennero deportati per un viaggio quasi sempre senza ritorno. La Risiera fu occupata nel dopoguerra dalle truppe alleate, adibita a campo profughi, e infine lasciata in stato d'abbandono. Nel 1965 la Risiera di San Sabba fu dichiarata Monumento Nazionale con decreto del Presidente della Repubblica. Nel 1975 la Risiera, ristrutturata su progetto dell'architetto Romano Boico, divenne Civico Museo della Risiera di San Sabba. Sono rimaste inalterate la cella della morte e le 17 celle di detenzione.Vi trovano spazio una mostra storica fotografica permanente e una biblioteca. Un ricordo Lucia

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Cosa è una STOMIA

Aderendo ad una richiesta del gentile padrone di casa, che ringrazio tanto, desidero parlarvi della stomia e dei problemi ad essa collegati; cosa che mi riprometto di fare in seguito, se l' amico Giovanni Lafirenze lo riterrà opportuno. Sono pochissimi coloro che sanno cosa è una stomia, io stessa, prima dell' intervento chirurgico durante il quale me ne è stata confezionata una, ne ignoravo il significato. Pertanto, ritengo che anzitutto sia necessario spiegare cosa è una stomia. La stomia è il risultato di un intervento con il quale si crea un'apertura sulla parete addominale per poter mettere in comunicazione un viscere (apparato intestinale o urinario) con l'esterno. I tipi di stomie prendono il nome dal viscere che le costituisce: quelle intestinali (enterostomie) si dividono in ileostomie o colostomie, quelle urinarie (urostomie) si dividono in pielostomie, ureterostomie, cistostomie. Il confezionamento di una stomie è sempre secondario ad un intervento altamente demolitivo che compromette, da un lato, le funzioni fisiologiche, ma permette, dall'altro, l'allontanamento immediato ed efficace dei gravi problemi che compromettono la salute del paziente, spesso permettendone la sopravvivenza. Solo con la consapevolezza di ciò potranno essere abbandonate quelle sensazioni di vulnerabilità, di sconforto, di malessere che ingenerano la convinzione di essere portatore di un grave handicap. E' importante conoscere cos'è una stomia e perché è stata confezionata, perché solo così potrà essere accettata come una nuova condizione anatomica a cui adattarsi, potrà apparire come una condizione nuova che comunque permette una normale vita di relazione e attraverso la quale è stato possibile riacquistare lo stato di persona sana. Il portatore di stomia non è un malato cronico, questo è l'assioma che deve accompagnare ogni portatore di stomia. La stomia è priva di uno sfintere, cioè di un muscolo ad anello che ne permette la chiusura, e quindi gli effluenti (feci o urine) non possono essere trattenuti e fuoriescono liberamente. Questo è un grave inconveniente che, però, può essere affrontato e risolto in modo soddisfacente mediante la cura della stomia. Avere una stomia significa, quindi, avere una situazione anatomica diversa, ma gestibile, che non pregiudica la vita di relazione del portatore e che non ne fa un handicappato bensì, dopo una malattia, ne permette il ritorno alla vita.

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Un ricordo a Franco Basaglia (Legge 180)

Ero poco più di una ragazzina, quando con Anna ci siamo recate su appuntamento, nel nosocomio di San Giovanni a Trieste “il manicomio”. Eravamo emozionate, ricordo che salivamo a piedi i viali e guardavamo la struttura, tanti padiglioni color marrone. Avevo un senso di angoscia, da bambina sentivo parlare del manicomio e nel mio immaginario fanciullesco, mi aspettavo di incontrare strani personaggi con facce buffe. Il Direttore dott Franco Basaglia ci ha ricevute nel suo studio, abbiamo esposto i nostri dubbi sulle nostre tesine e lui con calma professionale li ha dissolti, spiegandoci come è perché si manifesta la schizofrenia e perché, per quel tipo di malattia si veniva rinchiusi.. Lo abbiamo ringraziato e ripercorrendo gli stessi viali, ma in discesa, con Anna ci siamo messe a discutere sul volto e gli occhi del professore, Anna diceva che il dott Basaglia era malinconico, io che avevi gli occhi tristi.. la differenza ancora oggi, che sono passati tanti anni, non l’ho capita… Detto così può apparire retorico o semplicistico, ma tutti sicuramente ricordano la crudezza di Qualcuno volò sul nido del cuculo, interpretato da un magistrale Jack Nicholson. In quel film la condizione di non persona del “malato mentale”, è delineata con grande bravura e nettezza: dopo pochi istanti si capisce subito che i “pazienti” sono trattati come bambini, o come mine vaganti. E attenzione, in una realtà, l’America degli anni Cinquanta e Sessanta, dove i manicomi, tutto sommato garantivano dei requisiti minimi di “vivibilità”, molto al di sopra di quelli italiani all’epoca. Nicholson vi interpreta la figura di un pregiudicato ribelle, rinchiuso in una clinica psichiatrica, dove viene prima sottoposto a elettroshock, poi lobotomizzato e ridotto a un vegetale: in una parola “normalizzato”. Nel 1973 Trieste venne designata "zona pilota" per l'Italia nella ricerca dell'Oms sui servizi di salute mentale. Nello stesso anno Basaglia fondò il movimento Psichiatria Democratica. Nel gennaio 1977, in una affollatissima conferenza stampa, Franco Basaglia e Michele Zanetti, presidente della Provincia di Trieste, annunciarono la chiusura del San Giovanni entro l’anno. L’anno successivo, il 13 maggio 1978, fu approvata in Parlamento la legge 180 di riforma psichiatrica. Nel 1979 Basaglia fece un viaggio in Brasile, dove incontrò psichiatri, psicologi, infermieri, studenti, ai quali, attraverso una serie di seminari raccolti successivamente nel volume Conferenze brasiliane, riferì della propria esperienza nei manicomi. Il manicomio – diceva in queste conferenze - ha la sua ragion d'essere nel fatto che fa diventare razionale l'irrazionale. Infatti quando qualcuno entra in manicomio smette di essere folle per trasformarsi in malato, e così diventa razionale in quanto malato". La psichiatria democratica doveva allora andare oltre la chiusura dei manicomi ed affrontare quel disagio sociale attraverso il quale miseria, indigenza, tossicodipendenza, emarginazione, delinquenza, conducono alla follia. Diceva: "La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d' essere". Nel novembre del 1979 Basaglia lasciò la direzione di Trieste e si trasferì a Roma, dove assunse l'incarico di coordinatore dei servizi psichiatrici della Regione Lazio. La situazione psichiatrica romana era allora rappresentata da un manicomio enorme e da innumerevoli case di cura private. Nella primavera del 1980 però si manifestarono, per lo psichiatra, i primi sintomi di un tumore al cervello, che in pochi mesi lo portò alla morte, avvenuta il 29 agosto 1980, nella sua casa di Venezia. E' il caso di dire che le sue idee non sono morte con lui, anche se sempre più spesso la legge 180 (mai perfettamente applicata e sicuramente migliorabile) viene attaccata dalle nuove correnti della psichiatria organicista. C’è una bella espressione di Basaglia, “ Il re dorme se anche la guardia dorme”. Che significa? Che il re può riposare veramente, solo se il suo reame è in pace. E il miglior simbolo di una condizione di quiete è proprio nelle guardie che riposano tranquille, visto che non hanno più nulla da fare. Ma per giungere a questo serve che il re governi bene e soprattutto riesca a edificare una comunità segnata da scopi condivisi e non dalla lotta spietata di tutti contro tutti… In caso contrario, il re potrà dormire, poco e male, solo grazie alla sorveglianza delle guardie, particolarmente attente a tenere la guerra fuori dal palazzo Un guerra di cui i poveri “matti” sono invece le prime vittime. E Basaglia lo aveva capito. Lucia

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Ema ammiratore del grande eroe Salvo d'acquisto

28 settembre 2000: nasce Emanuele La storia di mio figlio inizia come quella di tutti i bambini. Nasce da un amore e cresce in una famiglia come tante: mamma, papà, una sorella più grande, i nonni, gli zii. E’ un bambino come gli altri, un angioletto pieno di vita e di cose da fare. Va a scuola volentieri, a quattro anni comincia a suonare il pianoforte, studia l’inglese, fa karate, gioca a calcio. E’ appassionato di astronomia e legge i libri di Margherita Hack, che lui chiama “la signora delle stelle”. Da grande vuol fare il carabiniere. L’ha deciso il giorno in cui ha visto il film su Salvo D’Acquisto, quello con Massimo Ranieri. Dice che un carabiniere deve parlare l’inglese per svolgere indagini internazionali e deve essere un campione di karate per combattere contro i nemici. Perciò studia e si impegna al massimo. Tutti i giorni vuole passare davanti al monumento di fronte alla caserma di Cologno Monzese intitolata a Salvo, a due passi da casa nostra. E ogni 23 settembre (anniversario dell’eroico sacrificio di D’Acquisto) e ogni 25 aprile gli porta un mazzo di fiori. Primavera 2007 Emanuele ha 6 anni. Frequenta la prima elementare. A marzo cambia scuola. Nuovi insegnanti, nuovi compagni. Lui si trova subito bene, è felice. Studia. Corre la Stramilano. Il 17 maggio farà il suo secondo concerto di pianoforte. Gioca. Legge. A maggio diventerà cintura arancione di karate. 10 aprile 2007: mattina Mio figlio ha mal di pancia. Viene il dottore e ci consiglia di andare al pronto soccorso. Ospedale San Raffaele. Pronto soccorso. Attesa. Visita. Attesa. Esame. Attesa. Altro esame. Passano così otto ore. Emanuele ha paura, è tutto nuovo per lui, non ha mai visto un dottore finora. Si sforza di restare tranquillo, vuol fare l’ometto. Solo lo sguardo impaurito tradisce la sua ansia. Lo tranquillizzo. Si fida di me, purtroppo, sono la sua mamma! Vuol fare il bravo: otto ore di visite e controlli senza un capriccio e senza mai dire no. Finalmente la diagnosi: appendicite. Bisogna operare. Subito. Lo accompagniamo in sala operatoria, mio marito e io. Lui ci arriva sulle sue belle gambette sane e forti. Sale da solo sul lettino. E’ impaurito ma non versa una lacrima. 10 aprile 2007: tarda serata Tutto è pronto. Gli do un bacio. L’ultimo. Aspettiamo in pediatria. Il lettino è pronto da ore. Nessuno ci dice niente. Preoccupazione. Ansia. Panico! Ma ecco quattro dottori in camice. Chi sono? “Signora, abbiamo avuto un problema: 15 minuti senza ossigeno al cervello!” Cosa? Che vuol dire? Aspettate! Se ne vanno. Noi non capiamo. Cos’è successo? Un problema! Che problema? Ossigeno? Cervello? CHE VUOL DIRE? Nessuno ci spiega niente. Incubo! Il pensiero si ghiaccia. Poi esplode. Terapia intensiva Corriamo al reparto Terapia intensiva. Qualcuno ci ha detto che nostro figlio è là. Ci precipitiamo. Porta chiusa. Suoniamo il campanello. Entriamo: Emanuele! Intubato. Aghi nel collo, nelle braccia, nelle caviglie. Il torace blu per colpa del defibrillatore. Nudo, coperto solo da un lenzuolo, livido, martoriato come il Cristo del Mantegna. E tutti quei rumori, di quelle macchine che lo tengono in vita. Ricordo che pensavo “speriamo che non l’abbiano lasciato solo e che non abbia sofferto”. Non mi rendevo conto. Non è possibile! Perché al mio angelo? Aveva ancora i capelli. Il sabato successivo glieli hanno rasati. Cos’è successo? Perché gli sono mancati 15 minuti di ossigeno? Non si sa. Il fatto è che senza ossigeno i neuroni sono morti a grappoli. E da lì è finito e cominciato tutto. Quattro giorni dopo Nel pieno dell’incubo! Devono trapanargli la testa per misurare la pressione endocranica (dentro il cranio) che sale vertiginosamente. Emanuele è in pericolo di vita. Gli asportano d’urgenza la teca frontale, l’osso della fronte. Lo rompono in più pezzi altrimenti il cervello non troverebbe spazio per aumentare il proprio volume. Si sta espandendo, si gonfia, si gonfia, come un pallone e adesso che c’è solo la pelle a coprirlo, sporge all’infuori. Terribile? Spaventoso? Atroce? Non c’è una parola sufficiente. Rimarrà così per tanti mesi. In costante pericolo di vita. Continuamente lo sottopongono all’ipotermia, cioè gli abbassano la temperatura del corpo per controllare meglio la situazione. Succede di tutto. Gli fanno anche una trasfusione e gli somministrano farmaci. Molti e molto potenti. Non scorderò mai più in tutta la vita il suo pianto continuo. Lo sento appena si aprono le porte di Terapia intensiva. E’ l’unico che piange. Lui vuole la sua mamma ma io non posso stargli accanto se non negli orari permessi. Perché ci sono le regole. 28 maggio 2007 Emanuele viene trasferito alla clinica La Nostra Famiglia di Bosisio Parini, Lecco. Altra sofferenza! Per stargli accanto devo affidare ai miei genitori mia figlia di 13 anni, mentre mio marito vive con me in clinica e passa le notti in un appartamento in affitto. Le spese, e sono molte, a carico nostro. Emanuele ha la fronte gonfissima perché il cervello è fuoriuscito ormai dalla cavità cranica e non è ancora tornato alle sue dimensioni normali. Bosisio Parini: clinica di riabilitazione E’ un mondo a parte. La valle della sofferenza dei bambini. Emanuele piange, piange. Viene alimentato artificialmente con un sondino naso-gastrico, la testa fasciata. Una sofferenza indicibile! Passano i giorni, i mesi. Gli tolgono le bende. E’ senza capelli, rasato a zero. Una cicatrice immensa, larga un dito. Sembra un’aureola. La pelle tenuta insieme da una cucitura e da graffette di metallo come quelle per i documenti. La ferita è fresca. Ci fanno raccomandazioni, non bisogna toccarla: rischio infezioni. Le medicazioni sono dolorose. Inizia la fisioterapia, per evitare l’atrofia di muscoli e nervi, e la logopedia, per cercare di recuperare e mantenere la capacità di deglutizione, che per il momento non sembra compromessa del tutto. Emanuele non fa altro che piangere. Non parla, non ride più, non suona più il piano, non gioca, non studia. Non può più fare niente di tutto ciò che faceva prima di quel 10 aprile maledetto. Gli hanno spezzato le ali della vita! Non ha più alcun diritto, tranne quello di soffrire e di piangere. Ogni movimento è sofferenza. Emanuele piange continuamente, forse anche solo per comunicare. Chissà. Settembre 2007: inizio del mese Emanuele viene portato di nuovo al San Raffaele. Arriviamo il lunedì alle 15 e facciamo non poca fatica ad organizzarci perché spostare il bambino e coordinare per giorni i vari controlli, i pasti e tutto il resto non è facile. Mercoledì Operazione per rimettere al suo posto l’osso autologo, vale a dire l’osso frontale di Emanuele. L’intervento dura tutta la mattina. Giovedì Giornata tranquilla. Venerdì Gli mettono la PEG per l’alimentazione artificiale: un tubicino che attraverso l’addome porta il cibo alla stomaco. Due giorni di vomito a causa dell’anestesia e tantissimi altri problemi. Le informazioni sono latenti. Lunedì Torniamo a Bosisio. Io e mia mamma con Emanuele, mio marito a casa con nostra figlia. Fra fisioterapia, logopedia, alimentazione e tutto il resto si sta in ballo da mattina a sera e anche la notte e bisogna essere in due per darsi il cambio. Perché Emanuele ha bisogno di tutto: quindi non ci possiamo permettere neanche un minuto di disattenzione. 4 ottobre 2007 Inizio uno sciopero della fame per ottenere attenzione e riuscire così a scoprire se c’è un qualche posto al mondo dove possano curare Emanuele e farlo migliorare il più possibile. Tante promesse e tanto fumo. La realtà è che siamo soli e abbandonati a noi stessi. Tutti si aspettano da noi rassegnazione e pensano senza dircelo “portatevi a casa vostro figlio e arrangiatevi, che tanto così rimarrà per sempre”. Quando chiediamo informazioni e aiuto tutte le porte ci vengono sbattute in faccia. Nel frattempo ci alterniamo al capezzale di Emanuele perché anche nostra figlia ha bisogno della sua mamma. Riesco ad ottenere qualche passaggio TV e qualche articolo. Le cose si muovono. Con l’aiuto di tante persone contattiamo centri europei e americani e raggiungiamo anche un dottore inglese che con un certo farmaco risveglia i pazienti dal coma neurovegetativo. Sotto stretto controllo medico lo proviamo su Emanuele, ma purtroppo non fa effetto. 12 dicembre 2007 Vogliono dimettere Emanuele ma gestirlo a casa sarebbe impossibile, gli spazi non sono ancora adeguati, dobbiamo fare tanti lavori, dobbiamo attrezzarci, c’è bisogno di tante cose. Secondo sciopero della fame: Emanuele rimane a Bosisio. Passano i mesi. Contattiamo altri centri, riceviamo risposte e informazioni. Finalmente entro in contatto con una mamma italiana che sta curando suo figlio in Florida, negli USA. Grazie all’aiuto di tanti amici, gente comune che vuole aiutare Emanuele, raccogliamo i fondi necessari per la terapia. 22 Aprile 2008 Partiamo per gli States! Un volo umanitario, organizzato dall’Aeronautica Militare, ci porta a Fort Lauderdale dove, così come molti altri bambini italiani, Emanuele viene curato: ossigenoterapia (per fornire il “carburante” ai neuroni), fisioterapia intensiva (per stimolare una possibile ripresa), logopedia (per abituarlo di nuovo a mangiare da solo), terapia cranio-sacrale (utile per mantenere la funzionalità del corpo e degli organi interni). 15 Ottobre 2008 Rientriamo, per mancanza di fondi, con un nuovo volo umanitario. Oggi Emanuele è a casa. Ha bisogno di ore e ore di assistenza e cura giornaliera, ma le istituzioni, pur facendo del loro meglio, garantiscono solo una piccola parte del necessario. Purtroppo i malati allettati sono numerosi e molti sono bambini. Noi facciamo di tutto per aiutare nostro figlio, e tante persone comuni, amici ma anche sconosciuti, ci aiutano come possono. Il buon cuore però non basta, ci vogliono fondi. Le esigenze sono moltissime, tutte cose assolutamente indispensabili. Purtroppo questa è la vita reale. Emanuele da grande voleva fare il carabiniere e servire la Patria … Eleonora Crespi

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

La Cruda Realtà

La cruda realtà!
“Ho conosciuto la verità sulla loro vita”. …Qualche mese fa, la nostra professoressa d’italiano veniva attratta da un articolo pubblicato da una famosa rivista, che riguardava una bambina dello Yemen, sposata con un uomo 20 anni più grande. Non ho usato il termine “ragazza” perché a 10 anni si è grandi solo per non mangiare più gli omogeneizzati. …A 10 anni si dovrebbe giocare con le bambole, non badare a una casa, …a 10 anni si dovrebbe sognare d’essere una principessa, una spia che salva un filtro dalle mani di un uomo cattivo, …o magari, un’avventuriera, che scopre una mummia viva... Certo non sposarsi! E da qui è nato il progetto della nostra insegnante: “ Diritti dei bambini”. Un lavoro per conoscere, comprendere e intendere come vivono i bambini in Asia, Africa, Brasile e per invocare “Tali Diritti”. Per questo motivo, abbiamo realizzato due cartelloni il primo, (con sfondo bianco), evidenzia tutte le esperienze negative, (violenze), dei bambini, un secondo cartellone, (sfondo nero), su cui annunciamo con estrema fierezza e soddisfazione chi manifesta i loro “diritti”. Come per esempio le Organizzazioni Non Governative, (ONG), Unicef, Amnesty, Save the children, Alisei e molte altre, che assicurano a questi bimbi: “Cibi, salute e tetti decenti”, ma soprattutto un futuro! Questo lavoro ha permesso d’individuare, conoscere e riflettere sui diritti negati ai bambini nel mondo. Continuo a pensare le orribili crudeltà esercitate sui bambini, come: violenza fisica e psicologica, prostituzione, maltrattamenti di ogni tipo e rapimenti da parte di un coniuge divorziato di nazionalità diversa. Ciò che mi ha colpito di più, sono i bambini di strada in Brasile, conosciuti come “Meninos de rua”. Sono bambini senza affetto, non ridono più, ma ancora peggio, non amano neanche la propria vita ed ignorano d’essere bambini. Sniffano la colla perché li fa sognare, li fa sentire apparentemente al caldo e cosa più importante, non sentono il sapore della fame. Loro non hanno una casa, o meglio l’hanno ma è la strada o una capanna di cartone, nelle Favelas. Privati dei loro diritti la gente li considera come un errore, un disturbo alla comunità. La polizia li tratta peggio di chiunque altro, per loro sono come malviventi da combattere e non fa nessuna differenza se loro rubano una mela o un’arancia per mangiare. Ma alla gente che importa? L’essenziale per molti è volgere lo sguardo magari verso un negozio chic o in un ristorante di lusso. L’altro giorno ho promesso a me stessa che quando sarò grande aiuterò in qualsiasi modo quei poveri bimbi che devono e dovranno avere un futuro.

Simona Lafirenze

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Lettera ad Anna

Ti ho sentita ieri al telefono mi ha colpito una tua frase, “sei sempre la solita” (si è vero), mi rimproveri di essere sempre troppo buona con tutti, di credere sempre a tutti (fino a prova contraria) mi conosci cosi bene da tanto tempo, che ti accorgi anche di un piccolo mio calo di voce.
Ci siamo conosciute venticinque anni fa, eravamo carine tu così seria, già con il tuo destino scritto, io così incerta e totalmente menefreghista.
Eravamo le prime del corso, senza accorgerci eravamo antagoniste, tu brava in certe materie io senza falsa modestia brava in altre.
Riuscivamo a far impazzire i professori per dirla tutta (io riuscivo a far impazzire i professori) ero la classica ragazza che cercava il divertimento nei momenti consentiti, tu subivi, sorridendo, perché attratta dalla mia cotanta vivacità.
Poi la tua scelta di prendere i voti, e la mia di continuare, invece nel percorso ormai scelto.
Carriere diverse, abiti diversi, vite diverse, l’unica cosa intatta è la nostra amicizia.
Eri felice quando ti ho detto aspetto un figlio, eri estasiata nel vedermi tenere in braccio mio figlio, l’hai accarezzato e gli hai sussurrato qualcosa, ho detto tra me: la benedizione di Anna.
Hai pianto insieme a me per la morte di mio padre sono corsa da te lasciando tutti, volevo stare con te e tu l’hai capito
Ti vengo a trovare e stò alcuni giorni con te, ci raccontiamo, ci guardiamo negli occhi, mi lasci fare le battute, fingi di rimproverarmi quando le sparo grosse, quando usciamo, da anni ti chiedo se ti cambi d’abito, se metti quello da sera, tu mi guardi e mi dici “scema” unica parolaccia consentita a te, a me lasciamo perdere…. Ci ritroviamo a scherzare su ormai tempi passati a ripercorrere tutte quelle burle fatte ai compagni ma soprattutto ai professori.
Ti ricordi, e mi ricordi sempre il giorno in cui mi sono messa contro tutti per difenderti, che stavo rischiando l’anno e forse qualcosa d’altro.
Cara Anna, ma non l’hai ancora capito che ti tutto quello che mi circondava all’epoca, non me ne poteva fregar di meno, io sapevo le mie potenzialità, vedevo i risultati, sapevo che se non era quello, comunque sarebbe stato altro, nella mia vita, ma non avrei mai potuto guardarmi allo specchio se non fossi intervenuta all’epoca dei fatti per difendere te.
Con affetto Lucia

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Trieste

Posso andare dovunque, stupirmi ogni volta che vedo posti nuovi, mi accade di stare lontano per lunghi periodi; ma è speciale il mio ritorno a Trieste. Mi accoglie con un grande forte abbraccio, in cui sento l'odore del mare, il suono delle campane site sul campanile di San Giusto, in lontananza vedo il faro della Vittoria che controlla la città dal promontorio carsico. Mi abbraccia la mia Trieste, mi stringe e con il suo cipiglio birichino mi fa l'occhiolino.

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

PIETRA SU PIETRA

UNA LINGUA DI TERRA DIVIDE DUE FRATELLI. IL CUORE DEL MONDO IMPLORA LA PACE NON IMPORTA DI CHI E' QUEL SENTIERO GETTATI A TERRA MURI E RANCORE PIETRA SU PIETRA SOLO L'AMORE OGNI CASA RICOSTRUIRA'. Dario Aloja

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

La storia di Alessandro

Articolo a cura del Dott. Giuseppe Scotti dell'OFS.

Alessandro è un ragazzone di 44 anni con una grande gioia di vivere ed una parola di conforto per tutti. Se incroci il suo sguardo ti innamori della sua dolcezza e i suoi racconti sanno conquistarti da subito. Non puoi non lasciarti affascinare … lui non è semplicemente un “diverso”. La diversità è negli atteggiamenti di chi lo incontra, di chi sente l’imbarazzo delle proprie certezze davanti alla sua sconfinata gioia.
Vive su una carrozzella, quasi completamente cieco, con un apparecchio che gli permette di ascoltare la frenesia della vita che lo circonda. Non può camminare, non può correre, non può guardare il mondo intorno a se, non può toccare con mano il presente; può solo ascoltarlo alla Tv. E’ in contatto con tantissimi giovani cui manda ogni mattina il buongiorno tramite una e-mail a caratteri cubitali: perché ha difficoltà a leggere. Poche righe scritte dopo un lungo e faticoso rincorrere i tasti su una tastiera speciale cercando di decifrare ciò che scrive con l’unico occhio con cui vede, male. E finalmente riesce a premere sul tasto “invia” ed è in contatto con il mondo. Lui sa bene cosa sono le barriere, le incontra ogni giorno davanti ad un computer normale (suo compagno di vita per tante ore), davanti ad una porta che non lo lascia passare quando gli altri cercano di spostarlo, davanti a quel maledetto tasto della Tv che non riesce a premere, davanti ad un minitelefonino che lo collega col di fuori della sua casa.
Vive in pochi metri quadrati, tutto il giorno. La sua stanza, ricavata fra un corridoio ed una stanza da letto conta appena 5 metri quadrati circa, riempiti all’inverosimile perché lì c’è tutta la sua vita, quella che non può rincorrere uscendo. Un appartamento al piano rialzato con uno scivolo ricreato, con visibile difficoltà e approssimazione, per le sue esigenze, la sua “scomoda” diversità. Ma non può uscire!
E’ costretto, sacrificato, rinchiuso in una stanzetta di un mini appartamento. La mattina davanti a casa sua in via Montegrappa c’è il mercato ortofrutticolo: bancarelle a ridosso del portone d’ingresso, scalini insormontabili, spazi troppo angusti per l’esigenze di una carrozzella che deve girare, passare, spostare e ingombra.
Il pomeriggio è diverso. Il mercato ha lasciato spazio ad una via desolata, sporca e puzzolente di pesce ma fortunatamente spaziosa. Un marciapiede ed una strada pieni di buche e dislivelli ma proprio davanti a casa sua pare esserci una rampa, un altro piccolo, quasi imbarazzato scivolo fatto ad hoc per lui. “Ma non posso più portalo in giro, prima lo facevo, ma poi un giorno siamo caduti entrambi” mi ha confidato l’anziana madre. “Adesso non esce più!”.
Ci si chiede dove sono i servizi sociali, dove sono le paventate strutture sociali di ogni democrazia occidentale, il vanto della società evoluta. La madre, sempre e solo lei, mi ha confidato che un servzio in realtà esiste. E’ stato messo a disposizione del Comune di Bari mediante l’Amtab. E’ un pulmino attrezzato, o forse semplicemente idoneo, che prende e riaccompagna i disabili. Una manna dal cielo per Alessandro, che da pochi giorni ha perso anche il padre e vorrebbe andare al cimitero; un ottimo servizio se funzionasse a dovere. Prenotando con un congruo anticipo di qualche giorno (spesso, troppo spesso è già occupato) è possibile essere accompagnati dove si desidera, ma per ritornare.. bhé per quello bisogna essere più fortunati! E’ già capitato ben due volte che Ale rimanesse ad aspettare in mezzo ad una strada ad un appuntamento, nel traffico cittadino, al quale non si è presentato nessuno. “Ho chiamato chiedendo spiegazioni e una voce alterata mi ha detto che l’autista è passato, non ha trovato nessuno ed è andato via… ma io all’appuntamento c’ero e anche in anticipo”. La madre era lì ad attendere e per la seconda volta solo l’intervento dei Carabinieri ha ripristinato una parvenza di giustizia. “Ho spiegato loro, che avrei anche chiamato un Taxi, ma mio figlio sul taxi non riesce ad entrare, è un peso morto e può essere caricato solo con la carrozzella”. La madre, ottantenne e ormai sola, è già stanca di lottare contro le barriere architettoniche, contro l’indifferenza, la scarsa attenzione o la totale assenza di un sostegno sociale.
Alessandro mi ha confidato “Ho perso mio padre ma ho detto a mia madre che fra me e lei devo assolutamente morire prima io. Altrimenti come faccio? Mi fa tutto lei”
Ma lo Stato dov’è?

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Buon 2009. Buona crisi

Articolo a cura di G. Dalle Fusine

Si chiude un anno trascorso all’insegna della crisi. Crollo dei consumi, stipendi insufficienti, esigenze dettate da una agiatezza alla quale non sappiamo più rinunciare. Ma stiamo ancora bene, basta risparmiare.

 

Siamo alla frutta ed in senso negativo. Non pensiamo all’ananas, papaia o mandorle, ovvero prodotti costosi da consumarsi a fine cena in ristoranti esclusivi e rinomati, il frutto più idoneo alla situazione italiana è quello della passione. Chiudiamo un 2008 allucinante dove i termini quali RECESSIONE e CRISI sono stati abbondantemente adoperati dai media, dall’unione consumatori, dai sindacati dei lavoratori, da commercianti, industriali e pensionati, in una parola: dagli italiani. Il Bel Paese si affaccia al 2009 con una prospettiva paragonabile al dopo ’45. Allora c’era una nazione distrutta, con le casse svuotate dagli investimenti bellici e dalle sanzioni imposte dagli eserciti vincitori, almeno allora il popolo era unito nella felicità di un conflitto comunque terminato, non si aveva più il tempo per piangere e si era arrivati così in basso che da lì potevamo solo risorgere.

Oggi il lamento è unanime, ogni settore accusa perdite tali al punto che molte imprese sono sull’orlo del collasso. Le feste di fine anno, neve permettendo, getteranno un po’ di zucchero a coprire una torta striminzita dal retrogusto amarissimo. Trovare le cause di tanto malessere è fin troppo facile: la nuova (anno 2001) moneta europea dallo svalutato potere di acquisto, gli investimenti in Borsa mai più in positivo dopo l’indimenticato 11 settembre, e un mercato cinese pronto a clonare tutto fuorché gli stipendi europei. Proprio la realtà produttiva del sol levante aveva spinto in nobile Montezemolo a cercar collaborazione, o forse anche i segreti del successo, tra questi omini dagli occhi a mandorla, non vedendo che la ricetta stava nella gestione di una proprietà statale con metodi e strategie di una impresa privata. Impensabile applicare un simile criterio alla realtà italiana ora che i gioielli di famiglia sono già stati svenduti oppure stanno fallendo miseramente, non ne abbiamo il carattere, o la volontà. La programmazione economica fa acqua da tutte le parti e chi ci governa – e ci ha governato - perde tempo con manovrine fiscali e vergognose baruffe tra i banchi del Parlamento romano. Quello che per anni è stato il “Modello Nord-Est” oggi è solo un ricordo, l’eccezione non ha confermato la regola ed il Triveneto operoso ed invidiato è rientrato in un andamento globale costantemente in caduta. Mazzata finale: l’Eurispes ci informa che solo il 19 % degli italiani quest’anno usa la tredicesima per i regali, il restante 75 % la impiega per bollette, tasse e mutui di casa o automobili, e per rimpinguare un conto in banca al luminicino. Tirando la somma dei numeri ci accorgiamo che manca una piccola percentuale di connazionali i quali, fedeli al motto “tanto si vive una volta sola”, si son lasciati conquistare dalle offerte delle agenzie di viaggi. E cosa c’è di meglio di un Natale trascorso tra le spiagge paradisiache delle Maldive, con sedie a sdraio in prima fila su maremoti e cataclismi? Lo sapeva bene il direttore del TG4 Emilio Fede, che sulle catastrofi edifica il curriculum della sua professione, diventato inviato speciale senza mai muoversi dal trono redazionale. Così, spaparanzati sulle poltrone di casa nostra, incerti se riscaldare gli avanzi del pranzo natalizio oppure accontentarci di una fetta di panettone, anche quest’anno forse potremo vedere l’apocalisse in una zona del mondo dove i lussuosi alberghi della fascia costiera fanno a pugni con la miseria dell’entroterra. Realtà paradossali nemmeno sfiorate dai depliant che ci catturano con la formula “all inclusive”, tutto incluso: bevande, animazione, escursioni….ed eventuale fine del mondo. Fermi tutti, meglio smettere con questa filippica, o si corre il rischio di essere tacciati per “pittime” ataviche. Basta con queste meline piagnucolose, il 2008 ci lascia anche qualcosa di buono: abbiamo acquistato la grossa Audi usata da 20.000 euro, la tv al plasma con 24 rate da 150 euro l’una, abbiamo iscritto i nostri figli a danza e musica e karatè, ci siamo trastullati con il “cinema in casa” della satellitare Sky, abbiamo caricato i telefonini con le vantaggiose offerte di sms gratis, mangiato le pizze, regalato profumi…. E allora per che cosa ci lamentiamo? Siamo benestanti cronici, casomai quello che ci assale è il terrore di un futuro scevro dei soliti agi, dai quali non sappiamo separarci. E allora ammettiamolo che siamo stati bene, anzi, che stiamo bene. Consoliamoci perché non abbiamo ancora toccato il fondo, e se il bicchiere è mezzo vuoto significa che è anche mezzo pieno. Ma poi che ci vuole per vivere, nonostante tutto, bene? Solo un po’ di ottimismo e qualche sogno a cui mirare nell’intimo delle nostre aspirazioni, ad una cintura già stretta di suo basta fare altri due buchetti per non dover calare le brache. Al diavolo le bollette di luce e gas e l’aumento di sigarette e benzina, al diavolo la Cina ed il carovita, tanto ce ne vorranno di inverni per scrollarci di dosso il “grassume” accumulato in anni di estati assolate, forse è solo giunto il momento di utilizzare quelle vacche grasse che altrimenti non potrebbero più dare resa migliore. È solo un ciclo che si chiude, è la vita fatta di stagioni lunghe decenni. L’importante è non farci trovare spiazzati, mere cicale autunnali, con i granai vuoti e poco o nulla da seminare per la raccolta futura. Quindi vediamo di salutare il 2008 con qualcosa di nuovo come vuole la tradizione scaramantica, e che sia una cosa utile, magari un salvadanaio con una fessura grande per le entrate e microscopica per le uscite, il guadagno alla fine sarà sempre e solo nostro.

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

… il Ministro Brunetta…

Articolo a cura del Dott. Giuseppe Scotti

Sull'Espresso di questa settimana c'è un interessante articolo a nome di Fittipaldi/Lillo, a proposito del ministro Renato Brunetta. Circa la sua attività di Europarlamentare, i dati in possesso degli autori circa le sue presenze ed attività, non ne fanno un deputato modello.
Anche la carriera accademica non è certo all'altezza di un Nobel (come ha osato definirsi in passato lo stesso megalomane ministro). Ma c'è un settore nel quale l'ex consigliere di Bettino Craxi e Giuliano Amato ha dimostrato di essere davvero un guru dell'economia: la ricerca degli immobili a basso costo, dove ha messo a segno affari impossibili per i comuni mortali.
Proprio a Strasburgo, se avessero applicato "la legge dei tornelli" da lui stesso invocata, il professore non avrebbe certo fatto bella figura. La sua frequenza tocca il 57%. Con questi standard un impiegato (che non guadagna 12 mila euro al mese) potrebbe restare a casa 150 giorni l'anno, ferie escluse. Ovviamente quasi nessun parlamentare va sotto il 50%, perché in tal casol'indennità per le spese verrebbe dimezzata. Inoltre la produttivitàdegli europarlamentari si misura dalle attività, sia in aula che in commissione.
Ebbene Brunetta, in 10 anni ha compilato solo due relazioni, i cosiddetti rapporti di indirizzo, uno dei termometri principali per valutare l'efficienza degli eletti a Strasburgo. L'ultima è del 2000: nei successivi otto anni il carnet del ministro è desolatamente vuoto. Persino gli odiati politici comunisti, che secondo lui, "non hanno mai lavorato in vita loro", a Bruxelles faticano molto più di lui: nell'ultima legislatura il no global Vittorio Agnoletto ed il rifondarolo Francesco Musacchio hanno percentuali di presenza record, tra il 90 e il 100%. Anche il suo impegno in commissione Industria, nonè proprio da seguace di Stakanov: tra il 1999 e il 2001 ha partecipato alle riunioni solo la metà delle volte; mentre nel biennio 2002 - 2003 da membro titolare della delicata commissione per i Problemi economici e monetari, si è fatto vedere una sola volta su tre. A Venezia, nel Municipio dove è stato consigliere comunale e capo dell'opposizione dal 2002 al 2005, il nemico dei fannulloni detiene il record negativo: su 208 sedute è stato visto solo in 87 occasioni. Il peggiore fra tutti i 47 consiglieri veneziani.
Ma c'è di peggio: tra i tanti lati nascosti dell'attività di Renato Brunetta a Strasburgo, vi è anche l'attitudine a massimizzare i guadagni, volando low cost, con Ryanair. Poichè l'Europarlamento rimborsa forfettariamente il costo del volo (circa 800 euro), senza controllare quale sia la spesa effettivamente sostenuta per raggiungere la sede di lavoro dei deputati europei, il risparmio finisce così nelle tasche degli eletti. Con il low cost, il Brunetta atterrava 60 km da Strasburgo e pretendeva che ci fosse apposta per lui, un servizio efficiente di navetta che lo aiutasse a raggiungre rapidamente l'europarlamento.
Brunetta spendeva invece molto tempo libero per mettere a segno gli affari immobiliari della sua vita. Oggi possiede un patrimonio composto da 6 immobili sparsi tra Venezia, Roma, Ravello e l'Umbria, per un valore di svariati milioni di euro. La casa di Roma, un quarto piano con graziosi balconcini e una veranda in legno che si affaccia sulle rovine di Roma e sul parco dell'Appia Antica (valutato circa mezzo milione di euro) il ministro l'ha ottenuta come favore dall'INPDAI, l'ente pubblico che dovrebbe sfruttare al meglio il suo patrimonio immobiliare per garantire le pensioni ai dirigenti delle aziende. Dopo esserne stato inquilino per 15 anni con canone che non ha mai superato i 350 euro mensili, ha consolidato il suo privilegio rendendolo perpetuo per appena 113 mila euro.
Edè solo uno tra i vari immobili. "Io sono un professore di economia del lavoro, l'ho guadagnato con le unghie e con i denti. Sono uno dei più bravi d'Italia, forse d'Europa" ha spiegato Brunetta ad Alain Elkann, che invece lo ha definito "un maestro della pasta e fagioli".
Alla Facoltà di Architettura di Venezia entra nel 1982 dopo aver guadagnatol'idoneità a professore associato l'anno precedente. Non diventa professore conun vero concorso, bensì approfittando di una "grande sanatoria" per i precari che gravitavano nell'università. Nel 1991, da associato, riesce a trasferirsiall'Università di Tor Vergata, dove, in attesa del… Nobel, tenta almeno di diventare prof. Ordinario partecipando al concorso nazionale nel 1992.
In un primo momento viene inserito tra i 17 vincitori, ma un commissario, rimette tutto in discussione, denunciando la lottizzazione e la poca trasparenza dei criteri di selezione. Dopo mesi di contenzioso il professore venne… bocciato. Nel 1999 partecipa al bando di Teramo e pur non vincendo, riesce a strapparel'idoneità per ritornarsene a Tor Vergata. A leggere le carte del concorso,fino al 2000 Brunetta "E’ professore associato a Tor Vergata". La stranezza è che il curriculum ufficiale, pubblicato sul sito della facoltàdel ministro, lo definisce "professore ordinario dal 1996". Quattro anni prima: errore materiale o nuovo eccesso di ego del Nobel mancato?

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Perché odio la Marcia di Radetzky

a cura di Mauro Quattrina

Il buon Carlo d'Inghilterra compie 60 anni e la Royal Philarmonica orchestra suonerà in suo onore, ma non diretta da Muti. Il perché non mi interessa, ma sembra che sulla scelta dei brani da suonare la Regina pensa siano lenti e noiosi. Così il buon Riccardo Muti, sbatte la porta e se ne va.
Peccato. Peccato perché il buon Riccardo Muti, ci ha deliziato qualche anno fa suonando al concerto dell'ultimo dell'anno quella marcetta chiamata "La marcia di "Radetzky"; marcetta da passo dell'oca, ignobile che a dirigerla sia Muti e ignobile che a battere le mani siamo anche noi italiani che la storia la conosciamo poco. Radetzky.
ECCO QUI CHI E' RADETZKY, uomo al quale battiamo come deficienti le manine quando suonano quella insanguinata marcia.

Copio ed incollo da Wikipedia (dopo aver controllato la veridicità delle affermazioni): Intensificò la caccia ai patrioti, dedicando particolare cura ai possessori di un prestito nazionale “emesso” da Mazzini: tra le moltissime vittime si ricordano più sovente il milanese Sciesa, fucilato il 2 agosto 1851 per possesso di un manifesto mazziniano, il comasco Dottesio, impiccato l’11 ottobre dello stesso anno per possesso di materiale propagandistico, i martiri di Belfiore, impiccati a Mantova dopo il sequestro di titoli del debito. Per dare un’idea della determinazione del Radetzky, a questi ultimi venne finanche negato un funerale cristiano e il seppellimento in terra consacrata.
Dal 1848 sottopose molti alla cerimonia della “pubblica bastonatura”, eseguì quasi 1000 condanne a morte per insurrezione o altri delitti politici e molte più ne comminò. Alla gran parte dei numerosissimi condannati alla forca, infatti, la pena veniva commutata in lustri di carcere pesante ai ferri: E’ certo che nelle intenzioni del governatore tali conversioni dovessero apparire innegabili segni di grazia cesarea, ma gli italiani le interpretarono sempre come arbitrarie esercizi di violenza. Evidentemente la lezione di Pellico de Le mie prigioni era passata invano.
Pene e punizioni falcidiarono una intera generazione di professionisti, medici e non pochi sacerdoti un po’ in tutte le città lombarde e venete. Senza contare il dramma (personale e familiare) degli esuli, i cui beni vennero sequestrati (con particolare cura ai più facoltosi).

Tre furono i momenti di accelerazione: il primo a metàdel 1849, quando la situazione poteva dirsi stabilizzata, benché durasse ancora l’assedio di Venezia. Il secondo dal settembre 1850, a seguito del palese ed imbarazzante fallimento delle visite di Francesco Giuseppe a Venezia prima, Milano e Como poi (quest’ultima condita dalla disastrosa conclusione delle grandi manovre di Somma Lombardo). Il terzo dopo il fallito tentativo di Milano, il 6 febbraio 1853 (18 condanne all’impiccagione e fuga di una seconda ondata di notabili lombardi, fra i quali piace ricordare de Cristoforis).

Certo, voi direte, ma la musica è musica. Beh, allora perchè non suoniamo anche le musiche del ventennio che comunque erano carine o la marcia delle SS?

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Mentre si parla di federalismo…

di Giovanni Dalle Fusine

Mentre si parla di federalismo fiscale sull’altopiano di Asiago discutono ancora di passaggi al Trentino, ma se quei montanari non vogliono il resto d’Italia come connazionali è perché facciamo così tanto schifo ????
“Mi son veneto, e ti?”. “Mi no son né veneto né trentìn, par deso son nel limbo!”

Proprio nei giorni in cui dalla Santa Sede romana giungeva la notizia che il limbo non esiste più il 60% degli altopianesi ( Asiago- provincia di Vicenza) decideva con un referendum popolare di cambiare bandiera, schierandosi lungo una ipotetica linea del fronte che un tempo avremo definito “terra di nessuno”. Un addio all’inferno e una mano tesa verso il paradiso. Allo stato dei fatti, c’è chi ha subito stappato bottiglie brindato alla vittoria, nonostante un iter costituzionale poco propenso ai passaggi di regione, con un ospedale nuovo targato Veneto che attende solo la posa del primo mattone, con Lamon che da 2 anni aspetta risposte da Roma, con uno Statuto trentino da cambiare. Tutti a stracciarsi la veste in cui fino a ieri era stampato il Leone di San Marco, per scegliere l’aquila atesina, un rapace accattivante, autonomo e a statuto speciale, cui tutto è dovuto e poco restituisce al resto d’Italia. E bravi altopianesi, ora frotte di turisti potranno dire: “Domenica vado a Treschè Conca, in Alto Adige, a buttare i sassi sull’Astico. Migliaia di villeggianti con appartamento in terra cimbrica potranno vantarsi di aver casa in trentino, un bel salto di qualità, non c’è che dire. A questo mondo cambia tutto, la famiglia patriarcale è solo un ricordo, ogni coppia è un nucleo a sé, e i vecchi si relegano all’ospizio, nemmeno le targhe automobilistiche identificano più un territorio se non per una sigletta ridotta all’osso, e i confini contesi a suon di cannonate diventano anacronistici e ridicoli. Asiago ha un grande Ossario puntato come un dito inquisitore su chi voleva invadere la Pianura Padana, “Caduti per la Patria” sta scritto sul marmo gelido, “Caduti per niente” stava ieri stampato sulla scheda referendaria. Migliaia di alpini e fanti e kajserjager immolati per difendere cosa, un migliorabile trattamento fiscale? Una autogestione economica vantaggiosa? No, ma questa è la democrazia. Se le mire espansionistiche di una Nazione anni fa venivano raggiunte con baionette e bombe a mano, oggi basta una consultazione, niente strategie militari e croci di legno, basta una X su questa e quella pagina della scheda elettorale, sempre di croci si tratta. In fondo meglio così, nessuno piange e i morti di 90 anni fa non recriminano certo, sotto un buon metro di terra veneta hanno altro a cui pensare. Gli unici a ridersela di gusto sono i cannoni posti al museo di Canove, due belle bocche da fuoco stoicamente puntate verso Luserna, sono demilitarizzate, l’otturatore è stato tolto per precauzione. Per loro hanno sparato domenica e lunedì le matite copiative nei 31 seggi degli Otto Comuni. 31 battaglioni comandati dalla voglia di cambiare. La prima battaglia del nuovo Millennio si è consumata sull’Altipiano, tra i morti si conta solo la “Fiducia” di tanti residenti verso l’amministrazione veneziana, una perdita data per scontata dai comandanti. Nessun Milite Ignoto, nessuna madre in lacrime sulla tomba del figlio, anzi, facciamo festa, all’orizzonte si profila un nuovo accattivante futuro, fatto di stanziamenti e riconosciute identità etniche, brindiamo tutti a quello che verrà. E voi turisti e forestieri unitevi ai nativi anche se hanno dimenticato la lingua dei padri. Godetevi le magnificenze dell’Altipiano, gli stadi del ghiaccio vecchi e nuovi, i musei, le piscine, le palestre, le nuove rotatorie stradali, il mega ospedale, le piastre sportive polivalenti, il riscaldamento con le biomasse, gli impianti di risalita ampliati. Visitate i luoghi della Grande Guerra, le trincee e i forti restaurati, i cimiteri, beh no, forse questi ultimi è meglio lasciarli stare, ora che qualcuno parla di ritorno alle origini, di ripristino delle identità territoriali violate. Come se 60.000 morti per un ideale di libertà, da qualunque parte si guardi la storia, fossero solo meri trattati filosofici su cui elucubrare comodamente seduti sotto a un “pesso”. Strana guerra quella del 15-18, l’unica celebrata come vittoria dall’Italia, figlia di un tradimento politico, un conflitto che dopo tanti anni continua a far vittime. In Vezzena c’è un monumento, sopra a nomi di eroi e luoghi degli scontri sta scritto Guerra 1914- 1918, dove per 14 si intende l’inizio delle ostilità per l’Impero austro-ungarico, i combattimenti sono ancora in corso un po’ più giù, oltre il Ghertele. Il fronte è in movimento.

Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Occhi privi di lacrime

Crocetta del Montello, piccolo Comune in Provincia di Treviso

La notte del 15 giugno 1918, inizia l’ultima offensiva austriaca, (La Battaglia del Solstizio).

Gli scontri si concentrano, sia sull’Altopiano del Montello, che sul comune di Nervesa della Battaglia, (completamente distrutto).

Ma il 23 dello stesso mese, le truppe italiane costringono al ripiego i fanti austriaci, forzati ad abbandonare Paese ed Altopiano, dove ancora oggi è possibile vedere trincee, bunker e camminamenti severi testimoni del tragico periodo.

Nel 1930 a Nervesa della Battaglia, erigono un piccolo Sacrario che ancora oggi conserva le spoglie dei soldati italiani e austro-ungarici, caduti nel conflitto.

Nel periodo della Seconda Guerra Mondiale il Comune di “Crocetta del Montello”, diviene sede per la Corte dei Conti della Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.).

Naturalmente, per presidiare l’importante palazzo, è chiamata la X MAS.

…Oggi la notizia…

…Un agricoltore del paese nota, la presenza di uno strano pezzo di ferro, ricoperto di terra, incastrato tra gli ingranaggi della fresa del suo mezzo agricolo.

Ciò impedisce di continuare il lavoro.

Solerte l’agricoltore, conduce il trattore dal suo meccanico di fiducia.

In officina il meccanico, figlio del titolare, non si perde d’animo e attraverso l’aiuto di una bombola d’Acetilene decide d’eliminare l’inconveniente.

Ma la fiamma a contatto del residuato bellico non perdona.

È un istante.

L’incolpevole, ragazzino, dilaniato, raggiunge i fanti della “…Grande Guerra…”.

Come può essere possibile una tragedia di tali dimensioni.

Operatori agricoli a Crocetta del Montello, che non immaginano la presenza di residuati bellici. Sembra impossibile, ma è amaramente vero.

Molti studiosi, Associazioni si battono per non assopire, memorie quasi spente.

Tanti connazionali credono, che le guerre siano argomenti scolastici e nulla più.

Ma al contrario, di guerra in Italia e nel mondo, si muore ancora.

Le guerre non hanno mai una vera fine.

Io non ho più parole. Non ho più lacrime. La disgrazia di Crocetta; sarà un’invisibile cicatrice per tutti noi.

Ma quest’anno nessuno mi chieda d’onorare il quattro novembre.

“…Per me sarà un giorno di colmo di tristezza…”

Giovanni Lafirenze



Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Una storia da riscrivere

Italia-(Storia a cura di Giovanni Lafirenze)
Caro amico, sono le cinque del mattino, il cielo è carico di stelle e alla guida della tua auto impieghi il solito percorso, che tra qualche ora ticondurrà alla meta. All’improvviso odi un segnale acustico. Lo specchietto retrovisore riflette la classica luce azzurra, rallenti e accosti l’auto, permettendo al mezzo di superarti agevolmente, li riconosci, sono i Vigili del Fuoco della tua città. Un pensiero penetra la mente e ti devasta la coscienza. Riapri le drammatiche immagini dell’undici settembre 2001. “Persone che preferiscono volare verso una morte tragicamente più serena”. Rigeneri le figure, i volti dei Vigili entrare in quella torre, avvolta dal baratro di “Persefone”. Leggi nei loro sguardi, la convinzione, di “salvare l’impossibile”. La torre collassa e Nostro Signore, raccoglie i suoi …fiori. E’ quasi l’alba, le stelle scomparse, sono sostituite da timidi raggi solari, ma sei sgomento. Ti torna in mente: “Quel compagno di scuola, Vigile del Fuoco in un’altra città”. Non solo, la memoria partorisce reminescenze dal passato: “Eri un bimbo”, la sorella di tuo nonno ti raccontava del marito pompiere e delle missioni nel 1944, quando la sua squadra si confrontava con le atroci fiamme della guerra, mentre dal cielo continuavano a piovere ordigni”. Molti di loro, restavano immolati tra le esplosioni delle bombe d’aereo. I ricordi lasciano scivolare i propri pensieri: “La sera del nove ottobre 1963, in provincia di Belluno, alle ore 22:40, la diga costruita sul torrente Vaiont a causa di una frana dal Monte Toc, produce una terribile ondata alta quasi 200 metri. Questa travolge e distrugge i paesi della valle”. È vero, volontari di tutta Italia e non solo, si adoperano a sostegno del dramma: ma a coordinare le operazioni ci sono sempre loro i Vigili del Fuoco, che lavorano senza sosta per 72 giorni. Il sole all’orizzonte indica nuova vita. La tua emozione impone la mente a concentrarsi sulla scena di qualche ora prima: rivedi il mezzo dei Vigili del Fuoco, al tuo fianco e poi scomparire nell’oscurità. Il vortice dei ricordi ti trascina a Firenze, (4 novembre del 1966), il centro storico è semisommerso dalle acque dell’Arno e numerose squadre di volontari, coordinate dai Vigili del Fuoco si adoperano in difesa dei cittadini fiorentini. Ancora: in Friuli, per via del gravissimo sisma del 1976, o la domenica sera del 23 novembre 1980 quando in Irpinia alle ore 19:30 un tragico terremoto colpisce un’area tra Benevento Avellino e Napoli. Amico mio ormai è giorno, sei giunto a destinazione, lentamente accosti l’auto all’interno del cortile aziendale. Ma una traccia della memoria ruota la tua mente. Questa, riflette immagini dei numerosi volontari impegnati nel Comune di Sant’Angelo dei Lombardi. Vedi quel che resta dell’ospedale cittadino, mentre i Vigili del Fuoco predispongono operazioni di recupero riuscendo a donare scampo e vita a numerosi martiri d’ogni età, intrappolati e persi sotto le macerie dell’ex struttura sanitaria. Non è finita: la giostra dei ricordi, tra passato e presente proietta la tua ragione, tra Marche ed Umbria, (26 settembre 1997) al fianco del Corpo Antincendio, mentre aiuta ed assiste le popolazioni vittime del sisma. Hai già parcheggiato l’automobile, intanto ti avvii verso l’ufficio, ma sei investito da uno strano senso di colpa, la coscienza rimorde l’animo, presentandoti un tremendo bilancio morale da riequilibrare: “L’insensibilità del tuo ieri”. In pochi attimi una metamorfosi ti completa e all’improvviso ritieni giunto il momento di rivalutare in giusta misura quest’eroica figura professionale. Riconosci il valore umano di quelle “divise”. Un imprevedibile eco del passato, si presenta attraverso una flebile vocina, è quella d’Alfredino, il bimbo precipitato in un pozzo nei pressi di Frascati. Rinnovi l’immagine del Vigile “Marco Mulinelli“, intenzionato a dialogare col piccolo. E’ un attimo. Sei confuso. Hai “risorto” il nobile e il grandioso valore di queste anime giallo/verdi. Il cuore ribolle, gli occhi s’arrossano e intanto inumidiscono le tue guance. “Tranquillo amico mio, questa è una storia che in futuro qualcuno sarà capace di…riscrivere”.

Pubblicato su Alto Casertano, Portale di libera informazione



Lascia un commento   -  Leggi i commenti

“…Dalla Parte Giusta…”

…Gentilissimo Dott. Gianfranco Fini, in guerra nessuno può pretendere d’essere dalla parte giusta. Ancora peggio discutere la “buona fede”, di chi tra i repubblichini è morto per inseguire ideali, che Lei oggi, spietatamente sbugiarda.
Ovvio: questi ragazzi di ieri, scelgono la RSI, per diverse problematiche e motivazioni, e tra queste, anche l’idea di difendere la propria Italia. Certo leggere l’evento con gli occhi del presente colloca i militari RSI in una posizione sfavorevole, ma purtroppo quei giovani non hanno avuto il tempo di realizzare le Sue approfondite, analisi storiche.

Ma è mio umile pensiero, che la guerra pone tutti, all’interno della parte sbagliata.
Questa convinzione è motivata dall’evidente fondatezza, che “tutte le guerre”, sono ingiustizie senza limiti. A Sua memoria Le ricordo l’inutile e feroce fucilazione di Nicola Bombacci.
Ancora: Achille Starace, tra il 40/45, non persegue alcun ruolo, sia nel partito fascista, quanto nella RSI di Mussolini. Ma il 29 aprile del 1945, Starace è fucilato senza subire alcun processo.
Egregio Onorevole, Gianfranco Fini, il commando che il 15 aprile del 1944 assassina il filosofo, Giovanni Gentile, lo reputa dalla parte giusta? Si può uccidere convinti d’essere spinti da divine, ragionevoli ed imparziali forme di legittima costituzionalità? Lei si appella ad onestà storiche mai esistite.
A sostegno di questi personali pensieri, Le rammendo il venti novembre del 1945, quando nel Palazzo di Giustizia della città di Norimberga, (ancora segnato dai bombardamenti) si presentano gli imputati Hermann Goering, Hjalmar Schacht, Albert Speer, ecc…
Ovviamente molti tra loro sono condannati a morte. Ora Le chiedo Dott. Gianfranco Fini, se vuole inseguire una sana memoria storica, perché non si domanda quale ragione ha spinto la “parte giusta” a non permettere un giudizioso processo politico, a carico di chi ha militato, all’interno della parte sbagliata? Sicuramente possiamo rivisitare il passato, ricostruire o modificare i percorsi storici anche da diverse prospettive.

Ma non servirà a nulla. La guerra non concederà mai a nessuno, la privilegiata sensazione di riconoscersi “…dalla parte giusta…”

Giovanni Lafirenze

“Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo”
Primo Levi


Pubblicato su Alto Casertano, Portale di libera informazione



Lascia un commento   -  Leggi i commenti

Bocca di Rosa

AFRODITE/VENERE/BOCCA DI ROSA

 Omero (IX a.C. ) la vuole figlia di Zeus e Dione. Il poeta Greco Esiodo (VII secolo a.C.) la pretende generata da Urano e tramanda la sua origine per mezzo del mare. E’ simbolo d’arte, amore, bellezza, sessualità e lussuria.

ARTE

Questa deve includere più forme creative come espressioni estetiche, pensieri e dottrine.

Oggi l’arte è intesa come teatrale, musicale, fotografica, scultoria, pittorica, cinematografica, letteraria ecc…  

L’AMORE

E’ un sentimento idoneo a provocare, intense, uniche e profonde sensazioni rivolte nei confronti di chi, l’ ha creato o d’esseri umani: moglie/marito, figli, amanti, amici. Animali. Idee, concetti o ideali. 

BELLEZZA

E’ un’emozione positiva. L’individuo riesce a coglierla da un suo simile, da un oggetto. Fascino, incanto, eleganza, armonia, grazia ecc…

Si percepisce attraverso l’universo, stelle e sole. Luce e colori. Montagne, acque, fiori e piante. Forma, equilibrio ed ordine. Natività e vita.

SESSUALITA’

La sessualità è una fondamentale e straordinaria, proprietà dell’essere umano. Molte volte l’espressione può assumere dimensioni “intellettuali, psicologiche o di costume.

LUSSURIA

 I linguisti, risolvono il significato del termine scrutando la semantica delle voci:

“ Lusso (esagerazioni ) e lussazioni, (deformazione o divisione). 

Questo spiega perchè il lussurioso, è portato a concentrarsi morbosamente solo su alcune forme del partner, che, diventano, riferimento dalla propria attenzione erotica.

Queste sono doti, virtù e peccati della dea Greca. Ma al contrario dei Grandi Omero ed Esiodo c’è stato qualcuno in Italia, come il professore italiano Roberto Vecchioni che indica la nascita della divinità a Milano e più precisamente nei pressi dello stadio San Siro. Città dove l’italica Venere, nel tempo, ha saputo distribuire ai cittadini meneghini e dintorni, un po’ delle proprie differenti grazie.

Questo che segue è un breve passo, dell’autorevole analisi:

“…Guardi non posso, io quando ho amato ho amato dentro gli occhi suoi, magari anche fra le sue braccia ma ho sempre pianto per la sua felicità" Luci a San Siro di quella sera
che c'è di strano siamo stati tutti là, ricordi il gioco dentro la nebbia? Tu ti nascondi e se ti trovo ti amo là… “

Ma approfondite ricerche culturali smentiscono, sia il luogo scelto, per esercitare la professione, sia la località da assegnare alla nascita della dea. E non solo. La decisiva svolta è data dal poeta Fabrizio De Andrè che dopo anni d’aspre ricerche, scopre il vero nome della divinità:

Bocca di Rosa

“…La chiamavano bocca di rosa metteva l'amore, metteva l'amore, la chiamavano bocca di rosa metteva l'amore sopra ogni cosa. Appena scese alla stazione nel paesino di San Vicario tutti si accorsero con uno sguardo che non si trattava di un missionario. C'è chi l'amore lo fa per noia chi se lo sceglie per professione bocca di rosa né l'uno né l'altro
lei lo faceva per passione…”

 …chiarisce secondo il mito genovese, i natali di Bocca di Rosa:

VIA del Campo


”Via del Campo c'è una graziosa gli occhi grandi color di foglia tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa. Via del Campo c'è una bambina con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada nascono fiori dove cammina… “

“…Ama e ridi se amor risponde piangi forte se non ti sente dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior…”

 

CONCLUSIONE

Oggi entrambi gli studiosi sono ferocemente smentiti. A Genova, in Via del Campo, elimineranno anche la targa dedicata alla memoria, dell’illuminato concittadino. Ora non serve più. Bocca di Rosa da far suo ha tramandato il proprio pensiero:

 

“Prigioniera tra le mura, misuro quello che resta.

La mente pilota i pensieri, tutti in balia della propria onda.

 

Un ricordo restituisce l’anima.

Lasciandomi in cambio quella strana sensazione, chiamata emozione.

 

Mi nutro del silenzio, mentre questo mi distrugge.

Ormai, non rimane più nulla, tutto è perso, distrutto e schiacciato.

La mente partorisce solo ricordi accompagnati da alcune voci che riconosco.

Ho perso, il gioco è finito, ha vinto la solitudine e non resta che pagarne il prezzo”.

 

Bocca di Rosa


Pubblicato su Alto Casertano, Portale di libera informazione



Lascia un commento   -  Leggi i commenti